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METODOLOGIA BIBLICA

Per un corretto modo di approccio al discernimento critico, qui di seguito, riportiamo una sintesi dei criteri metodologici seguiti nei lavori del Diacono Lorenzo Ventrudo
 

 

 

 

PROGRAMMA MENSILE A.M.E

 

 

 

 

 

 

4.2 L’arca dell’alleanza

L’argomento qui riprodotto è tratto dal mio libro: Lorenzo Ventrudo, L’Anticristo che deve ritornare, trattato sull’Anticristo, Fede & Cultura, Verona 2010, p. 184.

 

L’arca dell’alleanza ha rappresentato in concreto la presenza attiva di Dio santo in mezzo al suo popolo. Allo stesso tempo essa è il luogo della parola di Dio perché contenente le tavole della legge ed è, al contempo, il prolungamento dell’incontro del Sinai. Essa è detta anche arca della testimonianza, per indicare la relazione prodotta dalle clausole dell’alleanza incise sulle tavole tra Dio che la rende a sè stesso e la risposta di Israele che ha dato alla parola di Dio.

Nel N.T. l’arca dell’alleanza trova il suo compimento in Cristo, verbo di Dio che abita tra gli uomini, che agisce per la loro salvezza quale unico intermediario. Quindi secondo l’economia della salvezza, l’arca dell’alleanza non ha ragione di sussistere, perché superata dal Cristo inauguratore del regno di Dio, presente in mezzo agli uomini, anzi dentro gli uomini (Lc 17,21; Mt 23,26) in cui èntos può tradursi anche con dentro, in accordo con l’inabitazione dello Spirito Santo nei cristiani: Gv 14,17.20; Rm 8,9; 1Cor 6,19; Ap 3,20; etc... Questa sua presenza purificatrice e santificatrice è da intendere come presenza salvifica in divenire, perché richiede l’attuazione secondo un processo storico della salvezza, scandito a tappe d’affermazione progressiva. Al contempo, finché Cristo non sarà presente “tutto in tutti” (1Cor 15,28) e non farà la sua irruzione progressiva nelle anime degli uomini, l’A.T., la Legge, conservano tutta la loro efficacia di pre-evangelizzazione delle coscienze attraverso la sua pedagogia d’amore. Dopo quanto detto sul tempio e sulla sua necessità profetica di ricostruzione, acquista spessore logico-teologico l’arca dell’alleanza che n’è stata il centro focale dell’esercizio cultuale, officiato nel tempio stesso. La ricomparsa dell’arca dell’alleanza, dopo la sua misteriosa scomparsa, ha costituito una costante speranza per il giudaismo (2Mac 2,4-8; Ap 11,19)[1]. Ebbene, qui noi condividiamo questa speranza. È impensabile che la ricostruzione del tempio non comporti il ritrovamento dell’arca per dare completezza al ripristino dell’esercizio cultuale. Tale speranza è tuttora assai viva soprattutto fra gli ebrei osservanti o tradizionalisti. La conseguenza logica dell’impianto teologico fin qui impostato, esige un recupero dottrinale della problematica. In 2Mac 2,1-11 è descritta l’iniziativa di Geremia tesa a nascondere il materiale di culto, perché espressamente richiesta dal Signore (v. 3). La tenda, l’arca dell’alleanza e l’altare degli incensi (v. 5), furono così nascosti in una caverna “presso il monte dove Mosè era salito e aveva contemplato l’eredità di Dio” (v. 4). Alcuni che lo aiutarono nell’opera di nascondimento, tentarono di tornare sul luogo, “per segnare la strada” (v. 6), ma senza riuscirlo a trovare (v. 6). Allora “Geremia, saputolo, li rimproverò dicendo: Il luogo deve restare ignoto, finché Dio non avrà riunito la totalità del suo popolo e si sarà mostrato propizio” (v. 7). E proseguendo: “Allora il Signore mostrerà queste cose e si rivelerà la gloria del Signore e la nube, come appariva sopra Mosè, e come quando Salomone chiese che il luogo fosse solennemente santificato” (v. 8). Notiamo come al v. 8 “riunito la totalità del suo popolo”, in greco è tradotto con èpi-sunàgo che ha valore prospettico, ricapitolativo, collettivistico perciò è ben tradotto con totalità del popolo. Lo stesso concetto di un rimpatrio collettivo d’Israele disperso tra le nazioni è, come detto, riscontrabile nella sua accezione di totalità, con susseguente portata universalistica, in Tb 14,5c dove il tutti è tradotto in greco con l’avverbio pàntes, indicante, contestualmente, lo stesso concetto di totalità (completamente, interamente). Senza escludere la portata universalistica della totalità del ritorno alla dimora della Gerusalemme celeste, per l’analisi che qui interessa, si evidenzia come il ritrovamento del citato materiale di culto è contestualmente inerente al rimpatrio nella terra d’Israele di tutti i dispersi, forse per situazioni d’obiettivo autoallontanamento o anche espulsione coatta, a causa dell’insostenibilità crescente dell’antisemitismo, perché l’appuntamento del compimento delle profezie deve biblicamente avvenire in Israele.

La condizione di un ritorno generalizzato dei dispersi d’Israele fra le nazioni, la ricostruzione del tempio, il riconoscimento dell’A. da parte degli ebrei, compongono il mosaico storico per il completamento della fine dei tempi. Tale ipotesi è sostenuta anche da R. Pache[2], direttore dell’Istituto Biblico Emmaus, Losanna e Sant-Legier (Svizzera), evocando quanto espresso da Ippolito, che così si esprime: l’A. “senza dubbio si presenterà come il protettore di Israele, colui forse che in principio si occuperà di ristabilirlo in massa in Palestina e di restaurare la sua potenza nazionale. Ci si domanda, anche se sarà lui stesso che farà ricostruire il Tempio e ristabilirà gli antichi sacrifici, [...] in un secondo tempo perseguiterà spietatamente i Giudei (N.d.A.: La Grande Tribolazione!) [...] i popoli rigetteranno Israele come il profeta Giona, disubbidiente e tipo dell’infedele Israele sui lidi della sua patria [...] – ricondotto pentito in Palestina, Israele si convertirà. Iddio ritrae con forza le ossa secche d’Israele dai sepolcri (delle nazioni) in cui sono state sepolte per riportarlo nella propria terra, perché vi sono popoli che a causa di Cristo sono ben disposti nei loro confronti”. A conferma, ancora di quanto affermato, riportiamo qui l’interessante esegesi di 2Mac 2,4-8 a cura di A. Sisti[3]: “Dal modo di esprimersi del testo, sembrerebbe che la loro manifestazione (v. 7) [N.d.A.: oggetti sacri] sia collegata strettamente al ristabilimento di tutta la comunità israelitica sul suolo nazionale, quando Dio tornerà a manifestarsi di nuovo nella sua misericordia (v. 7). Poiché al tempo della composizione della lettera la comunità si era almeno in parte ricostituita intorno al tempio, risorto anch’esso sulle rovine di quello distrutto da Nabucodonosor nel 587, mentre gli oggetti sacri non erano stati ancora ritrovati, se ne dovrebbe dedurre che gli autori della stessa lettera pensino qui ad una restaurazione di tipo escatologico con la riunione di tutti i Giudei da ogni parte del mondo (cfr. 1,27; 2,18)” (sott. mia).

V. Staffieri[4] ritiene che la scoperta dell’Arca “con i preziosi oggetti che vi furono riposti”, debba avvenire nel contesto della predicazione dei due testimoni d’Ap 11,1-12, e cioè di Elìa ed Enoc: “Nella pienezza dei secoli Iddio, compassionando la triste sorte del popolo primogenito, gli userà misericordia. Allora con la scoperta dell’Arca, sarà ristabilita l’unione di Dio con Israele, mediante l’alleanza eterna sancita dal Redentore, l’Erede che i loro antenati, avendo ucciso, rigettarono (Mt 23,27-29) […]. L’Arca che Giovanni vide apparire nella Reggia celeste accennava all’imminente scoperta dell’Arca del Testamento, deposta dal profeta Geremia in seno al Monte Nebo (2Mac 11,5)”. Infine, come accennato, notiamo che in effetti, il N.T. “mostra che l’arca ha trovato il suo compimento in Cristo, verbo di Dio che abita tra gli uomini (Gv 1,14; Col 2,9) che agisce per la loro salvezza (1Ts 2,13), si fa loro guida (Gv 8,12) e diviene il vero propiziatorio (Rm 3,25; cfr. 1Gv 2,2; 4,10)”[5]. Altresì vero, in ogni modo, che tale realizzazione del Regno è in divenire in Cristo, nel già e non ancora (il già iniziato processo di redenzione, in attesa di pervenire al suo definitivo compimento) e, quindi, essa è escatologicamente realizzantesi e realizzata tutta in Cristo. Ovvero, il “paradigma asettico e puramente cronologico” del già e non ancora, non costituisce “lo statuto dell’etica cristiana, bensì l’essere in Cristo – nel presente, per la fede, ma relativizzato rispetto all’incontro con lui – sino all’esserlo – oltre la soglia della morte” (A. Pitta).

In questo processo di progressiva salvezza dell’umanità, convivono realtà che ancora attendono la pienezza della manifestazione della salvezza escatologica, e, pertanto, sono ancora sotto la legge e, perciò, ancora inficiate della logica teologica dell’A.T.


 

 


 

[1] DUFOUR X.L., in Dizionario di Teologia biblica, Marietti, Casale Monferrato (Al), 1971, voce: “Arca dell’alleanza”, p. 89.

[2] PACHE R., Il ritorno di Gesù Cristo, UCEB (Unione Cristiana Edizioni Bibliche), Roma, 1979, pp. 161.249.250.256.257.

[3] SISTI A., I Maccabei, Libro secondo, Ed. Paoline, Roma, 1980, p. 89.

[4] STAFFIERI V., Le mie profezie, op. cit., ivi, pp. 180.182.191.196.261.

[5] DUFOUR X.L., op. cit., ivi p. 89.