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METODOLOGIA BIBLICA

Per un corretto modo di approccio al discernimento critico, qui di seguito, riportiamo una sintesi dei criteri metodologici seguiti nei lavori del Diacono Lorenzo Ventrudo
 

 

 

 

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           Il “volto umano” dell’Anticristo - Pubblicato il 22 agosto 2016

Vladimir Sergeevič Solov’ëv (1853-1900), scrittore russo-ortodosso, descrisse con straordinaria preveggenza il modo in cui l’Anticristo, nel XX secolo, avrebbe conquistato il mondo intero e come avrebbe ingannato la maggioranza degli uomini di Chiesa. L’opera I tre dialoghi e i racconti dell’Anticristo furono “riscoperti” dal compianto cardinale Giacomo Biffi.

L’unico film su Gesù Cristo pienamente cattolico è La Passione di Cristo di Mel Gibson. Vi sono però alcune scene degli altri film su Nostro Signore che possono essere utili per fare della sana e buona apologetica. Per esempio, nel film La più grande storia mai raccontata, un film del 1965 di George Stevens, è molto interessante la scena dell’incontro, diciamo così, fra Gesù e un “vecchio” nel deserto.
Il vecchio in questione è un molto gentile, affabile, alla mano, e si dimostra molto premuroso nell’aiutare Gesù a risolvere il suo problema dell’avere fame, dopo quaranta di digiuno. Con molta semplicità, con tono risolutore, non certamente provocatorio, indicando alcune pietre, propone al Signore, di trasformale in pane. Chi ha letto – oggigiorno non è così scontato – il Vangelo conosce la risposta del Signore: «Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
In questo modo il diavolo riesce a ingannarci: facendoci credere di essere il più buono e più il caritatevole di tutti, mostrandosi come la migliore delle “brave persone”.
Commentando le tentazioni al Signore, nel primo tomo del suo monumentale Gesù di Nazaret, papa Benedetto XVI scrive: «Il tentatore non è così rozzo da proporci direttamente di adorare il diavolo. Ci propone soltanto di deciderci per ciò che è razionale, per la priorità di un mondo pianificato e organizzato, in cui Dio, come questione privata, può avere un suo posto, ma non deve interferire nei nostri propositi essenziali. Solov’ev attribuisce all’Anticristo un libro, “La via aperta alla pace e al benessere del mondo”, che diventa per così dire la nuova Bibbia e ha come contenuto essenziale l’adorazione del benessere e della pianificazione razionale» (“Gesù di Nazaret”, Tomo I, 2007, Ed. Rizzoli).
Vladimir Sergeevič Solov’ëv
È interessante notare che nel 2007, anno di pubblicazione del primo volume, pochi mesi prima, il 27 febbraio, il compianto cardinale Giacomo Biffi (1928-2015), curando gli esercizi quaresimali al Pontefice e alla Curia Romana ha riflettuto su L’ammonimento profetico di Vladimir S. Solov’ëv.
L’arcivescovo emerito di Bologna si riferiva ad un romanzo di Vladimir Sergeevič Solov’ëv (1853-1900) intitolato I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo. Un testo attualissimo e più che mai profetico, nonché “testamento spirituale” di Solov’ëv, essendo stato stampato l’anno della sua morte. Ricordando le parole profetiche del filosofo russo, l’“italiano cardinale” aveva ribadito avvertimenti già detti – ma ignorati – durante il Giubileo del 2000: «Soprattutto è stupefacente la perspicacia con cui descrive la grande crisi che colpirà il cristianesimo negli ultimi decenni del Novecento, crisi che Solov’ëv vede come l’Anticristo che riesce a influenzare e a condizionare un po’ tutti, quasi emblema, ipostatizzazione della religiosità confusa e ambigua di questi nostri anni. L’Anticristo un sarà “convinto spiritualista”, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo».
Come se non bastasse, ironizzava il cardinale Biffi, quell’Anticristo sarà «anche un esperto esegeta: la sua cultura biblica gli propizierà addirittura una laurea honoris causa a Tubinga. Soprattutto, si dimostrerà un eccellente ecumenista, capace di dialogare “con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza”. Convocherà un concilio ecumenico e cercherà il consenso di tutte le confessioni cristiane concedendo qualcosa ad ognuno».
È sorprendente anche il fatto che, ne I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo – oltre che di un concilio ecumenico – si parli anche degli “stati uniti d’Europa”, di cui l’Anticristo ne diventerà il presidente.
«L’insegnamento lasciatoci dal grande filosofo russo – disse il cardinale Biffi – è che il Cristianesimo non può essere ridotto ad un insieme di valori. Al centro dell’essere cristiani c’è infatti l’incontro personale con Gesù Cristo».
L’arcivescovo emerito di Bologna spiegò che se i cristiani si «limitassero a parlare di valori condivisibili saremmo ben più accettabili nelle trasmissioni televisive come nei salotti. Ma così avremmo rinunciato a Gesù, alla realtà sconvolgente della Risurrezione».
Quei “valori comuni” (umanitarismo, buonismo, ecologismo, etc…) che il mondo vuole imporre alla Chiesa mirano alla distruzione dei “principi non negoziabili”, quei principi che sono sì comuni a tutti gli uomini perché rammentano il primato di Dio, essendo Egli il padrone della vita e della morte.

Giacomo Biffi
Per il cardinale Biffi è questo il «pericolo che i cristiani corrono nei nostri tempi», poiché «il Figlio di Dio, non è traducibile in una serie di buoni progetti omologabili con la mentalità mondana dominante».
«Tuttavia tutto ciò non significa una condanna dei valori, che tuttavia vanno sottoposti ad un attento discernimento. Ci sono, infatti, valori assoluti come il bene, il vero, il bello. Chi li percepisce e li ama, ama anche Cristo, anche se non lo sa, perché Lui è la verità, la bellezza, la giustizia. […] Ci sono valori relativi come la solidarietà, l’amore per la pace e il rispetto per la natura. Se questi si assolutizzano, sradicandosi o perfino contrapponendosi all’annuncio del fatto salvifico, allora questi valori diventano istigazioni all’idolatria e ostacoli sulla strada della Salvezza. […] Se il cristiano per aprirsi al mondo e dialogare con tutti, stempera il fatto salvifico, preclude la sua connessione personale con Gesù e si ritrova dalla parte dell’Anticristo».
L’Anticristo, molto furbamente, non si mostrerà nemico del cristianesimo, anzi nei confronti di Gesù – scrisse Solovev – non avrà «un’ostilità di principio», anzi ne apprezzerà l’altissimo insegnamento. Ma non potrà sopportarne – e perciò la censurerà – la sua assoluta «unicità», la sua Divinità; pertanto non si rassegnerà ad ammettere e a proclamare che egli sia risorto e oggi vivo.
Per cui, cercando di applicare le “grandi riforme” che il mondo pretende in nome della pace e della fratellanza, rivoluzionerà il messaggio cristiano con tre mutamenti essenziali:
1. la fede diventerà sentimentalismo umanitario, facendo della filantropia fine a se stessa l’unico vero agire del “fedele”;
2. il Vangelo diventerà semplicemente il racconto di un uomo che ha cercato di far sì che gli uomini, indipendente dal credo religioso e culturale, si volessero bene e vivessero felici e contenti;
3. la Chiesa diventerà la più grande ONG del mondo, senza sacramenti ma prodiga di incontri ecumenici e spirituali in cui si “cenerà” tutti insieme.
Solov’ëv formulò che «le masse lo seguiranno, tranne dei piccoli gruppetti di cattolici, ortodossi e protestanti». E quei “gruppetti” «incalzati dall’Anticristo», così gli spiegheranno il motivo del loro rifiuto: «Tu ci dai tutto, tranne ciò che ci interessa: Gesù Cristo».
«Oggi, infatti, corriamo il rischio di avere – concluse il grande cardinal Biffi – un Cristianesimo che mette tra parentesi Gesù con la sua Croce e Risurrezione».
Insomma, l’Anticristo convincerà tutti – escluso il “piccolo gregge” di montiniana memoria [1] – di essere il Cristo stesso. I più, vescovi compresi, sicuri di adorare Cristo, finiranno con l’adorare l’Anticristo.
Non c’è da stupirsi che Giacomo Biffi sia stato il primo cardinale a dare risolto alle profezie dimenticate e ignorate di Solov’ëv. Il cardinale, infatti, essendo un grande studioso di Sant’Ambrogio, sicuramente conosceva bene due profezie del grande vescovo milanese, risalenti al 400 d.C., anch’esse dimenticate e ignorate:
• «L’Anticristo sarà preceduto dall’emblema della falce e del martello».
• «L’Anticristo userà la Sacra Scrittura stessa per dimostrare di essere lui, il Cristo».

BIBLIOGRAFIA:
I tre dialoghi e i racconti dell’Anticristo (Vladimir Solov’ëv, 1900);
Pinocchio, Peppone, l’Anticristo e altre divagazioni (Giacomo Biffi, 2005);
Antichrist (Yves Dupont, 1975);
Catholic Prophecy (Yves Dupont);
The Prophets And Our Times (Fr. Gerald Culleton);
Trial, Tribulation and Triumph (Desmond A. Birch).
NOTE
1] «C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: “Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?”. Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Questo, secondo me, è strano. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia» (Papa Paolo VI, 7 settembre 1977, in “Paolo VI segreto”, Jean Guitton, San Paolo, 1981)
Il cardinale Biffi affronta davanti al Papa e alla Curia, che è l'anticristo Ridurre il …

Il cardinale Biffi affronta davanti al Papa e alla Curia, che è l'anticristo

Ridurre il cristianesimo ad una ideologia dimenticare l'incontro con Cristo Salvatore

28 Febbraio 2007 |

CITTA 'DEL VATICANO, Mercoledì 28 febbraio 2007 ( ZENIT.org ). - Il Cardinale Giacomo Biffi ha presentato a Benedetto XVI e alla Curia romana "profetico avvertimento Vladimir S. Solovev" circa l'anticristo.

Il predicatore di ritiri di cui il filosofo russo e poeta, che visse tra il 1853 e il 1900, spiegando che l'anticristo è in realtà di ridurre il cristianesimo ad una ideologia, piuttosto che un incontro personale con Cristo Salvatore. Citando il lavoro di Soloviev, "Tre Dialoghi" (1899), l'arcivescovo emerito di Bologna ha ricordato che "l'Anticristo presenta come pacifista, ecologista ed ecumenico '. "convocare un concilio ecumenico e cercare il consenso di tutte le confessioni cristiane, la concessione qualcosa per tutti. Le masse seguiranno, con l'eccezione di piccoli gruppi di cattolici, ortodossi e protestanti, "ha detto. Secondo la sintesi della sua predicazione nel pomeriggio di Martedì, offerto dalla "Radio Vaticana", il porporato ha spiegato che "l'insegnamento che abbiamo lasciato il grande filosofo russo è che il cristianesimo non può essere ridotta a un insieme di valori. Al centro dell'essere cristiani è, infatti, un incontro personale con Gesù Cristo ". 'Saranno giorni in cui nella cristianità si tenterà di risolvere l'evento salvifico ad una mera serie di valori, "Soloviev ha scritto in quel lavoro. Alla sua "Story of the Antichrist" Solovyov prevede che un piccolo gruppo di cattolici, ortodossi, riforma e bambini resistere l'Anticristo e risponderà: "Tu ci dai tutto, tranne ciò che ci interessa, Gesù Cristo" Per il Cardinale Biffi questo racconto è un avvertimento. "Oggi, infatti, corriamo il rischio di avere un Cristianesimo che parentesi Gesù con la sua croce e risurrezione", ha lamentato.Arcivescovo ha spiegato che se i cristiani "il limite per parlare di valori condivisibili sarebbe meglio accettata nei programmi TV e gruppi sociali. . Ma in questo modo si avrebbe rinunciato Gesù, la travolgente realtà della Risurrezione " Per il porporato italiano, questo è "il pericolo che i cristiani sono a oggi ':' Figlio di Dio non può essere ridotto a una serie di buoni progetti comparabili con la mentalità mondana dominante. " Tuttavia, il cardinale ha detto, "questo non significa una condanna dei valori, ma devono essere sottoposti ad un attento discernimento. Ci sono valori assoluti, come la bontà, la verità, la bellezza. Coloro che percepiscono e l'amore, anche l'amore di Cristo, ma non lo so, perché Lui è la verità, bellezza, giustizia ". ha detto il predicatore degli esercizi nella cappella "Redemptoris Mater" del Palazzo Apostolico Vaticano, Inoltre, "ci sono valori relativi, come la solidarietà, l'amore di pace e di rispetto per la natura. Se questi diventano assoluti, sradicando o addirittura opporsi alla proclamazione del fatto salvifico, allora questi valori diventano istigazioni all'idolatria e ostacoli sulla via della salvezza ". Concludendo, il Cardinale Biffi ha detto che "se mondo cristiano per aprirsi al dialogo con tutti diluisce l'evento salvifico, si chiude un rapporto personale con Gesù e si schiera dalla parte dell'Anticristo. " Esercizi spirituali completato la mattina di Sabato. Durante questa settimana il Papa non sta mantenendo o audizioni pubbliche o private.

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IL CARDINALE E L’AMMONIMENTO PROFETICO
DI VLADIMIR SERGEEVIC SOLOV’EV
17.1 La riflessione del Cardinale sull’Anticristo
Possiamo ben dire di essere quasi arrivati alla conclusione del nostro ‘Viaggio nell’Apocalisse verso l’Anticristo prossimo venturo’.
Non conosciamo i ‘tempi’ di avveramento delle profezie dell’Apocalisse ma abbiamo ormai capito l’importanza della posta in gioco.
Non importa – alla fin fine – sapere cronologicamente in quale ‘sigillo’ o ‘squillo di tromba’ ci troviamo a vivere, quanto avere la consapevolezza che l’Umanità dovrà affrontare prima o poi esperienze drammatiche, anche cruente e non di sola perdita di fede, alle quali sarebbe bene essere psicologicamente e spiritualmente preparati.
Essere nella quinta Chiesa del quinto sigillo, come taluni ritengono, o nella sesta come ritengono altri - come pure essere nella settima Chiesa di Laodicea del settimo millennio della cosiddetta settimana universale e per di più all’inizio della quinta ‘tromba’, come riterrei io - non cambia la situazione.
Questi sono particolari tutto sommato irrilevanti rispetto al fatto in se stesso: quello dell’Anticristo prossimo venturo.
Abbiamo visto che la durata di una ‘Chiesa’ intesa come ‘periodo storico’ può essere anche di secoli, e abbiamo anche capito che sono di entità diversa le durate dei periodi storici delle varie ‘Chiese’, come pure lo svolgimento dei tempi delle ‘trombe’ e del versamento delle sette ‘coppe’ che io presumo assumeranno un ritmo rapido ed incalzante dopo la quinta ‘tromba’, cioè dopo quella caduta di un ‘astro’ dal cielo con l’apertura delle porte dell’inferno, di cui l’Apocalisse parla.
Nel momento in cui scrivo queste ultime righe mi viene tuttavia alla mente una segnalazione che mi era pervenuta tempo fa via internet da una Agenzia di informazioni on-line. 1
Essa segnalava che il Cardinale Giacomo Biffi2 – nel corso degli ‘Esercizi spirituali al Papa e alla Curia romana’ – aveva tenuto il 27 febbraio 2007 presso la Città del Vaticano una ‘riflessione’ dal titolo ‘L’ammonimento profetico di Vladimir S. Solov’ev.
Vladimir Sergeevic Solov’ev (o Solovev) nato a Mosca nel 1853, non è molto conosciuto in Italia ma è considerato dagli esperti come un autentico genio del pensiero, poeta, scrittore, filosofo, critico letterario, una delle menti più grandi della Russia.
Giovanni Paolo II lo ha citato nella fondamentale enciclica ‘Fides et ratio’.
Solov’ev ha scritto fra l’altro nel 1900 i ‘I tre dialoghi e il racconto dell’anticristo’.
Giacomo Biffi ha dunque tenuto questa ‘Riflessione’ dedicata a quest’opera ma già il termine di ‘ammonimento profetico’, nel titolo della sua ‘Riflessione’, fa intuire quale sia il pensiero del Cardinale sulle ‘intuizioni’ di Solov’ev.
Nella recensione dell’intervento del Cardinal Biffi fatta dalla suddetta Agenzia di informazione si legge dunque (i grassetti sono i miei):
«Facendo riferimento in particolare all’opera suddetta del filosofo russo, l’Arcivescovo emerito di Bologna ha ricordato che ‘l’anticristo si presenta come pacifista, ecologista ed ecumenista. Convocherà un Concilio ecumenico e cercherà il consenso di tutte le confessioni cristiane concedendo quindi qualcosa ad ognuno.Le masse lo seguiranno, tranne dei piccoli gruppetti di cattolici, ortodossi e protestanti’.
Secondo la sintesi del porporato offerta dalla ‘Radio vaticana’ il Cardinale Biffi avrebbe spiegato che ‘l’insegnamento lasciatoci dal grande filosofo russo è che il Cristianesimo non può essere ridotto ad un insieme di valori. Al centro dell’essere cristiani c’è infatti l’incontro personale con Gesù Cristo’…
‘Verranno giorni in cui nella cristianità si tenterà di risolvere il fatto salvifico in una mera serie di valori’ha scritto nella sua ultima opera nell’anno 1900 il filosofo russo Vladimir Solovev, che con grande acume aveva profetizzato le tragedie del XX secolo.
Nel ‘racconto breve dell’Anticristo’ Solovev scrive: ‘Incalzati dall’Anticristo, quel piccolo gruppetto di cattolici, ortodossi e protestanti risponderanno all’anticristo: ‘Tu ci dai tutto, tranne ciò che ci interessa, Gesù Cristo’.
Per il Cardinale Biffi questo racconto è un ammonimento. ‘Oggi infatti corriamo il rischio di avere un Cristianesimo che mette fra parentesi Gesù con la sua Croce e Resurrezione’.
L’Arcivescovo emerito di Bologna ha spiegato che se i cristiani ‘si limitassero a parlare di valori condivisibili saremmo ben più accettabili nelle trasmissioni televisive come nei salotti. Ma così avremmo rinunciato a Gesù, alla sconvolgente realtàdella Resurrezione’.
Per il Cardinale Biffi è questo il ‘pericolo che i cristiani corrono nei nostri tempi’, perché‘il Figlio di Dio, non è traducibile in una serie di buoni progetti omologabili con la mentalità mondana dominante’.“Tuttavia - ha precisato il porporato - tutto ciò non significa una condanna dei valori, che tuttavia vanno sottoposti ad un attento discernimento. Ci sono, infatti, valori assoluti come il bene, il vero, il bello. Chi li percepisce e li ama, ama anche Cristo, anche se non lo sa, perché Lui è la verità, la bellezza, la giustizia’.
Il Predicatore degli Esercizi spirituali per la Quaresima di quest'anno ha quindi precisato che “ci sono valori relativi come la solidarietà, l’amore per la pace e il rispetto per la natura. Se questi si assolutizzano, sradicandosi o perfino contrapponendosi all’annuncio del fatto salvifico, allora questi valori diventano istigazioni all’idolatria e ostacoli sulla strada della Salvezza’.In conclusione, il Cardinale Biffi ha affermato che “se il cristiano per aprirsi al mondo e dialogare con tutti, stempera il fatto salvifico, preclude la sua connessione personale con Gesù e si ritrova dalla parte dell’anticristo’.
Sull’anticristo e sul romanzo di Solovev, il Cardinale Biffi aveva già svolto una dettagliata relazione il 4 marzo del 2000 in una conferenza organizzata dal centro Culturale E. Manfredini e dalla Fondazione Russia Cristiana.
Il testo del suo intervento è stato poi riportato per intero nel libro “Pinocchio, Peppone, l’Anticristo” (Cantagalli, 2005).In quell’intervento, ricordando le parole profetiche del filosofo russo, il Cardinale di Bologna aveva detto: “Soprattutto è stupefacente la perspicacia con cui (Solovev) descrive la grande crisi che colpirà il cristianesimo negli ultimi decenni del Novecento, crisi che Solovev vede come l'Anticristo che riesce a influenzare e a condizionare un pò tutti, quasi emblema, ipostatizzazione della religiosità confusa e ambigua di questi nostri anni’.
“L'Anticristo – proseguiva – sarà 'convinto spiritualista', un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo’
E ancora, ironizzava il Cardinale Biffi, quell'Anticristo sarà “anche un esperto esegeta: la sua cultura biblica gli propizierà addirittura una laurea honoris causa a Tubinga. Soprattutto, si dimostrerà un eccellente ecumenista, capace di dialogare 'con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza'.17.2 La ‘mia’ riflessione sulla ‘Riflessione’ del CardinaleLa recensione pare ineccepibile tranne che per il fatto che – per quanto io ricordi di aver letto – il racconto profetico di Solov’ev fosse ambientato non nel XX secolo, come recita la recensione della Radio Vaticana, e cioè nel novecento, come a dire ‘acqua passata’, ma nel XXI secolo, cioè quello che è iniziato da pochi anni appena.Non vi è dubbio che le parole del Predicatore - per il suo prestigio personale, morale, intellettuale, per la sede in cui sono state pronunciate, per l’occasione solenne, per il momento di crisi di fede che la Chiesa gerarchica e dei fedeli sta attraversando, per gli interlocutori interni ed esterni ai quali la ‘Riflessione’ era proposta - siano da prendere molto seriamente.Un certo personaggio politico italiano diceva argutamente e sornionamente qualche anno fa un qualcosa come «…A pensar male si fa peccato ma molto spesso ‘ci si azzecca’».Incuranti del rischio di peccato e sperando in una non troppo severa punizione in Purgatorio, a noi , ‘laici e smaliziati’, potrebbe sorgere un dubbio.
E se, con quanto dice il Cardinal Biffi che predica quella che egli chiama qui ‘la realtàsconvolgente della Resurrezione’, noi ci trovassimo di fronte ad un garbato ma molto serioammonimento indiretto mandato ai vari teologi presenti e passati, che la mettevano in dubbio – taluni persino epigoni del modernista Rudolph Bultmann - come i Lehmann, i Rahner, i Kasper, per non parlare dei Drewermann o di chi altri ancora?
Si sa che i cardinali sono abilissimi nella dialettica e sanno dire le cose più ‘pesanti’ con il sorriso sulle labbra.Se volessimo però esercitarci in una del tutto personale riflessione sulla suddetta Recensione, scorrendo con lo sguardo quelle parole del Cardinale, riferite all’Anticristo di Solovev, o meglio le parole che io ho messo in grassetto, potremmo dedurre quanto segue.Se ‘l’Anticristo’ convocherà un Concilio ecumenico, costui non sarà semplicemente una ‘astrazione’ cultural-spirituale che rappresenti lo ‘spirito’ anticristico dei tempi ma sarà un Anticristo-uomo che avrà il potere e l’autorità religiosa di convocare o indurre qualcuno a convocare un Concilio ‘ecumenico’ di tutte le religioni cristiane.Non è necessario essere Papi per essere Anticristi, così come Giuda Iscariota – che tradì Gesù – non era il Capo degli apostoli e come Anticristi furono anche Imperatori dell’epoca romana e capi di governo successivi, sia pur solo ‘Precursori’ dell’Anticristo finale.Pur di ottenere l’accordo – in nome dell’unità dei cristiani – delle varie religioni l’Anticristo dovrà tuttavia elaborare un ‘compromesso’ che stemperi le verità tradizionali del Cattolicesimo per adeguarle a quelle delle altre fedi, concedendo qualcosa ad ognuna di queste.La reinterpretazione ‘moderna’, finalmente ‘al passo coi tempi’, che l’Anticristo farà del Cristianesimo ridurrà quest’ultimo non più all’incontro centrale e personale con Gesù ma ad una serie di valori umani.
Questo è del resto quello che sostanzialmente sembrano pensare quei teologi di cui ha parlato Antonio Socci in quel suo articolo, i quali - negando la Resurrezione di Gesù - ne negano di fatto la divinità, riducendolo a ‘uomo’ e ridimensionando i suoi insegnamenti da precetti divini a norme di comportamento etico-morali che in quanto tali possono essererelativizzate ed adattate alla cultura di ciascun popoloe anche a quella di ciascun credente.Tali norme non saranno più considerate valori spirituali oggettivi facenti parte della Legge naturale incisa da Dio nel cuore di tutti gli uomini affinché ciascuno intuisse come condursi indipendentemente da quanto insegnato dalla religione di appartenenza.Sarà il trionfo del Relativismo morale e religioso, delle religioni anche individuali e ‘fai da te”
La maggioranza dei cristiani – specie quella non praticante o poco praticante, quella della ‘Chiesa di Laodicea’ che il Gesù dell’Apocalisse aveva promesso di ‘vomitare’ perché né calda né fredda – troverà finalmente adeguata ai tempi ‘moderni’ questa impostazione e questa nuova morale che essa accetterà ben volentieri, in quanto i valori del mondo sonoalla fin fine i ‘suoi’ valori.Essa seguirà entusiasta la dottrina dell’Anticristo che – in realtà Falso Messia - verrà davvero considerato ‘Profeta dei Tempi Nuovi’, venuto per restaurare il giusto ordine delle cose offuscato dal ‘bigottismo’ e dal ‘fondamentalismo’ cattolico di quella parte di fedeli e della Chiesa gerarchica che si rifarebbe ‘ottusamente’ alla Tradizione millenaria, ma proprio per questo ‘medioevale’, della Chiesa…Una parte del Clero – di cui vediamo già da qualche decennio robuste ‘avanguardie’ - seguirà con entusiasmo le nuove linee guida, perché in fin dei conti essa penserà di poter essere più vicina ai ‘bisogni’ della ‘gente’ e sarà alla fin fine anche più facile avere un ‘colloquio’ con‘la gente’ e ‘riempire’ le chiese di ‘gente’…
Gli altri del Clero si adegueranno per paura, per impotenza o per rassegnazione.
L’Anticristo – esperto esegeta dalla vasta cultura biblica – saprà ben trovare gli argomenti,nelle pieghe del Vangelo, volti a convincere chi vorrà essere convinto.
Molti sacerdoti, vescovi e cardinali non saranno però d’accordo, ma verranno messi in minoranza anche di fronte ‘alla gente’ che li considererà dei ‘ribelli’, anzi degli ‘eretici’.
Una parte dei veri fedeli: cattolici, ortodossi e protestanti, avendo magari nel frattempoanche ben letto l’Apocalisse - che in Chiesa, non so se lo avete notato, i sacerdoti non spiegano quasi mai - mangerà però ‘la foglia’, capirà l’inganno e - guidata dalla minoranza di Sacerdoti fedeli al Cristo Risorto - si opporrà cercando di guadagnare tempo in attesa che passi la bufera di quei quarantadue mesi di cui l’Apocalisse parla anche riferendosi a quellaRoma calpestata dai ‘pagani’.Sarà un ‘piccolo restò che tornerà ‘nelle catacombe’, quanto meno culturali e religiose, se non addirittura materiali.
Fino al momento in cui il Gesù dell’Apocalisse – che è sempre presente e tutto osserva al nostro fianco anche se invisibile – decreterà il suo ‘Basta’ con accompagnamento di squilli di tromba e versamenti di ‘coppe dell’ira di Dio’ fino alla sconfitta della Bestia, cioè dellapersonificazione umana dello ‘spirito dell’Anticristo’ e di quella parte di Umanità che – come diceva il Cap. 18 dell’Apocalisse parlando della caduta della Gran Babilonia, la Prostituta famosa – vedrà andare in fumo le ricchezze materiali di un sistema socio-economico mondiale basato sull’iniquità.Secondo il Cardinal Biffi è stupefacente la perspicacia con la quale Solovev descrive in anticipo la grande crisi che avrebbe colpito il cristianesimo negli ultimi decennidel Novecento, crisi morale, spirituale e culturale che Solov’ev - secondo il Cardinale - vedrebbe come allegoria dell’Anticristo.Non sono però affatto sicuro – lo ribadisco - che Solov’ev ‘allegorizzi’ l’Anticristo solo come un fenomeno astratto di apostasia e quindi di mero ‘spirito anticristico’.Gli spiriti non indicono infatti concili ecumenici né tantomeno sono esperti esegetilaureati ‘a Tubinga’.Gli spiriti satanici – al momento opportuno - hanno sempre bisogno di uomini da possedere per convincerli a realizzare umanamente i loro progetti.Capisco che per un ‘uomo di Chiesa’ sia drammatico il solo pensare alla eventualità che l’Anticristo sia un uomo ‘di chiesa’, ma Giuda era pur stato un membro del collegio apostolico, e anche abile e di fiducia se alla fin fine era anche quello che teneva le chiavi della Cassa.1
Da ZENIT <zenititaliano@zenit.org - Servizio quotidiano del 28 febbraio 2007 IL CARDINALE E L’AMMONIMENTO PROFETICODI VLADIMIR SERGEEVIC SOLOV’EV
17.1 La riflessione del Cardinale sull’AnticristoPossiamo ben dire di essere quasi arrivati alla conclusione del nostro ‘Viaggio nell’Apocalisse verso l’Anticristo prossimo venturo’.Non conosciamo i ‘tempi’ di avveramento delle profezie dell’Apocalisse ma abbiamo ormai capito l’importanza della posta in gioco.
Non importa – alla fin fine – sapere cronologicamente in quale ‘sigillo’ o ‘squillo di tromba’ ci troviamo a vivere, quanto avere la consapevolezza che l’Umanità dovrà affrontare prima o poi esperienze drammatiche, anche cruente e non di sola perdita di fede, alle quali sarebbe bene essere psicologicamente e spiritualmente preparati.
Essere nella quinta Chiesa del quinto sigillo, come taluni ritengono, o nella sesta come ritengono altri - come pure essere nella settima Chiesa di Laodicea del settimo millennio della cosiddetta settimana universale e per di più all’inizio della quinta ‘tromba’, come riterrei io - non cambia la situazione.Questi sono particolari tutto sommato irrilevanti rispetto al fatto in se stesso: quello dell’Anticristo prossimo venturo.
Abbiamo visto che la durata di una ‘Chiesa’ intesa come ‘periodo storico’ può essere anche di secoli, e abbiamo anche capito che sono di entità diversa le durate dei periodi storici delle varie ‘Chiese’, come pure lo svolgimento dei tempi delle ‘trombe’ e del versamento delle sette ‘coppe’ che io presumo assumeranno un ritmo rapido ed incalzante dopo la quinta ‘tromba’, cioè dopo quella caduta di un ‘astro’ dal cielo con l’apertura delle porte dell’inferno, di cui l’Apocalisse parla.Nel momento in cui scrivo queste ultime righe mi viene tuttavia alla mente una segnalazione che mi era pervenuta tempo fa via internet da una Agenzia di informazioni on-line.
1Essa segnalava che il Cardinale Giacomo Biffi2 – nel corso degli ‘Esercizi spirituali al Papa e alla Curia romana’ – aveva tenuto il 27 febbraio 2007 presso la Città del Vaticano una ‘riflessione’ dal titolo ‘L’ammonimento profetico di Vladimir S. Solov’ev.
Vladimir Sergeevic Solov’ev (o Solovev) nato a Mosca nel 1853, non è molto conosciuto in Italia ma è considerato dagli esperti come un autentico genio del pensiero, poeta, scrittore, filosofo, critico letterario, una delle menti più grandi della Russia.
Giovanni Paolo II lo ha citato nella fondamentale enciclica ‘Fides et ratio’.
Solov’ev ha scritto fra l’altro nel 1900 i ‘I tre dialoghi e il racconto dell’anticristo’.
Giacomo Biffi ha dunque tenuto questa ‘Riflessione’ dedicata a quest’opera ma già il termine di ‘ammonimento profetico’, nel titolo della sua ‘Riflessione’, fa intuire quale sia il pensiero del Cardinale sulle ‘intuizioni’ di Solov’ev.Nella recensione dell’intervento del Cardinal Biffi fatta dalla suddetta Agenzia di informazione si legge dunque (i grassetti sono i miei):«Facendo riferimento in particolare all’opera suddetta del filosofo russo, l’Arcivescovo emerito di Bologna ha ricordato che ‘l’anticristo si presenta come pacifista, ecologista ed ecumenista. Convocherà un Concilio ecumenico e cercherà il consenso di tutte le confessioni cristiane concedendo quindi qualcosa ad ognuno.Le masse lo seguiranno, tranne dei piccoli gruppetti di cattolici, ortodossi e protestanti’.
Secondo la sintesi del porporato offerta dalla ‘Radio vaticana’ il Cardinale Biffi avrebbe spiegato che ‘l’insegnamento lasciatoci dal grande filosofo russo è che il Cristianesimo non può essere ridotto ad un insieme di valori. Al centro dell’essere cristiani c’è infatti l’incontro personale con Gesù Cristo’…
‘Verranno giorni in cui nella cristianità si tenterà di risolvere il fatto salvifico in una mera serie di valori’ha scritto nella sua ultima opera nell’anno 1900 il filosofo russo Vladimir Solovev, che con grande acume aveva profetizzato le tragedie del XX secolo.
Nel ‘racconto breve dell’Anticristo’ Solovev scrive: ‘Incalzati dall’Anticristo, quel piccolo gruppetto di cattolici, ortodossi e protestanti risponderanno all’anticristo: ‘Tu ci dai tutto, tranne ciò che ci interessa, Gesù Cristo’.
Per il Cardinale Biffi questo racconto è un ammonimento. ‘Oggi infatti corriamo il rischio di avere un Cristianesimo che mette fra parentesi Gesù con la sua Croce e Resurrezione’.
L’Arcivescovo emerito di Bologna ha spiegato che se i cristiani ‘si limitassero a parlare di valori condivisibili saremmo ben più accettabili nelle trasmissioni televisive come nei salotti. Ma così avremmo rinunciato a Gesù, alla sconvolgente realtàdella Resurrezione’.
Per il Cardinale Biffi è questo il ‘pericolo che i cristiani corrono nei nostri tempi’, perché‘il Figlio di Dio, non è traducibile in una serie di buoni progetti omologabili con la mentalità mondana dominante’.“Tuttavia - ha precisato il porporato - tutto ciò non significa una condanna dei valori, che tuttavia vanno sottoposti ad un attento discernimento. Ci sono, infatti, valori assoluti come il bene, il vero, il bello. Chi li percepisce e li ama, ama anche Cristo, anche se non lo sa, perché Lui è la verità, la bellezza, la giustizia’.Il Predicatore degli Esercizi spirituali per la Quaresima di quest'anno ha quindi precisato che “ci sono valori relativi come la solidarietà, l’amore per la pace e il rispetto per la natura. Se questi si assolutizzano, sradicandosi o perfino contrapponendosi all’annuncio del fatto salvifico, allora questi valori diventano istigazioni all’idolatria e ostacoli sulla strada della Salvezza’.
In conclusione, il Cardinale Biffi ha affermato che “se il cristiano per aprirsi al mondo e dialogare con tutti, stempera il fatto salvifico, preclude la sua connessione personale con Gesù e si ritrova dalla parte dell’anticristo’.
Sull’anticristo e sul romanzo di Solovev, il Cardinale Biffi aveva già svolto una dettagliata relazione il 4 marzo del 2000 in una conferenza organizzata dal centro Culturale E. Manfredini e dalla Fondazione Russia Cristiana.
Il testo del suo intervento è stato poi riportato per intero nel libro “Pinocchio, Peppone, l’Anticristo” (Cantagalli, 2005).
In quell’intervento, ricordando le parole profetiche del filosofo russo, il Cardinale di Bologna aveva detto: “Soprattutto è stupefacente la perspicacia con cui (Solovev) descrive la grande crisi che colpirà il cristianesimo negli ultimi decenni del Novecento, crisi che Solovev vede come l'Anticristo che riesce a influenzare e a condizionare un pò tutti, quasi emblema, ipostatizzazione della religiosità confusa e ambigua di questi nostri anni’.“L'Anticristo – proseguiva – sarà 'convinto spiritualista', un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo’E ancora, ironizzava il Cardinale Biffi, quell'Anticristo sarà “anche un esperto esegeta: la sua cultura biblica gli propizierà addirittura una laurea honoris causa a Tubinga. Soprattutto, si dimostrerà un eccellente ecumenista, capace di dialogare 'con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza'.
17.2 La ‘mia’ riflessione sulla ‘Riflessione’ del Cardinale
La recensione pare ineccepibile tranne che per il fatto che – per quanto io ricordi di aver letto – il racconto profetico di Solov’ev fosse ambientato non nel XX secolo, come recita la recensione della Radio Vaticana, e cioè nel novecento, come a dire ‘acqua passata’, ma nel XXI secolo, cioè quello che è iniziato da pochi anni appena.
Non vi è dubbio che le parole del Predicatore - per il suo prestigio personale, morale, intellettuale, per la sede in cui sono state pronunciate, per l’occasione solenne, per il momento di crisi di fede che la Chiesa gerarchica e dei fedeli sta attraversando, per gli interlocutori interni ed esterni ai quali la ‘Riflessione’ era proposta - siano da prendere molto seriamente.
Un certo personaggio politico italiano diceva argutamente e sornionamente qualche anno fa un qualcosa come «…A pensar male si fa peccato ma molto spesso ‘ci si azzecca’».
Incuranti del rischio di peccato e sperando in una non troppo severa punizione in Purgatorio, a noi , ‘laici e smaliziati’, potrebbe sorgere un dubbio.
E se, con quanto dice il Cardinal Biffi che predica quella che egli chiama qui ‘la realtàsconvolgente della Resurrezione’, noi ci trovassimo di fronte ad un garbato ma molto serioammonimento indiretto mandato ai vari teologi presenti e passati, che la mettevano in dubbio – taluni persino epigoni del modernista Rudolph Bultmann - come i Lehmann, i Rahner, i Kasper, per non parlare dei Drewermann o di chi altri ancora?
Si sa che i cardinali sono abilissimi nella dialettica e sanno dire le cose più ‘pesanti’ con il sorriso sulle labbra.
Se volessimo però esercitarci in una del tutto personale riflessione sulla suddetta Recensione, scorrendo con lo sguardo quelle parole del Cardinale, riferite all’Anticristo di Solovev, o meglio le parole che io ho messo in grassetto, potremmo dedurre quanto segue.
Se ‘l’Anticristo’ convocherà un Concilio ecumenico, costui non sarà semplicemente una ‘astrazione’ cultural-spirituale che rappresenti lo ‘spirito’ anticristico dei tempi ma sarà un Anticristo-uomo che avrà il potere e l’autorità religiosa di convocare o indurre qualcuno a convocare un Concilio ‘ecumenico’ di tutte le religioni cristiane.
Non è necessario essere Papi per essere Anticristi, così come Giuda Iscariota – che tradì Gesù – non era il Capo degli apostoli e come Anticristi furono anche Imperatori dell’epoca romana e capi di governo successivi, sia pur solo ‘Precursori’ dell’Anticristo finale.
Pur di ottenere l’accordo – in nome dell’unità dei cristiani – delle varie religioni l’Anticristo dovrà tuttavia elaborare un ‘compromesso’ che stemperi le verità tradizionali del Cattolicesimo per adeguarle a quelle delle altre fedi, concedendo qualcosa ad ognuna di queste.
La reinterpretazione ‘moderna’, finalmente ‘al passo coi tempi’, che l’Anticristo farà del Cristianesimo ridurrà quest’ultimo non più all’incontro centrale e personale con Gesù ma ad una serie di valori umani.Questo è del resto quello che sostanzialmente sembrano pensare quei teologi di cui ha parlato Antonio Socci in quel suo articolo, i quali - negando la Resurrezione di Gesù - ne negano di fatto la divinità, riducendolo a ‘uomo’ e ridimensionando i suoi insegnamenti da precetti divini a norme di comportamento etico-morali che in quanto tali possono essererelativizzate ed adattate alla cultura di ciascun popoloe anche a quella di ciascun credente.
Tali norme non saranno più considerate valori spirituali oggettivi facenti parte della Legge naturale incisa da Dio nel cuore di tutti gli uomini affinché ciascuno intuisse come condursi indipendentemente da quanto insegnato dalla religione di appartenenza.Sarà il trionfo del Relativismo morale e religioso, delle religioni anche individuali e ‘fai da te’.La maggioranza dei cristiani – specie quella non praticante o poco praticante, quella della ‘Chiesa di Laodicea’ che il Gesù dell’Apocalisse aveva promesso di ‘vomitare’ perché né calda né fredda – troverà finalmente adeguata ai tempi ‘moderni’ questa impostazione e questa nuova morale che essa accetterà ben volentieri, in quanto i valori del mondo sonoalla fin fine i ‘suoi’ valori.
Essa seguirà entusiasta la dottrina dell’Anticristo che – in realtà Falso Messia - verrà davvero considerato ‘Profeta dei Tempi Nuovi’, venuto per restaurare il giusto ordine delle cose offuscato dal ‘bigottismo’ e dal ‘fondamentalismo’ cattolico di quella parte di fedeli e della Chiesa gerarchica che si rifarebbe ‘ottusamente’ alla Tradizione millenaria, ma proprio per questo ‘medioevale’, della Chiesa…Una parte del Clero – di cui vediamo già da qualche decennio robuste ‘avanguardie’ - seguirà con entusiasmo le nuove linee guida, perché in fin dei conti essa penserà di poter essere più vicina ai ‘bisogni’ della ‘gente’ e sarà alla fin fine anche più facile avere un ‘colloquio’ con‘la gente’ e ‘riempire’ le chiese di ‘gente’…
Gli altri del Clero si adegueranno per paura, per impotenza o per rassegnazione.
L’Anticristo – esperto esegeta dalla vasta cultura biblica – saprà ben trovare gli argomenti,nelle pieghe del Vangelo, volti a convincere chi vorrà essere convinto.
Molti sacerdoti, vescovi e cardinali non saranno però d’accordo, ma verranno messi in minoranza anche di fronte ‘alla gente’ che li considererà dei ‘ribelli’, anzi degli ‘eretici’.
Una parte dei veri fedeli: cattolici, ortodossi e protestanti, avendo magari nel frattempoanche ben letto l’Apocalisse - che in Chiesa, non so se lo avete notato, i sacerdoti non spiegano quasi mai - mangerà però ‘la foglia’, capirà l’inganno e - guidata dalla minoranza di Sacerdoti fedeli al Cristo Risorto - si opporrà cercando di guadagnare tempo in attesa che passi la bufera di quei quarantadue mesi di cui l’Apocalisse parla anche riferendosi a quellaRoma calpestata dai ‘pagani’.Sarà un ‘piccolo restò che tornerà ‘nelle catacombe’, quanto meno culturali e religiose, se non addirittura materiali.Fino al momento in cui il Gesù dell’Apocalisse – che è sempre presente e tutto osserva al nostro fianco anche se invisibile – decreterà il suo ‘Basta’ con accompagnamento di squilli di tromba e versamenti di ‘coppe dell’ira di Dio’ fino alla sconfitta della Bestia, cioè dellapersonificazione umana dello ‘spirito dell’Anticristo’ e di quella parte di Umanità che – come diceva il Cap. 18 dell’Apocalisse parlando della caduta della Gran Babilonia, la Prostituta famosa – vedrà andare in fumo le ricchezze materiali di un sistema socio-economico mondiale basato sull’iniquità.Secondo il Cardinal Biffi è stupefacente la perspicacia con la quale Solovev descrive in anticipo la grande crisi che avrebbe colpito il cristianesimo negli ultimi decennidel Novecento, crisi morale, spirituale e culturale che Solov’ev - secondo il Cardinale - vedrebbe come allegoria dell’Anticristo.Non sono però affatto sicuro – lo ribadisco - che Solov’ev ‘allegorizzi’ l’Anticristo solo come un fenomeno astratto di apostasia e quindi di mero ‘spirito anticristico’.Gli spiriti non indicono infatti concili ecumenici né tantomeno sono esperti esegetilaureati ‘a Tubinga’.Gli spiriti satanici – al momento opportuno - hanno sempre bisogno di uomini da possedere per convincerli a realizzare umanamente i loro progetti.Capisco che per un ‘uomo di Chiesa’ sia drammatico il solo pensare alla eventualità che l’Anticristo sia un uomo ‘di chiesa’, ma Giuda era pur stato un membro del collegio apostolico, e anche abile e di fiducia se alla fin fine era anche quello che teneva le chiavi della Cassa.

Pericolo Anticristo! Il cardinale Biffi dà la sveglia alla Chiesa
L’arcivescovo emerito di Bologna rilegge il celebre racconto del filosofo russo Vladimir Solovev e lo applica al cristianesimo d’oggi. Bersaglio collaterale: il cardinale Martini

di Sandro MagisterROMA, 3 giugno 2005 – Il cardinale Giacomo Biffi, 77 anni, arcivescovo di Bologna dal 1984 al 2003, teologo e grande studioso di sant’Ambrogio, ha raccolto in un volume pubblicato in questi giorni da Cantagalli alcuni suoi scritti non strettamente teologici.Titolo del volume: “Pinocchio, Peppone, l’Anticristo e altre divagazioni”.

L’Anticristo di cui dice il titolo è quello tratteggiato dal filosofo e teologo russo Vladimir Sergeevic Solovev nel suo ultimo libro scritto poco prima della morte nel 1900: “I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo”.Perché il cardinale Biffi vuole riproporlo oggi all’attenzione di tutti? Perché – scrive – “Soloviev preannunziò con antiveggente lucidità la grande crisi che ha colpito il cristianesimo negli ultimi decenni del Novecento”.

Nella figura dell’Anticristo descritto da Solovev, infatti, Biffi ravvisa “l’emblema della religiosità confusa ed ambigua del tempo che oggi stiamo vivendo”. Vede delineati e criticati il “cristianesimo dei valori”, l’enfatizzazione delle “aperture”, l’ossessione del “dialogo” a qualunque prezzo, “dove pare che resti poco della persona unica e inconfrontabile del Figlio di Dio crocifisso per noi, risorto, oggi vivo. È la situazione che don Divo Barsotti ha denunciato con una frase tremenda e tremendamente vera, quando ha detto che ai nostri giorni nel mondo cattolico Gesù Cristo troppo spesso è solo una scusa per parlare d’altro”.Nel racconto di Solovev, l’Anticristo viene prima eletto presidente degli Stati Uniti d’Europa, poi è acclamato imperatore a Roma, si impadronisce del mondo intero, e alla fine si impone anche alla vita e all’organizzazione delle Chiese. Ma non è tanto su questa vicenda che il cardinale Biffi richiama l’attenzione, quanto sulle caratteristiche del personaggio. Ecco qui di seguito – in alcuni passi del suo saggio che comunque esige di essere letto per intero – come il cardinale le riassume e come trae da esse una lezione per la Chiesa d’oggi:Verranno giorni, e anzi sono già venuti..di Giacomo Biffi


L’Anticristo era – dice Solovev – “un convinto spiritualista”. Credeva nel bene e perfino in Dio. Era un asceta, uno studioso, un filantropo. Dava “altissime dimostrazioni di moderazione, di disinteresse e di attiva beneficenza”. Nella sua prima giovinezza si era segnalato come dotto e acuto esegeta: una sua voluminosa opera di critica biblica gli aveva propiziato una laurea ad honorem da parte dell’università di Tubinga.

Ma il libro che gli aveva procurato fama e consenso universali porta il titolo: “La via aperta verso la pace e la prosperità universale”, dove “si uniscono il nobile rispetto per le tradizioni e i simboli antichi con un vasto e audace radicalismo di esigenze e direttive sociali e politiche, una sconfinata libertà di pensiero con la più profonda comprensione di tutto ciò che è mistico, l’assoluto individualismo con un’ardente dedizione al bene comune, il più elevato idealismo in fatto di principi direttivi con la precisione completa e la vitalità delle soluzioni pratiche”.È vero che alcuni uomini di fede si domandavano perché non vi fosse nominato nemmeno una volta il nome di Cristo; ma altri ribattevano: “Dal momento che il contenuto del libro è permeato dal vero spirito cristiano, dall’amore attivo e dalla benevolenza universale, che volete di più?”. D’altronde egli “non aveva per Cristo un’ostilità di principio”. Anzi ne apprezzava la retta intenzione e l’altissimo insegnamento.

Tre cose di Gesù, però, gli riuscivano inaccettabili.Prima di tutto le sue preoccupazioni morali. “Il Cristo – affermava – col suo moralismo ha diviso gli uomini secondo il bene e il male, mentre io li unirò coi benefici che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi”.

Poi non gli andava “la sua assoluta unicità”. Egli è uno dei tanti; o meglio – diceva – è stato il mio precursore, perché il salvatore perfetto e definitivo sono io, che ho purificato il suo messaggio da ciò che è inaccettabile all’uomo d’oggi.Infine, e soprattutto, non poteva sopportare il fatto che Cristo sia vivo, tanto che istericamente ripeteva: “Lui non è tra i vivi e non lo sarà mai. Non è risorto, non è risorto, non è risorto. È marcito, è marcito nel sepolcro...”.

Ma dove l’esposizione di Solovev si dimostra particolarmente originale e sorprendente – e merita la più approfondita riflessione – è nell’attribuzione all’Anticristo delle qualifiche di pacifista, di ecologista, di ecumenista. [...]In questa descrizione dell’Anticristo Solovev ha avuto presente qualche bersaglio concreto? È innegabile che alluda soprattutto al “nuovo cristianesimo” di cui in quegli anni si faceva efficace banditore Lev Tolstoj. [...]

Nel suo “Vangelo” Tolstoj riduce tutto il cristianesimo alle cinque regole di comportamentoegli desume dal Discorso della Montagna:1. Non solo non devi uccidere, ma non devi neanche adirarti contro il tuo fratello.2. Non devi cedere alla sensualità, al punto che non devi desiderare neanche la tua propria moglie.3. Non devi mai vincolarti con giuramento.

4. Non devi resistere al male, ma devi applicare fino in fondo e in ogni caso il principio della non-violenza.
5.Ama, aiuta, servi il tuo nemico.

Questi precetti, secondo Tolstoj, vengono bensì da Cristo, ma per essere validi non hanno affatto bisogno dell’esistenza attuale del Figlio del Dio vivente. [...]

Certo Solovev non identifica materialmente il grande romanziere con la figura dell’Anticristo. Ma ha intuito con straordinaria chiaroveggenza che proprio il tolstojsmo sarebbe diventato lungo il secolo XX il veicolo dello svuotamento sostanziale del messaggio evangelico, sotto la formale esaltazione di un’etica e di un amore per l’umanità che si presentano come “valori” cristiani. [...]Verranno giorni, ci dice Solovev – e anzi sono già venuti, diciamo noi – quando nella cristianità si tenderà a dissolvere il fatto salvifico, che non può essere accolto se non nell’atto difficile, coraggioso, concreto e razionale della fede, in una serie di “valori” facilmente smerciabili sui mercati mondani.

Da questo pericolo – ci avvisa il più grande dei filosofi russi – noi dobbiamo guardarci. Anche se un cristianesimo tolstojano ci rendesse infinitamente più accettabili nei salotti, nelle aggregazioni sociali e politiche, nelle trasmissioni televisive, non possiamo e non dobbiamo rinunciare al cristianesimo di Gesù Cristo, il cristianesimo che ha al suo centro lo scandalo della croce e la realtà sconvolgente della risurrezione del Signore.

Gesù Cristo, il Figlio di Dio crocifisso e risorto, unico salvatore dell’uomo, non è traducibile in una serie di buoni progetti e di buone ispirazioni, omologabili con la mentalità mondana dominante. Gesù Cristo è una “pietra”, come egli ha detto di sé. Su questa “pietra” o si costruisce (affidandosi) o ci si va a inzuccare (contrapponendosi): “Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà” (Mt 21, 44). [...]

È stato dunque, quello di Solovev, un magistero profetico e al tempo stesso un magistero largamente inascoltato. Noi però vogliamo riproporlo, nella speranza che la cristianità finalmente si senta interpellata e vi presti un po’ di attenzione.

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Clero conciliare: di Cristo o del demonio?
Nell'introduzione di un piccolo saggio del card. Giacomo Biffi, Il quinto evangelo (editrice ESD, p. 7), vi si legge il racconto (siamo nel 1970, a 5 anni del Concilio vaticano II) del compianto cardinale emerito di Bologna alle prese con la contestazione di alcuni giovani fedeli parrocchiani secondo i quali la Chiesa in molte cose doveva cambiare: “Capitava anche che, di fronte a certi enunciati avventurosi – scrive il card.Biffi - fossi costretto ad osservare: “Ma guarda che nei discorsi di Gesù c'è proprio il contrario di quello che tu dici”. E qualche volta aggiungevo: “Forse non abbiamo tra le mani lo stesso vangelo...”.
Quest'ultima affermazione del cardinale ha indubbiamente il merito di sintetizzare alla perfezione il problema che sta attanagliando da più di 50anni la Chiesa di Nostro Signore: dal Vaticano II in avanti è ormai del tutto evidente che un nuovo vangelo abbia soppiantato i 4 canonici così come una nuova pastorale abbia soppiantato la Tradizione, e una nuova dottrina si sia sostituita a ciò che prima di quel Concilio è stato sempre insegnato.
Se facciamo un ulteriore passo avanti, ossia sostituiamo i giovani interlocutori del cardinale con i sacerdoti che hanno aderito incondizionatamente alle voglie pruriginose di novità propagate dal Concilio vaticano II, otterremo la spiegazione anche degli scandali che a ritmo serrato si susseguono uno dopo l'altro nella neo chiesa del cambiamento: una volta la Chiesa era sorretta da fior di Santi sacerdoti, oggi da un clero che si distingue per scandali religiosi, sessuali, finanziari e sbarellamenti vari... proprio un bel cambiamento!
Nonostante ciò il sensus fidei del fedele è sempre più spesso sfidato dalla fastidiosa e sfacciata provocazione che si ode in bocca al clero conciliare: “Noi siamo cattolici!”.
In altre parole si ha la pretesa di ritenersi cattolici professando una religione che di punto in bianco, dal 1962, dice e fa esattamente l'opposto di quanto è sempre stato detto e fatto prima.
Ora, non è necessario essere degli scienziati per capire che se A è diverso da B, B non può essere uguale ad A, ancorché ne abbia la pretesa.
Affermare l'improponibile significa essere esperti di malafede confermando la malattia di questi tempi tragici: la falsità si sa spingere così tanto avanti dal riuscire persino ad appropriarsi del linguaggio delle parole svuotandole del loro significato per riempirle di ciò che si vuole.
Questa non solo è una caratteristica della società odierna ma anche e soprattutto della neo chiesa nata dal Vaticano II i cui membri, impantanati volontariamente nelle questioni mondane, vestono alla perfezione i panni dei peggiori sofisti dell'era platonica: persone sfuggenti come i loro discorsi ambigui, falsi e ingannevoli.
Non ci si può dunque esimere da una domanda: quando udiamo, quando incontriamo un sacerdote conciliare, chi in verità compare dinanzi a noi? Un vero sacerdote di Cristo o chi altro?
Sacerdoti, vescovi e cardinali conciliaristi professeranno anche che Gesù Cristo è Figlio di Dio ma al tempo stesso si odono ripetute stonature che si insinuano dappertutto nei loro discorsi e nei loro atti.
Quelle stonature non sono ascrivibili a difficoltà di linguaggio, ma a qualcos'altro di ben più allarmante: si tende a confondere la Verità, a fraintenderla, addirittura a volte a corromperla e a capovolgerla per modificarla.
Sicché se i fedeli riporranno nel cassetto il loro senso critico senza rispedire al mittente certe scandalose azioni o inaccettabili parole, finiranno per accettare tutto, per digerire tutto, senza nulla fiatare, confermando in pieno il famoso aforisma di Paul Bourget: “Bisogna vivere come si pensa altrimenti si finisce per pensare come si vive”.
Il rischio di perdere ciò che contraddistingue un vero cattolico, la Fede, è assai concreto. Perché dando credito a pastori smarriti, appare logica conseguenza che anche il gregge farà la stessa fine.
A meno che quel gregge sappia riconoscere i falsi pastori, evitando di cadere in un vuoto senza fondo. Occorre dunque prendere atto di cosa covino nell'animo i sacerdoti del cambiamento, i sacerdoti conciliari.
Nel libro di Fabrice Hadjadj, La fede dei demoni (editrice Marietti 1820, p. 60) si affronta precisamente questa questione: “Un conto è credere qualcosa, e un altro è credere in qualcosa: “I demoni possono credere che Dio è, credere che ciò che Egli dice è vero. Ma soltanto coloro che amano Dio – vale a dire che non sono cristiani soltanto di nome, ma anche con la loro vita e con le loro opere – riescono a credere in Dio. (Jacques Paul Migne, Patrologia latina, XCIII, 22)”.
Sant'Agostino sottolinea nelle sue omelie che soltanto questa è la differenza tra identiche affermazioni: “Rispose Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio di Dio vivo”. Anche i demoni dicono: “Sappiamo chi sei: il Figlio di Dio, il Santo di Dio”. Quello che dice Pietro lo dicono anche i demoni; ma se le parole sono le stesse, lo spirito è diverso. Da che cosa abbiamo la prova che Pietro qui parlava con sentimento d'amore? Da questo: che la fede di un cristiano è sostenuta dall'amore; quella di un demonio è priva di amore. Perché senza amore? Perché Pietro pronunciava quelle parole con lo scopo di aderire a Cristo, mentre i demoni le pronunciavano con lo scopo di allontanare Cristo da loro. Prima di dire: “Sappiamo chi sei: il Figlio di Dio, il Santo di Dio”, essi avevano detto: “Che c'è di comune fra te e noi? Perché sei venuto prima del tempo a perderci?” (Mt 8,29; Mc 1,24).
Dunque cosa si cela in un cuore demoniaco? É ancora Sant'Agostino che chiarisce: “il Diavolo è immensamente superbo e invidioso. Alcuni affermano che il demonio sia precipitato dalle sfere celesti perché ha invidiato l'uomo, fatto a immagine di Dio. Ma l'invidia necessariamente segue la superbia, non la precede: l'invidia, in effetti, non è motivo per inorgoglirsi, ma la superbia è motivo per invidiare”. (Sant'Agostino, La città di Dio, ed. paoline, libro XIV, III, pag.756).
Nel libro del Siracide si legge che “Principio di ogni peccato è la superbia” (Sir 10,13) e nel libro della Sapienza sta scritto che “la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo” (Sap 2,24).
Superbia ed invidia generalmente non sono apertamente manifeste, bensì ben nascoste, piene di sottigliezze e ricercatezze. Da qui la difficoltà nell'individuarle e scoprirle. Ma che siano prerogative di coloro avvezzi alla ribellione e quindi alla corruzione del cuore e dell'anima, è indubbio.
Infatti, l'invidia di cui si parla presuppone, prima di tutto, un rifiuto a rispettare il disegno generale di Dio. Quando gli operai della prima ora si irritano perché quelli dell'ultima ricevono il medesimo salario, rifiutano prima di ogni altra cosa la volontà del maestro. Questo rifiuto è dovuto alla superbia: voglio decidere io stesso che cosa debba essere bene.
Voglio decidere io stesso che tipo di chiesa debba esistere. Ecco ciò che cova nel cuore il clero conciliare. Superbia e invidia. Non è forse questo un tradimento? Un tradimento nei confronti delle volontà impartite agli Apostoli da Nostro Signore Gesù Cristo? Un tradimento come quello dell'apostolo Giuda?
Nel Vangelo di Giovanni sta scritto di Giuda che “Satana entrò in lui”(Gv 13,27).
É un'espressione forte che sta a significare come il demonio, quando entra in una persona, prende possesso di tutto di lei.
E coloro che tradiscono non possono che essere un altro Giuda subendo ciò che ha subito Giuda: il demonio è entrato in loro come entrò in lui.
È dunque bene cautelarsi, per non dimenticare chi abbiamo davanti quando incontriamo il clero conciliare.

Stefano Arnoldi