famiglia (in crisi)

 

Matteo 19:

6«Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi».

7 Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e mandarla via?».

8 Rispose loro Gesù:

«Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così.

9 Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne

Sposa un’altra commette adulterio».

 

PREMESSA (Esegesi) - sintesi

La legge mosaica (Dt 24,1) permetteva all’uomo di ripudiare la propria moglie se questi scopriva in lei "qualcosa di indecoroso". Gesù in Mt 5,31-32, discorso della Montagna, già aveva sancito "inequivocabilmente l’indissolubilità del vincolo matrimoniale".

Nella sua opera di "perfezionamento della Legge (Cfr. Mt 5,17), Gesù sancisce l’abrogazione della disposizione mosaica.

Quello della "durezza del cuore" è il rimprovero spesso riportato nell’A.T. Tuttavia, l’incapacità di comprendere, e tanto più quella di mettere in pratica, le alte esigenze della volontà divina espressa nel piano primitivo, è da ascrivere a immaturità morale, che solo la rivelazione nuova doveva portare a perfezionamento.

La frase "se non per impudicizia" (μὴ ἑπί πορνεία), l’esegesi della Chiesa occidentale ravvisa in Gesù l’esclusione dalla legge della indissolubilità quelle unioni illegali non "legate a Dio", ovvero matrimonio contratto tra parenti, proibito dalla Legge (Cfr. Lv 18). Il Magistero di sempre della Chiesa, contrariamente all’esegesi protestante e anche orientale, esclude il riferimento alla possibile eccezione alla regola dell’indissolubilità, traducendo il termine πορνεία con "impudicizia" e non con "adulterio".

Precisazione ermeneutica: a) In 1Cor 5,1, porneia indica la convivenza tra un uomo e la seconda moglie di suo padre (Cfr. Bibbia Piemme, commento a cura di Massimo Grilli); b) La chiarezza del detto in Mc e Lc è indiscussa; in esso Gesù proibisce il divorzio semplicemente e assolutamente (Cfr. Grande Commentario Biblico Queriniana; commento del Vangelo secondo Matteo a cura J. L. MacKenzie, S.J.); c) altra traduzione: "Chi manda via la sua donna – eccetto in caso di concubinaggio – la espone all’adulterio". [concubinaggio: relazione stabile tra un uomo con una donna non uniti in matrimonio tra loro]. Leggiamo dal Diritto Canonico del 1983, art. n. 1093: L’impedimento di pubblica onestà sorge dal matrimonio invalido in cui vi sia stata vita comune o di concubinato pubblico e notorio; e rende nulle le nozze nel primo grado della linea retta tra l’uomo e le consanguinee della donna, e viceversa".

Quale sarebbe, l’eccezione riconosciuta dalla Chiesa giudeo-cristiana ed espressa con il vocabolo greco pornéia? Non può essere, come si traduceva in passato, il "concubinato" non essendo esso un matrimonio in senso autentico, né una generica "fornicazione", cioè l’adulterio, perché in questo caso si sarebbe usato il termine proprio moichéia. Tra l’altro, è interessante notare che alcune opere dei primi tempi cristiani – come Il pastore di Erma (IV,1,4-8) – e autori come Clemente di Alessandria (Stromata 2,23) dichiarano che il marito che lascia la sposa adultera non può risposarsi perché permane il precedente legame matrimoniale [Cardinale G. Ravasi, Il caso di porneìa, in Famiglia cristiana del 21 giugno 2012].

QUESITI E RISPOSTE:

Q."Questi brani da te riportati, a mio parere, modestissimo, possono essere letti in tanti modi e la Chiesa li ha letti sempre storicamente cercando di rispondere alle attese, agli orientamenti , alle speranze di un'epoca.

R. Leggiamo in 2Pt 1,20-21: "20Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, 21poiché non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio". Dunque, l’interpretazione autentica della Parola di Dio è affidata al solo Magistero – di sempre! - della Chiesa (DV 10, 12, 23).

Al n. 12 (Cfr. CEI, La Pastorale delle situazioni matrimoniali non regolari, 1979, dice: "La Chiesa non può discostarsi dall’atteggiamento di Cristo: per questo la chiarezza e l’intransigenza nei principi e insieme la comprensione e la misericordia verso la debolezza umana in vista del pentimento, sono le due note inscindibili che contraddistinguono l’opera pastorale della Chiesa". E al n. 21: "I divorziati devono essere aiutati a partecipare, nella loro situazione, alla vita di fede e di carità della comunità cristiana […] – devono – porsi in ascolto della Parola di Dio proclamata nella Chiesa, non solo perché conservino la fede ricevuta col Battesimo, ma anche perché ne seguano la dinamica di conversione e ritornino a vivere il matrimonio cristiano indissolubile".

Al n. 26 leggiamo: "la Chiesa con il sacramento della Riconciliazione proclama la conversione e la penitenza come imprescindibile condizione per rinnovare la piena comunione con Dio e con i fratelli. Ma come può essere celebrato il sacramento della Riconciliazione se nei divorziati risposati manca, per il perdurare di un’unione che non è nel Signore, la volontà di conversione e di penitenza? […] la conversione necessaria per la Riconciliazione esige che il peccatore penitente dica, non solo "mi pento del mio peccato", ma anche "propongo di non commetterlo più", secondo l’esplicito appello di Cristo: "Và e non peccare più" (Gv 8,11). Ma un simile proposito è di fatto assente quando i divorziati risposati continuano a rimanere in una condizione di vita che è contraria alla volontà del Signore […]". E al n. 27: "Per la Comunione eucaristica rileviamo, anzitutto, che senza la Riconciliazione sacramentale non è possibile mangiare il corpo e bere il sangue del Signore […]". E, ancora al n. 31: L’esclusione dalla recezione dei sacramenti, "non significa affatto una punizione, ma solo un amore che vuole restare autentico perché inscindibilmente legato con la verità". La Chiesa non può ingannare i divorziati risposati, trattandoli come se non si trovassero in una reale situazione di disordine morale. Inoltre l’atteggiamento misericordioso della Chiesa, proprio in forza della sua fedeltà a Cristo, deve rimanere entro i limiti dei poteri da Lui conferiti. Papa Benedetto XVI in altro contesto, nella presentazione del terzo segreto di Fatima nel 2000, aveva detto che "Il perdono non sostituisce la giustizia".

Il contenuto essenziale del Magistero ecclesiale in proposito deve però essere mantenuto. Non può essere annacquato per supposti motivi pastorali, perché esso trasmette la verità rivelata. Certamente è difficile rendere comprensibili all'uomo secolarizzato le esigenze del Vangelo. Ma questa difficoltà pastorale non può condurre a compromessi con la verità. Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica "Veritatis splendor" ha chiaramente respinto le soluzioni cosiddette "pastorali", che si pongono in contrasto con le dichiarazioni del Magistero (cfr ibid. 56).

D. Anche Gesù, in fondo ha apportato modifiche alla tradizione mosaica con le dovute giustificazioni, "per la durezza dei vostri cuori", mi chiedo: di fronte al cospetto eterno di Dio e di Gesù quegli uomini che con il permesso di Mosè ripudiarono le mogli, certamente, se morti in grazia di Dio, avranno avuto la Sua immensa misericordia e sono salvi, ma la Chiesa oggi come si pronuncerebbe verso di loro? Certamente mi risponderai con dovizia di richiami e di riferimenti testuali, ma ti dico: il divorzio è impossibile eseguirlo da parte dell'uomo, l'uomo non può modificare la volontà di Dio che è al di sopra della storia e del tempo. Il divorzio riguarda solo ed esclusivamente l'unione civile, ma il coniugio fatto in chiesa per dogma è indissolubile, anche se l'uomo lo volesse. Se il divorziato si risposa, non può farlo in chiesa, ma al Comune e il matrimonio fatto in chiesa resta eterno. Se poi interpretiamo alla lettera le parole di Gesù, potrebbe nascere qualche perplessità e cioè, alla frase "l'uomo non separa ciò che Dio ha unito", replico: ma veramente l'uomo può cambiare un atto eseguito da Dio? Forse l'uso del congiuntivo, saggiamente usato dall'evangelista, sollecita a ipotizzare che Gesù lo abbia detto come invito, esortazione agli uomini ad evitare comportamenti che poi di fatto lo spingerebbero a separarsi dalla moglie. Ma poi, mi chiedo ancora, chi ha detto che un matrimonio si rompe solo per atti di adulterio? Non dimentichiamoci cosa è ed è sempre stata la vicenda umana di tutti i giorni: la violenza psichica e fisica tra uomo e donna, l'emergere di aspetti del carattere di uno dei coniugi da rendere la vita domestica un inferno per tutti (figli compresi) con l'incapacità da parte dei due di  cambiare atteggiamenti e comportamenti […].

R. Cfr. Premessa – Corretta esegesi dei riferimenti biblici riportati.

Ma tu giustamente mi dici: perché vogliono accostarsi ai sacramenti senza previo gesto pubblico di pentimento e senza previo ritorno alla vita coniugale? La chiesa è libera di negarli a loro e queste persone non vanno in chiesa, vivono lontano da essa. Ma veramente credi che la chiesa possa affermare in modo assoluto che Dio, Gesù , se queste persone sono pentite profondamente degli errori commessi, non le perdonerebbero? 

Non può essere così e la Chiesa non può essere cosi fiscale con gli altri e con le anime degli uomini, non può vedere le pagliuzze negli occhi degli altri e non vedere le proprie travi. Se tornasse Gesù, forse, dico forse, condannerebbe tanta parte dell'umanità che è certamente alla deriva e per proprie responsabilità, ma rovescerebbe anche i banchi del tempio e caccerebbe molti sacerdoti come fece allora.

D. Mi chiedo se tutta l'umanità si perde, chi si salverebbe? Solo la Chiesa e con chi, con i suoi sacerdoti e i suoi papi? Tu credi che Gesù a costoro non avrebbe da rimproverare niente? Ma chi sono io per ergermi a giudice e ad ipotizzare che Gesù potrebbe fare questo?

R. Si salva solo chi fa la volontà di Dio e questo lo sa solo il Signore. Si salvano anche tutti quelli che rettamente seguono la loro coscienza.

20 maggio1982 (Medjugorje):

 

"Sulla terra voi siete divisi, ma siete tutti figli miei. Musulmani, ortodossi, cattolici, tutti siete uguali davanti a mio figlio e a me. Siete tutti figli miei! Ciò non significa che tutte le religioni sono uguali davanti a Dio, ma gli uomini si. Non basta appartenere alla Chiesa cattolica per essere salvati: occorre rispettare la volontà di Dio. Anche i non cattolici sono creature fatte ad immagine di Dio e destinate a raggiungere un giorno la salvezza se vivono seguendo rettamente la voce della propria coscienza. La salvezza è offerta a tutti, senza eccezioni. Si dannano solo coloro che rifiutano deliberatamente Dio. A chi poco è stato dato, poco sarà chiesto. A chi è stato dato molto, sarà chiesto molto. Solo Dio, nella sua infinita giustizia, stabilisce il grado di responsabilità di ogni uomo e pronuncia il giudizio finale".

1. Attenzione: il testo è teologicamente ineccepibile. Infatti la coscienza può essere erronea per ignoranza invincibile, perplessa e scrupolosa, senza che per questo essa perda la sua dignità. Recita la Costituzione Gaudium et Spes al n. 16: "Quanto più, dunque, prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità". (Cfr. anche il Decreto Ad gentes n. 7 in cui è detto che "non possono salvarsi quegli uomini i quali, pur sapendo che la Chiesa cattolica è stata stabilita da Dio per mezzo di Gesù Cristo come istituzione necessaria, tuttavia rifiutano o di entrare o di rimanere in essa"). In definitiva la Madonna premettendo l’avverbio rettamente al sostantivo femminile coscienza, e non coscienza retta, perché conoscendone bene la patologia, rimanda il tutto al discernimento critico, alla luce della Sapienza del Vangelo, del Magistero, per valutare se la decisione presa è conforme al sistema dottrinale cattolico in materia di morale, o, comunque, conforme a valori umanamente condivisi. In definitiva e contestualmente, nella opzione conclusiva da prendere, è necessario fare ricorso all’utilizzo delle altre potenze dell’anima: volontà, intelletto e memoria orientati tutti alla ricerca della verità oggettiva. Ricordiamo, ancora, che la Madonna è impregnata di Spirito Santo e, pertanto, anche della Parola di Dio. Il suo linguaggio ha fondamento biblico-teologico. Dai seguenti testi dell’A.T. e N.T. abbiamo conferma di quanto asserito: "con retta coscienza" (Gn 20,5); "in perfetta rettitudine di coscienza" (At 23,1); "una retta coscienza" (Rm 10,2); "con fede e buona coscienza" (1Tm 1,19); "una retta coscienza", "una buona coscienza" (1Pt 3,16; 3,21), ecc.

Comunque, nella Chiesa nessuno ha la certezza del possesso della salvezza: così, infatti, ammonisce la Costituzione Dogmatica Lumen Gentium (LG) contro coloro che si ritengono già salvati o in stato permanente di grazia: "Non si salva […], anche se incorporato alla Chiesa – mediante il battesimo – colui che non perseverando nella carità, rimane in seno alla Chiesa col ‘corpo’, ma non col ‘cuore’. Si ricordino bene tutti i figli della Chiesa che la loro privilegiata condizione non va ascritta al loro merito, ma ad una speciale grazia di Cristo; per cui se non vi corrispondono col pensiero, con le parole e con le opere, non solo non si salveranno, ma anzi saranno più severamente giudicati" (LG Cap II,14).

E la teologia del "resto" ci insegna appunto la condizione minimale dei salvati.

E ancora: "[…] quanto a quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch’essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio […] la divina provvidenza – non – nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo" (Lumen Gentium n. 16).

Nella GS al n. 43, è chiaramente detto che sono impegnati nelle attività temporali "Spetta alla loro coscienza, già convenientemente formata, di inscrivere la legge divina nella vita della città terrena". Così anche al n. 26: in condizioni favorevoli "occorre … che sia reso possibile all’uomo tutto ciò di cui ha bisogno per condurre una vita veramente umana … - affinché – con la necessaria informazione – possa avere la possibilità – di agire secondo il retto dettato della sua coscienza …".