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METODOLOGIA BIBLICA

Per un corretto modo di approccio al discernimento critico, qui di seguito, riportiamo una sintesi dei criteri metodologici seguiti nei lavori del Diacono Lorenzo Ventrudo
 

 

 

 

 

 

2.5 La rimozione dell’ostacolo che impedisce
la manifestazione dell’empio

(Stralcio da Lorenzo Ventrudo, L’anticristo che deve ritornare, Fede & Cultura, Verona 2010, pp. 96-102)

L’attenzione esegetica unanime degli studiosi è collocata sul centro semantico katèkon che in 2Ts 2,6 è preceduto da che ne indica il genere neutro e al v. 7 preceduto da ò che ne indica il genere maschile. Il repentino passaggio dal neutro al maschile ha costituito l’occasione per desumere nei secoli vari criteri interpretativi. L’ostacolo o impedimento al maschile ò katèkon, e al neutro tò katèkon, ha provocato dunque nei secoli una ridda d’ipotesi interpretative, che ormai si sono cristallizzate storicamente; ne abbiamo voluto esprimere il tutto in forma riepilogativa nella Tavola n. 6.

All’ipotesi avanzata da qualcuno circa la possibilità che l’ostacolo impediente la manifestazione dell’A. possa riferirsi allo stesso Cristo, P. Rossano ritiene che l’ipotesi "ha il vantaggio di risolvere radicalmente la difficoltà" interpretativa perché non introduce "elementi estranei al contesto". Però, tale ipotesi, è impossibilitata a "provare che autòn si riferisce a Cristo"; a tale identificazione, a parere dell’a., "sembra opporsi il v. 7". È interessante l’interpretazione che ne fa lo stesso a. nel ritenere il rapporto tò katèkon/ò katèkon propendere alla natura personale dell’ostacolo.

Per G. Barbaglio riesce impossibile poter formulare "una precisa identificazione" dell’ostacolo. Certamente, sostiene d’altro canto H.A. Egenolf, l’ostacolo equivale ad una funzione antagonista a quella esercitata dall’A.: "C’è un essere che impedisce all’anticristo di scatenare immediatamente e continuamente la sua potenza. Alla fine dei tempi però colui che trattiene il figlio della perdizione sarà messo da parte, forse in maniera violenta" [sott. mia].

Questa ipotesi interpretativa che riteniamo interessante, come vedremo, ci sarà utile al sostegno d’altra formulazione ipotetica che ampliando l’autorevole interpretazione di S. Tommaso, ci consentirà di precisare contestualmente la dinamica storica secondo cui certi eventi storici debbano necessariamente accadere con una possibile e prevedibile sequenza logico-teologica.

S. Cipriani al termine tò katèkon fa corrispondere un fatto o una cosa determinata, mentre al maschile ò katèkon un essere personale. Tra le ipotesi risolutive proposte dall’a., riferendosi a Lc 18,18, ritenuto di significato indubbiamente escatologico ("Il Figlio dell’uomo, venendo, troverà ancora la fede sulla terra?"), propone quale ostacolo alla manifestazione dell’A. la fede incrollabile dei cristiani; venendo meno questa, la manifestazione dell’A. dovrebbe essere imminente. A tale condizione, "il misterioso ostacolo si traduce – sempre secondo l’a. – in un decisivo impegno di fedeltà e di amore al Signore e alla verità". L’opinione secondo cui l’ostacolo risiederebbe nell’Impero Romano è condivisa anche da S. Agostino che a tal proposito così si esprime: "Soltanto chi comanda ora, comandi, finché non sia tolto di mezzo. E allora sarà manifestato l’empio, nel quale nessuno dubita che sia significato l’Anticristo".

O. Da Spinetoli ritiene che siano infondate le ipotesi formulate nell’attesa di un’identificazione dell’ostacolo perché "il contesto non offre la possibilità di una soluzione". A. Penna evidenzia una certa evoluzione interpretativa sull’ostacolo una volta tramontata l’egemonia dell’Impero Romano, "l’ostacolo viene identificato con i nuovi organismi sociali, specialmente la Chiesa o col Sacro Romano Impero del Medioevo".

Gli studiosi H.W. Beyer, P. Althaus, H. Conzelmann, G. Friedrich e A. Oepke, ritengono che Paolo pensasse "alle potenze angeliche che trattengono il maligno, ma forse l’Impero Romano quale realtà che trattiene il male attraverso il dilagare della corruzione". Non c’è dubbio che il v. 7 rivesta certamente una notevole importanza ai fini della formulazione interpretativa che affronteremo più approfonditamente in seguito. Qui per ora ci limitiamo a esporre solo delle ipotesi interpretative che pensiamo di fonte autorevole e perciò seriamente credibili. S. Tommaso nel suo Opusc. LXVIII, De Antichrist, Parma 1864, t XVII, p. 439, sembra ritenere, secondo l’esposizione interpretativa che ne fa l’a. riportato in nota, che la manifestazione dell’A. è impedita da:

1) la Chiesa (cattolica romana), equivalente quindi all’ostacolo collettivo impediente (v. 6);

2) il Papa, corrispondente all’ostacolo personale impediente di cui al v. 7.

Sembra che S. Tommaso, nell’individuare l’ostacolo impediente la manifestazione dell’A. nel potere spirituale dei Papi, lo abbia desunto dal sermone 82 di Leone XIII (cfr. In natali apostolorum Petri et Pauli, PL 84, 423 Ass)". La Chiesa sarebbe dunque la barriera, l’ostacolo collettivo impediente la manifestazione dell’A. Accanto a tale ostacolo "vi è posto un custode incaricato di vegliare e custodirlo: il Papa, vicario di Gesù Cristo". Una volta disconosciuto il suo esercizio di "custode", dovrebbe essere "messo da parte, rigettato", "esule" o "prigioniero"; allora con lui dovrebbe sparire "anche l’ostacolo e l’Anticristo dovrebbe essere libero di comparire".

Sulla metafora "togliere di mezzo" (qualcuno) pare non sussistano dubbi fra gli studiosi, sul reale significato che lo sottende. I. de La Potterie ritiene che in Gv 11,48 è detto espressamente che Gesù deve essere "tolto di mezzo" per il bene della nazione. Infatti, è ucciso per questo, secondo la specifica motivazione espressa dalle autorità ebraiche nel Sinedrio. La rimozione dell’ostacolo consentirebbe quindi all’A. di scatenare la sua furia diabolica contro Dio e l’umanità, dapprima agendo col misterioso piano dell’iniquità, fino all’autoesaltazione di se stesso quale dio nello stesso tempio di Dio; poi, apertamente. Come vedremo, secondo l’ipotesi che proporremo, il "fattaccio" dovrebbe avvenire letteralmente nel Tempio di Gerusalemme, che dovrebbe essere ricostruito ai fini di consentire la realizzazione delle profezie. Con la manifestazione della sua matrice diabolica, l’A. scatenerebbe la Grande Tribolazione contro la Chiesa e, in particolare, contro l’Israele storico. Il Signore stesso ormai, portando a compimento il suo Giudizio, "lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta",(v.7).

3. Commento alla 2Ts 2,6-7

3.1 Classificazione logico-cronologica degli eventi escatologici

Nella letteratura biblico-giudaica l’escatologia (eskaton = ciò che è ultimo) assume le caratteristiche di un "discorso delle ultime cose, ma lascia incerto il termine a cui si riporta. Parlando degli individui, la mèta è la fine della vita e l’incontro personale con Cristo". Tuttavia, in vari commenti autorevoli, sono formulate delle ipotesi inerenti a una possibile classificazione anche cronologica degli avvenimenti escatologici. Come già anticipato, nelle Tavole nn. 2-3; 4-5, dedotte da S. Tommaso D’Aquino e da altri autori, è riportata in sintesi la lotta tra il Cristo e l’A., emissario di Satana, che si svolge durante l’intero arco della storia della salvezza. Sulla possibile classificazione anche cronologica degli avvenimenti escatologici, già se n'è dato cenno altrove. Qui riportiamo invece la classificazione proposta da S. Agostino che seguiremo nel nostro studio integrandola opportunamente anche secondo nostri contributi: 1. Elia Tesbite; 2. La fede dei Giudei; 3. L’Anticristo persecutore; 4. Cristo che giudicherà; 5. La risurrezione dei morti; 6. La separazione dei buoni dai cattivi; 7. La conflagrazione e rinnovazione del mondo.

3.2 La figura dell’Anticristo – Introduzione

Sul problema di una possibile identificazione dei connotati personale/collettivo dell’A., le ipotesi formulate sono moltissime e più o meno legittimamente fondate biblicamente; ancora più numerose e per di più davvero fantasiose sono quelle di origine extra-bibliche, incluse le pubblicazioni di derivazione spiritistica. Nelle analisi che seguiremo, il nostro intento resta quello di attenerci scrupolosamente all’esposizione e possibile acquisizione di quelle esegesi e commenti autorevoli affermatesi nei secoli. Nello sforzo di presentare i lavori precedenti sull’A., seguendo il criterio metodologico di 2Mac 2,23-31: "Ci studieremo di riassumerli in una sola composizione [...] data la vastità della materia" per cui tenteremo di fare un’"opera di compendio" perché il tutto sia di "utilità" per la Chiesa in particolare di quella della fine degli ultimi tempi. Per ora ci limitiamo a riportare quelle indicazioni che meglio si addicono a comporre il mosaico dei connotati dell’A. per delineare una sempre più approfondita "mappa" dei dati utili alla sua identificazione.