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METODOLOGIA BIBLICA

Per un corretto modo di approccio al discernimento critico, qui di seguito, riportiamo una sintesi dei criteri metodologici seguiti nei lavori del Diacono Lorenzo Ventrudo
 

 

 

 

PROGRAMMA MENSILE A.M.E

 

 

CONTATTI:

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 renzo.ventrudo@libero.it
 
 Cell. 347 9136018
 

L’ADULTERA (GV 8,1-11)
Luogo di giudizio e di perdono
(Esegesi del Diacono Lorenzo Ventrudo – Diocesi Lucera-Troia)



Gli studiosi concordano nel ritenere l’episodio dell’adultera come fatto realmente accaduto.
La pericope si compone di:

a) Introduzione.
b) Accusa contro l’adultera.
c) Giudizio di Gesù di: 1) Perdono;2) di Giustizia.

Il fatto: Gli scribi e i farisei conducono (a Gesù) una donna sorpresa in flagrante adulterio (Gv 8,3-4). Pretendono da lui di emettere una sentenza “per metterlo alla prova”.

Il tranello teso a Gesù consisteva:

a) Se assolveva l’adultera si poneva contro la Legge che prescriveva la messa a morte.
b) Se la condannava, non sarebbe stata credibile la sua predicazione di bontà e di tolleranza, tanto ammirata dal popolo.
c) Inoltre, condannando l’adultera, Gesù si comprometteva con l’autorità romana cui competeva il diritto di pena di morte.

Gesù temporeggia nel dare la risposta scrivendo per terra.Perché?

• Gli studiosi ritengono che Gesù l’abbia fatto per far riflettere gli accusatori. Infatti, essi che pretendevano di fare giustizia dell’adultera secondo la Legge, erano loro stessi ingiusti, commettendo peccato di omissione, di omessa denuncia, e di complicità di peccato col maschio. Essi avrebbero trasgredito le disposizioni di Dt 22,22 ss e Lv 20,10 che sancivano la messa a morte di entrambi gli adulteri, sorpresi, come loro stessi avevano testimoniato, in flagrande adulterio (Gv 8,3-4). Dunque: il maschio dov’era? Perché non compariva insieme all’adultera?
• Gesù temporeggiando ancora, attendeva una presa di coscienza della loro ingiustizia e falsità manipolando la Legge.
• Gesù, al loro assordante silenzio di mancata autocritica, ribalta la situazione: gli accusatori diventano auto accusati: Chi di voi è senza peccato getti per primo la prima pietra (Dt 17,7).

Sintetizzando
• Gesù giudicando con giustizia (Gv 5,30; Mt 7,2) e in assenza del giudizio di condanna degli accusatori, decide:

a) Di perdonare l’adultera comandandole: Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più. A questo proposito rileviamo il commento formulato nell’esortazione postsinodale, Amoris Laetitia n. 27: … Gesù non la condanna – l’adultera - la invita ad una vita più dignitosa (Gv 8,1-11). Ci saremmo aspettato più correttamente che fosse stato scritto “la impone”… e non “la “invita”. Infatti, leggiamo nel Sir 15,20: Egli – il Signore – nonha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare. Notiamo nel commento citato un’alterazione della verità biblica: non è vero che Gesù la invita … Gesù le ordina esplicitamente di non peccare più! Insomma l’imperativo è declassato all’indicativo,al solo invito … quasi una raccomandazione/esortazione amichevole finalizzata a evitare il peggio!Questo è falso! Questa è violenza ermeneutica!Il contesto dell’episodio è religioso non moralistico. Al tradimento dell’Alleanza deve far seguito il proposito di non peccare più per ristabilire il rapporto di amicizia con Dio e con il prossimo. Rileviamo, inoltre, che ammonire i peccatori, come ci insegna il Signore inequivocabilmente, è il doveroso compimento della terza opera di misericordiaspirituale!Rileviamo,inoltre, che lamenomazione, alterazione, manipolazione, mutilazione…della Parola di Dio contraddiceLc 5,31-32: io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi, e l’affermazione positiva di Evangelii Gaudiumn. 39: Non bisogna mutilare l’integralità del messaggio del Vangelo.Dunque una Chiesa infedele al mandato missionario di Gesù è una Falsa Chiesa!

b) L’ingiunzione all’adultera di non peccarepiù è precisiva, un utilepreavvertimento perché non le accada di peggio.
Va ricordato che Gesùnon si accontenta di dire all’adultera: “Neanch’io ti condanno”. Le dice anche: “Va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv. 8,10). San Tommaso, ispirandosi a sant’Agostino, fa un commento bellissimo, quando scrive che “Avrebbe potuto dire: va’ e vivi come vuoi e sii certa del mio perdono. Nonostante tutti i tuoi peccati, io ti libererò dai tormenti dell’inferno. Ma il Signore che non ama la colpa e non favorisce il peccato, condanna la colpa… dicendo: e d’ora in poi non peccare più. Appare così quanto sia tenero il Signore nella sua misericordia e giusto nella sua Verità” (cfr. Comm. a Gv. 11,39). Noi siamo veramente, non per modo di dire, liberi davanti al Signore. E quindi il Signore non ci butta dietro il suo perdono. Ci deve essere un mirabile e misterioso matrimonio tra l’infinita misericordia di Dio e la libertà dell’uomo, il quale deve convertirsi se vuole essere perdonato».

c) A proposito del peggio, le seguenti citazioni ne sottolineano le conseguenze:

• Gv 5,14:

1Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
2A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, 3sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. [4] 5Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato.
6Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». 7Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». 8Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». 9E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. 10Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». 11Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». 12Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?».
13Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. 14Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse:
«Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».

Nota esplicativa. Alcuni commentatori, escludono che Gesù intendesse convalidare la tradizione biblica della connessione casuale tra il peccato e la malattia come certamente lo fa nel caso del cieco nato (Gv 9,2-3). Nel presente contesto, invece, sembra del tutto inequivocabile la interconnessione tra il peccato e l’infermità fisica. La problematica è risolvibile solo con la nostra Teologia in ricerca intesa, nello specifico, come Teologia del ritorno, elaborata nei miei lavori già pubblicati.

• Mt 12,45;

43Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserticercando sollievo, ma non ne trova. 44Allora dice: “Ritornerò nella mia casa, dacuisono uscito”. E, venuto, la trova vuota, spazzata e adorna. 45Allora va, prendeconsé altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora; e l’ultimacondizione di quell’uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche aquesta generazione malvagia».

• 2Pt 2,20-22:

1Ci sono stati anche falsi profeti tra il popolo, come pure ci saranno in mezzoa voi falsi maestri, i quali introdurranno fazioni che portano alla rovina,rinnegando il Signore che li ha riscattati. Attirando su se stessi una rapida rovina,2molti seguiranno la loro condotta immorale e per colpa loro la via della verità saràcoperta di disprezzo. 3Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false; ma perloro la condanna è in atto ormai da tempo e la loro rovina non si fa attendere.
4Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò inabissi tenebrosi, tenendoli prigionieri per il giudizio. 5Ugualmente non risparmiò ilmondo antico, ma con altre sette persone salvò Noè, messaggero di giustizia,inondando con il diluvio un mondo di malvagi. 6Così pure condannò alladistruzione le città di Sòdoma e Gomorra, riducendole in cenere, lasciando unsegno ammonitore a quelli che sarebbero vissuti senza Dio. 7Liberò invece Lot,uomo giusto, che era angustiato per la condotta immorale di uomini senza legge.
8Quel giusto infatti, per quello che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro,giorno dopo giorno si tormentava a motivo delle opere malvagie. 9Il Signoredunque sa liberare dalla prova chi gli è devoto, mentre riserva, per il castigo nelgiorno del giudizio, gli iniqui, 10soprattutto coloro che vanno dietro alla carne conempie passioni e disprezzano il Signore.Temerari, arroganti, non temono d’insultare gli esseri gloriosi decaduti,11mentre gli angeli, a loro superiori per forza e potenza, non portano davanti alSignore alcun giudizio offensivo contro di loro. 12Ma costoro, irragionevoli eistintivi, nati per essere presi e uccisi, bestemmiando quello che ignorano,andranno in perdizione per la loro condotta immorale, 13subendo il castigo dellaloro iniquità. Essi stimano felicità darsi ai bagordi in pieno giorno; scandalosi evergognosi, godono dei loro inganni mentre fanno festa con voi, 14hanno gli occhipieni di desideri disonesti e, insaziabili nel peccato, adescano le persone instabili,hanno il cuore assuefatto alla cupidigia, figli di maledizione! 15Abbandonata la rettavia, si sono smarriti seguendo la via di Balaam figlio di Bosor, al quale piacevanoingiusti guadagni, 16ma per la sua malvagità fu punito: un’asina, sebbene muta,parlando con voce umana si oppose alla follia del profeta. 17Costoro sono comesorgenti senz’acqua e come nuvole agitate dalla tempesta, e a loro è riservatal’oscurità delle tenebre. 18Con discorsi arroganti e vuoti e mediante sfrenatepassioni carnali adescano quelli che da poco si sono allontanati da chi vivenell’errore. 19Promettono loro libertà, mentre sono essi stessi schiavi dellacorruzione. L’uomo infatti è schiavo di ciò che lo domina.
20Se infatti, dopo essere sfuggiti alle corruzioni del mondo per mezzo dellaconoscenza del nostro Signore e salvatore Gesù Cristo, rimangono di nuovo in esseinvischiati e vinti, la loro ultima condizione è divenuta peggiore della prima.
21Meglio sarebbe stato per loro non aver mai conosciuto la via della giustizia,piuttosto che, dopo averla conosciuta, voltare le spalle al santo comandamento cheera stato loro trasmesso. 22Si è verificato per loro il proverbio:«Il cane è tornato al suo vomitoe la scrofa lavata è tornata a rotolarsi nel fango».

• Sant’Agostino nell’omelia 33 su questo passo è esaustivo, sia nell’evidenziare la misericordia di Gesù, sia nell’anticipare chi vorrebbe trarre da quel “neppur io ti condanno” una interpretazione di apertura all’adulterio, e di conseguenza alla fornicazione e agli atti impuri, dimenticando il “Va' e d'ora innanzi non peccare più”.
• Il santo di Ippona, infatti, così commenta: «Neppure io ti condanno. Come, Signore? Tu favorisci dunque il peccato? Assolutamente no. Ascoltate ciò che segue: Va' e d'ora innanzi non peccare più (Gv 8, 10-11). Il Signore, quindi, condanna il peccato, ma non l'uomo. Poiché se egli fosse fautore del peccato, direbbe: neppure io ti condanno; va', vivi come ti pare, sulla mia assoluzione potrai sempre contare; qualunque sia il tuo peccato, io ti libererò da ogni pena della geenna e dalle torture dell'inferno. Ma non disse così.». Specificando poi, a disdire coloro che ricordano solo la misericordia di Dio, ma dimenticano la sua giustizia: «A coloro dunque che sono in pericolo per disperazione, egli offre il porto del perdono; per coloro che sono insidiati dalla falsa speranza e si illudono con i rinvii, rende incerto il giorno della morte. Tu non sai quale sarà l'ultimo giorno; sei un ingrato; perché non utilizzi il giorno che oggi Dio ti dà per convertirti? E' in questo senso che il Signore dice alla donna: Neppure io ti condanno: non preoccuparti del passato, pensa al futuro. Neppure io ti condanno: ho distrutto ciò che hai fatto, osserva quanto ti ho comandato, così da ottenere quanto ti ho promesso».

In definitiva,

1. L’adultera è perdonata per il principio di giustizia (Mt 7,2) e della par condicio. Del resto, lei non aveva osato fiatare, tacendo consapevolmente per il peccato commesso e sottostando all’esecuzione di una sentenza legalmente legittima.
2. Gli accusatori, permanendo nel loro stato d’impenitenza, hanno perso l’occasione di usufruire del perdono offerto loro da Dio stesso. Analogamente, annotiamo il ribaltamento della situazione nell’episodio della guarigione del cieco nato.Dice Gesù ai farisei: Se fosti ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane (Gv 9,41).

Gesù ci ha ammonito: col giudizio con cui giudicate sarete giudicati(Mt 7,2).

Siamo certi di giudicare secondo verità e carità il nostro prossimo, senza premettere la nostra autocritica? Non corriamo anche noi il rischio di passare da accusatori adaccusati?

In tema con quanto fin qui riportato, sull’inefficacia della predicazione evangelica, S. Teresa d’Avila osserva:

Oggi un tal linguaggio non è più di moda – cioè l’impegnarsi nella unità e comunione fraterna per “disingannarci a vicenda, correggersi dei nostri difetti e spingerci a servir meglio il Signore con carità e con desiderio di vicendevole profitto” – i predicatori – nell’evangelizzare ad extra – cercano di comporre i loro discorsi in modo da non dispiacere ad alcuno […] hanno troppo umana prudenza, perché non bruciano di quel gran fuoco di amor di Dio di cui bruciano gli apostoli: per questo la loro fiamma scalda poco. Le conseguenze sono la mancata conversione per cui “pochi si allontanano dai pubblici vizi”.

“La verità, soprattutto quando incombe un pericolo, deve essere predicata pubblicamente, né deve farsi il contrario per il fatto che alcuni se ne scandalizzano”(San Tommaso d’Aquino).

Il Pastore deve cacciare il lupo dall’ovile usando la dovuta energia e fortezza. E lo caccia, come si è espresso di recente Benedetto XVI, “col bastone”!

“Non siamo dei cani muti (Is 56,10) non siamo spettatori silenziosi, non siamo mercenari che fuggono il lupo, ma pastori solleciti e vigilanti sul gregge di Cristo. Predichiamo i disegni di Dio ai grandi e ai piccoli, ai ricchi e ai poveri. Annunziamoli a tutti i ceti e a tutte le età finché il Signore ci darà la forza, a tempo opportuno e importuno” [Dalle lettere di san Bonifacio, vescovo e martire nel 754: Lett. 78; MGH, Epistolae, 3, 352. 354].

Lo studioso cattolico Romano Amerio chiama icasticamente i cani muti (mutismo o tacitismo):
“la desistenza dell’autorità”

Ricordiamo, in tema di errori dottrinali, che il papa
Felice III diceva:

“Non opporsi a un errore equivale ad approvarlo; e non difendere la verità è come occultarla, e, in realtà, evitare di contraddire i malvagi – quando si può fare – non costituisce un peccato minore che incoraggiarli.
Ovvero: non difendere la verità è commettere peccato di omissione, è partecipare all’assordante congiura del silenzio omertoso.

Dalla «Regola pastorale» di san Gregorio Magno, papa
(Lib. 2, 4 PL 77, 30-31)

Il pastore sia accorto nel tacere, tempestivo nel parlare.

Il pastore sia accorto nel tacere e tempestivo nel parlare, per non dire ciò ch'è doveroso tacere e non passare sotto silenzio ciò che deve essere svelato. Un discorso imprudente trascina nell'errore, così un silenzio inopportuno lascia in una condizione falsa coloro che potevano evitarla. Spesso i pastori malaccorti, per paura di perdere il favore degli uomini, non osano dire liberamente ciò ch'è giusto e, al dire di Cristo ch'è la verità, non attendono più alla custodia del gregge con amore di pastori, ma come mercenari. Fuggono all'arrivo del lupo, nascondendosi nel silenzio. Il Signore li rimprovera per mezzo del Profeta, dicendo: «Sono tutti cani muti, incapaci di abbaiare» (Is 56, 10), e fa udire ancora il suo lamento: «Voi non siete saliti sulle brecce e non avete costruito alcun baluardo in difesa degli Israeliti, perché potessero resistere al combattimento nel giorno del Signore» (Ez 13, 5).

• Ricordiamo che alcuni attributi di Dio sono così espressi dal Sl 112,4: Dio è buono, misericordioso e giusto. La più grande rivelazione è quella del Dio-Amore (1Gv 4,8).
• Dal Diario di Santa Faustina Kowalska, Quaderno I, pag.96, Libreria Editrice Vaticana.
• "Durante l'Avvento si risvegliò nella mia anima un grande desiderio di Dio. Il mio spirito anelava a Dio con tutta la forza del suo essere. In quel tempo il Signore mi elargì molta luce per farmi conoscere i Suoi attributi.
• Il primo attributo che il Signore mi fece conoscere è la Sua Santità. Tale santità è così grande, che davanti a Lui tremano tutte le Potenze e le Virtù. I puri spiriti nascondono il volto e si sprofondano in un’incessante adorazione. E l'unica espressione della loro adorazione senza limiti é: "Santo...". La Santità di Dio è distribuita sulla Chiesa e su ogni membro, ma non in uguale misura. Ci sono delle anime completamente divinizzate, ma ci sono anche anime che vivono a malapena.
• Il secondo attributo che il Signore mi fece conoscere è la Sua Giustizia. La Sua Giustizia è così grande e penetrante che raggiunge fino in fondo l'essenza delle cose e tutto davanti a Lui è nella sua nuda realtà e nulla potrebbe continuare a sussistere.
• Il terzo attributo è l'Amore e la Misericordia. E compresi che l'Amore e la Misericordia sono l'attributo più grande. Esso unisce la creatura al creatore. L'amore più grande e l'abisso della Misericordia li riconosco nell'Incarnazione del Verbo, nella Redenzione da Lui operata. E da ciò compresi che questo attributo è il più grande in Dio.

Il nome di Dio è impronunciabile.Il tetragramma biblico è la sequenza delle quattro lettere (in greco: tetragràmmaton; τέτρα, «quattro» e γράμματα, «lettere») ebraiche che compongono il nome proprio di Dio (lat.theonymum) descritto nel Tanakh: in ebraico: (yod, he, waw, he, da leggersi da destra a sinistra). In passato era largamente attestata la traslitterazioneJHWH (Adonai = Signore).

La necessaria vocalizzazione interconsonantica non è possibile esprimerla perché la frequenza dei suoni sarebbe infinita.Evidenziare un attributo a discapito di altri è fuorviante. Succede spesso che in certa pastorale è esaltata particolarmente ed enfaticamente solo la misericordia di Dio. Senza riferimenti ad altri attributi, si rischia di fare di Dio una propria immagine e somiglianza, un’antropologia idolatrica. L’attributo di Dio, in tal modo, è ristretto a pietismo, bonismo, permessivismo, lassismo, misericordismo. Tutto questo è falso!
L’essenzialità degli attributi di Dio sono: la Santità, l’Onnipotenza, l’Eternità. Questa formula di triplice glorificazione di Dio è così formulata nell’Ap 4,8:



Santo, Santo, Santoè il Signore Dio, l’Onnipotente,
Colui che era, che è, che viene!






Commento sulla misericordia di Dio

Il Papa Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica “Dives in misericordia”, del 1980, al n. 13 afferma: “La Chiesa vive una vita autentica quando professa e proclama la misericordia - il più stupendo attributo del Creatore e del Redentore - e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore di cui essa è depositaria e dispensatrice […] - e al n. 14 leggiamo ancora - Gesù Cristo ha insegnato che l’uomo non soltanto riceve e sperimenta la misericordia di Dio, ma che è pure chiamato a “usar misericordia” verso gli altri (Mt 5,7). Nessuno ha sperimentato, al pari della Madre del Crocifisso, il mistero della croce, lo sconvolgente incontro della trascendente giustizia divina con l’amore: quel “bacio” [Cfr. Sl 85 (84),11] dato dalla misericordia alla giustizia” (Cfr. n. 9). Non solo, ma va anche desunto, dal medesimo Salmo, che la Misericordia va sempre coniugata con la Verità e, ovviamente con la giustizia e viceversa.
In particolare per ciò che attiene certi casi concreti, l’”autentica comprensione ela genuina misericordia non sono mai disgiunte dalla verità, i pastori hanno il dovere di richiamare a questi fedeli – divorziati risposati, disubbidienti al Magistero universale della Chiesa - la dottrina della Chiesa riguardante la celebrazione dei sacramenti e in particolare la recezione dell’Eucaristia” (Congregazione per la dottrina della fede, Circa la recezione della comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati, 1994, n. 3).
Altrimenti rischiamo di farne di Dio una rappresentazione di ciò che lui non è, né buonista permissivista e se è indulgente, lento all’ira, lo fa in previsione della nostra conversione.
Sempre al n. 13, rileviamo la precisazione teologica nel coniugare giustizia, misericordia, perdono. riconciliazione e conversione [Cfr. n. 14]. Infatti: […] la Chiesa professa e proclama la conversione a Dio – che – consiste sempre nello scoprire la sua misericordia […] L’autentica conoscenza del Dio della misericordia, dell’amore benigno è una costante ed inesauribile fonte di conversione, non soltanto come momentaneo atto interiore, ma anche come stabile disposizione, come stato d’animo.
Il documento, inoltre, al n. 14 richiama il tema del perdono “essenziale per il Vangelo: Il perdono attesta che nel mondo è presente l’amore più potente del peccato. Il perdono è … la fondamentale condizione della riconciliazione, non soltanto nel rapporto di Dio con l’uomo, ma anche nelle reciproche relazioni tra gli uomini.Sempre al n. 14, è evidenziato l’interessante monito che coniuga, con legame strettissimo di interdipendenza ineludibile tra giustizia e misericordia: “In nessun passo del messaggio evangelico il perdono, e neanche la misericordia come sua fonte, significano l’indulgenza verso il male, verso lo scandalo, verso il torto o l’oltraggio arrecato. In ogni caso, la riparazione del male e dello scandalo, il risarcimento del torto, la soddisfazione dell’oltraggio, sono condizioni del perdono.
In base a Sap 12,15-22 ci è mostrato quanto sia opportuno presentare gli attributi di Dio in modo globale, per evitare il rischio di farne un Dio che non corrisponde all’insegnamento biblico, evidenziando alcuni attributi e sottacendo altri: “Essendo, governi tutto con giustizia. Condannare, chi non merita il castigo lo consideri incompatibile con la tua potenza. La tua forza infatti è principio di giustizia; il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti. Mostri la forza se non si crede nella tua onnipotenza e reprimi l’insolenza in coloro che la conoscono […] Mentre ci correggi, tu colpisci i nostri nemici in svariatissimi modi, perché nel giudicare riflettiamo sulla tua, bontà e speriamo nella misericordia, quando siamo giudicati.
Ricordiamo in tema sulla misericordia di Dio, che Il 7 aprile 2013 nella basilica di San Giovanni in Laterano si è tenuta la messa di insediamento sulla cathedra romana di papa Francesco, quale vescovo di Roma. Durante l'omelia il papa ha ripreso il tema della tenerezza e della misericordia («Lasciamoci avvolgere dalla misericordia di Dio, confidiamo nella sua pazienza che sempre ci dà tempo; [...] Sentiremo la sua tenerezza, tanto bella, sentiremo il suo abbraccio e saremo anche noi più capaci di misericordia, di pazienza, di perdono, di amore») e ha citato uno dei maestri di Joseph Ratzinger, il teologo tedesco Romano Guardini, «che diceva che Dio risponde alla nostra debolezza con la sua pazienza».
La logica di misericordia-giustizia di Dio è che il suo temporeggiamento è perché vuole che tutti abbiano possibilità di salvezza (Cfr. 1Tm 2,4). Dio è sempre disponibile ad offrire il suo perdono, però la condizione è assolutamente necessaria che ci sia esplicita richiesta di perdono, premettendo il convinto e sincero pentimento, implorando con “lacrime di sangue”, desiderando, meritando il suo perdono! E Dio … non perdona … perché è lui la personificazione del Perdono … Lui è il PERDONO! La misericordia, non dispensa mai dall’osservanza dei Comandamenti di Dio!
Dal Sl 86 (85),5: “Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi ti invoca. Ovvero: con l’invocazione del nome del Signore, è attivata la sua Misericordia! Da 2Cr 30,9: “ … il Signore il vostro Dio è clemente e misericordioso e non distoglierà lo sguardo da voi, se voi farete ritorno a lui. Da Sir 17,21.24: “… a chi si pente egli – il Signore - offre il ritorno, consola quanti vengono meno nella pazienza … Quanto è grande la misericordia del Signore, il suo perdono per quanti si convertono a lui! E ancora Sir 18,13-14: “Egli – il Signore – rimprovera, corregge, ammaestra e guida come un pastore il suo gregge. Ha pietà di quanti accettano la – sua - dottrina e di quanti sono zelanti per le sue decisioni.
Da Gl 2,12-13: “… ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e benigno, tardo all’ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura. Da Ap 2,21-23: Il Signore rimprovera la Chiesa di Tìatira, che permette a “Iezabèle, la donna che si spaccia per profetessa e insegna e seduce i miei servi inducendoli a darsi alla fornicazione e a mangiare carni immolate agli idoli. Io le ho dato tempo per ravvedersi, ma essa non si vuol ravvedere dalla sua dissolutezza. Ebbene, io getterò lei in un letto di dolore e coloro che commettono adulterio con lei in una grande tribolazione, se non si ravvederanno dalle opere che ha loro insegnato. Colpirò a morte i suoi figli e tutte le Chiese sapranno che io sono Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini, e darò a ciascuno di voi secondo le proprie opere.
Altro solenne rimprovero, lo riscontriamo in Ap 3,19, Lettera alla Chiesa di Laodicea, che con quella di Sardi, contengono solo rimproveri con assenza di elogi:19 ἐγὼὅσους ἐὰν φιλῶἐλέγχω (riprendo) καὶ παιδεύω· (castigo) ζήλευε οὖν καὶ μετανόησον (Quelli che amo, li rimprovero e li castigo. Affrèttati perciò a convertirti).Traduzione dai testi originali.
E ancora, a proposito delle comunioni sacrileghe, molte diffuse nei nostri tempi di apostasia, eresia e di scarso coscienza del peccato (1Cor 11,27-32), e scarsamente ricordata, e persino ignorata/osteggiata, nella odierna predicazione: “… chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. Ѐ per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero di morti. Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; quando poi siamo giudicati dal Signore, veniamo ammoniti per non essere condannati insieme con questo mondo”.
Riflettano e meditino tutti sulla Parola di Dio appena citata! Sappiano i furbi e meschini, scellerati opportunisti, “anime paralitiche” (così chiamate da S. Teresa d’Avila), larve sataniche, impenitenti dell’ultima ora, che “è terribile cadere nelle mani del Dio vivente” (Eb 10,31), che non sarà concesso nessun beneficio a chi si ostina nel male (Sir 12,7), che è bene comparire davanti al tribunale di Cristo (2Cor 5,10) “con timore e tremore” (Fil 2,12) e che dei due ladroni crocefissi con Gesù, uno certamente è andato in paradiso (Lc 23,42), l’altro, invece, certamente in paradiso non c’è andato!
Infine, ricordiamo la missione di S. Giovanni Battista “voce di uno che grida nel deserto …” (Mc 1,1-11), predicatore dell’imminente giudizio di Dio, che esortando i peccatori al pentimento, questi reagiscono confessando pubblicamente i propri peccati. In tale contesto penitenziale si rende presente il dono della salvezza di Gesù icona della misericordia del Padre. Analogamente, in attesa del ritorno di Gesù nella gloria, l’umanità, sorda agli inviti della Madonna al pentimento e alla conversione, rendono inefficace il dono di salvezza di Dio in questo tempo di grazia. In tal modo l’impenitenza dei peccatori, attira la presenza dell’Anticristo che il Signore infligge all’umanità perché ben meritata!
Infine, riproponiamo in questo contesto, San Massimo il Confessore che sulla misericordia di Dio, commenta: Tutti i predicatori della verità, tutti i ministri della grazia divina e quanti dall’inizio fino a questi nostri giorni hanno parlato a noi della volontà salvifica di Dio, dicono che nulla è tanto caro a Dio e tanto conforme al suo amore quanto la conversione degli uomini mediante un sincero pentimento dei peccati [Dalle Lettere di san Massimo Confessore, abate; Lett. II, PG 91, 454-455: La Misericordia di Dio verso coloro che si pentono dei loro peccati].

E ancoraJoseph Ratzinger, sul brano del profeta Giona, osserva Antonio Socci , ha “fatto una bellissima meditazione nella quale esaltava sì la misericordia di Dio, ma mettendo in guardia dal fraintendere questa pagina, perché – disse – “se questi pensieri della universalità della misericordia divina e del sempre nuovo volgersi di Dio verso i pagani sono concepiti in modo superficiale, possono diventare pretesto per il relativismo e per l’indifferenza”.

Infine, dice il Cardinale G. L. Müller , Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede:"Attraverso quello che oggettivamente suona come un falso richiamo alla misericordia si incorre nel rischio della banalizzazione dell’immagine stessa di Dio, secondo la quale Dio non potrebbe far altro che perdonare. Al mistero di Dio appartengono, oltre alla misericordia, anche la santità e la giustizia; se si nascondono questi attributi di Dio e non si prende sul serio la realtà del peccato, non si può nemmeno mediare alle persone la sua misericordia.Gesù ha incontrato la donna adultera con grande compassione, ma le ha anche detto: 'Va’, e non peccare più' (Giovanni, 8, 11). La misericordia di Dio non è una dispensa dai comandamenti di Dio e dalle istruzioni della Chiesa; anzi, essa concede la forza della grazia per la loro piena realizzazione, per il rialzarsi dopo la caduta e per una vita di perfezione a immagine del Padre celeste".


Esortazione

L’indizione del Giubileo straordinario della misericordia del papa Francesco per mezzo della bolla pontificia, Misericordiae Vultus,precedentemente annunciato dallo stesso pontefice il 13 marzo 2015, avrà inizio l'8 dicembre 2015 per concludersi il 20 novembre 2016. Il papa ha dichiarato che il giubileo, ricorrente nel cinquantesimo della fine del Concilio Vaticano II, sarà dedicato alla Misericordia.L’anno giubilare sulla Misericordia di Dio, è stato un grande evento di salvezza. Riteniamo che il Signore abbia concesso questo nel contesto di un accelerazione degli eventi storici contemporanei.

Ricordiamo l’ammonimento che il Signore Gesù ha dettato a Santa Faustina Kowalska:

Dopo la scadenza e nel contesto del tempo di misericordia del predetto Giubileo, ecco cosa comanda Gesù a S. Faustina Kowalska, attualizzando la sentenza di Gesù alla nostra situazione storica odierna:

“Scrivi: prima che io venga come Giudice giusto, spalanco la porta della mia Misericordia. Chi non vuole passare attraverso la porta della Mia Misericordia, deve passare attraverso la porta della Mia giustizia”.








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