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METODOLOGIA BIBLICA

Per un corretto modo di approccio al discernimento critico, qui di seguito, riportiamo una sintesi dei criteri metodologici seguiti nei lavori del Diacono Lorenzo Ventrudo
 

 

 

 

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Dimissioni di Papa Benedetto XVI.

Punto della situazione: La Parabola dei Due PAPI.

Una lettura apocalittica dell’assurdo storico-teologico.

    1. In merito alle enigmatiche ragioni sulla rinuncia di Benedetto XVI al Pontificato, le numerose ipotesi interpretative non sono approdate minimamente a scalfire l’impenetrabile mistero. Qui, ne proponiamo un excursus informativo, su di una particolare e suggestiva, ardita ipotesi, stranamente ignorata dalle informazioni giornalistiche e anche da certi studiosi critici; noi riteniamo di farlo per onestà intellettuale e per un leale contributo alla ricerca della verità in Cristo, poiché la profezia non ha confini stabili (1Ts 5,19-21).

    2. Dunque, ci riferiamo a quanto riportato nel mensile di formazione e cultura, Chiesa viva, citato, in diversi numeri: 448-449, 452, 463, in particolare i nn. 474-475, 485. Attraverso una complessa elaborazione della decodificazione dell’intricato simbolismo e la comparazione critica tra lo Stemma del 30° grado "Cavaliere Kadosch" e lo Stemma di Benedetto XVI, il dott. Franco Adessa, esperto della satanica e ipocrita ideologia massonica, ritiene Benedetto XVI appartenente al 30° grado della Massoneria R.S.A.A, con i titoli di Patriarca della Massoneria, Supremo Pontefice della Massoneria Universale, Capo dell’Ordine degli Illuminati di Baviera. In sintesi, detto studioso ha effettuato un’inedita decodificazione della grafica simbolica sia dello Stemma, sia della Mitra e sia del Pallio, con le sue croci templari rosse, simboleggianti la redenzione gnostica del satanico Ordine degli Illuminati di Baviera, concludendo con l’appartenenza ad esso dello stesso Benedetto XVI. Così, questi simboli occulti, smascherati, rappresenterebbero la sua inconfutabile appartenenza al 30° grado del rituale massonico del Cavaliere Kadosch in cui il massone dichiara odio e guerra a Dio. Analogamente, Francesco, Vescovo di Roma, apparterrebbe al 32° grado, secondo la spiegazione ufficiale dello Stemma miserando atque eligendo. I simboli della dignità pontificia dello Stemma, sarebbero "uguali a quelli voluti dal predecessore Benedetto XVI", con l’intento di volerne manifestare la continuità. Essendo Bergoglio del 32° grado del rituale massonico del Cavaliere Kadosch, Benedetto XVI, di grado inferiore, si sarebbe dimesso per fare subentrare Bergoglio e consentire l’attivazione della soluzione finale prevista dal piano massonico di distruzione della Chiesa, cristiana e cattolica, attraverso, cioè, la costituzione di un’armata pronta per l’assalto finale.
  • Certamente l’ipotesi formulata da Chiesa viva è dirompente. Tuttavia, certe compiacenti dichiarazioni di Benedetto XVI, nei riguardi del Pontificato bergogliano, stupiscono per i loro contenuti tali da legittimare sospetti di uno strano sodalizio. Infatti, Benedetto XVI ha dichiarato di essere legato da una grande identità di vedute (10/02/14) e da un’amicizia di cuore a Papa Francesco… Papa Francesco sarebbe un uomo di profonda formazione filosofica e teologica (12/03/18) ... c’è una nuova freschezza in seno alla Chiesa. Ci si chiede come mai Benedetto XVI ignori o sembra ignorare il devastante effetto Bergoglio, dissolvitore della identità confessionale cattolica e irresponsabile accoglitore della protestantizzazione che falcidia la sana dottrina cattolica? Possibile che lui fine teologo e uomo di Chiesa, ignorasse, senza mai apportare rettifiche, le incontrovertibili e inarrestabili derive dottrinali, esegetiche, liturgiche, antropologiche, ecclesiologiche, eclisse dell’escatologia e della speranza, confusione spirituale e dottrinale, dissolvimento dell’identità cristiana e cattolica, smarrimento etico, inaudita ripresentazione storica di eresie ed apostasia? Possibile, ancora, che ignorasse le tante autorevoli denunce del malgoverno bergogliano senza mai che abbiano ricevute delle doverose risposte? Tutto questo silenzio omertoso rappresenta una clamorosa auto accusa che legittima quanto ipotizzato da Chiesa viva e anche da altri osservatori, competenti vaticanisti, ecc., che concordano sui contenuti delle strane, incomprensibili, ambiguità benedettine. È impensabile che Benedetto XVI, così come conosciuto da mastino dell’ortodossia cattolica possa condividere le affermazioni bergogliane palesemente, non solo formalmente eretiche, contestate autorevolmente dai vari Principi della Chiesa e validi teologi/Studiosi di valore. I conti non tornano! Oltretutto, come aggravante, ha affermato: come mio unico e ultimo compito – è - sostenere il suo Pontificato – di Bergoglio – nella preghiera. Tutto ciò smentisce clamorosamente le ipotesi esorciste esercitate in tal modo da Papa Benedetto, Papa emerito, anche se formulate autorevolmente. Ma Dio ha i suoi piani di salvezza, e ha fretta di realizzarli (Madonna di Anguera, termine riportato in numerosi messaggi).
  • Dunque, Benedetto XVI, in tandem con Giovanni Paolo II, si sarebbe convertito, passando dall’adesione al Modernismo, almeno così come frainteso dai fautori del modernismo, poiché, in effetti, il Cardinale Ratzinger si è dichiarato solo Progressista, ovvero quale sostenitore dell’ermeneutica dello sviluppo nella continuità del Concilio Vaticano II, all’adesione della Tradizione cattolica e alla sua sana dottrina (forse per la sua nuova condizione dello Stato di Grazia, preordinata dal Signore stesso, che, tuttavia, sarebbe cessata con la sua distinzione di comportamento di Pietro come quando agisce da Simone, con ragionamenti umani opposti a quelli di Dio e come quando agisce da Pietro, Vicario di Cristo. Benedetto XVI nell’Udienza Generale del 17.5.2006, Catechesi su Pietro, riferisce che Gesù chiama Pietro 150 volte (66,7% sul totale), e Simone 75 volte (33,3% sul totale).

Riepilogando, in merito all’intricata problematica, osserviamo:

  • Permanendo Benedetto XVI, durante il suo Ministero Petrino, attivo nell’alveo della Tradizione, i Modernisti in combutta con la Massoneria Ecclesiastica, sentitisi traditi nelle loro aspettative, avrebbero scatenato la congiura contro di lui, costringendolo a dimettersi. Tale dimissione dall’esercizio attivo del Ministero petrinologico, visto l’anomala ed enigmatica soluzione del Papa Emerito, avrebbe però, potuto comportare comunque l’assicurazione dell’Infallibilità quale conseguenza della singolare e personale Vocazione di Pietro a Vicario di Cristo con funzione Primaziale nella Chiesa di Dio, almeno così come si evince dalle enigmatiche motivazioni e successive estrinsecazioni. Semmai, il problema, in particolare, verte sulla titolarità di Papa Emerito che al di là della formulazione canonicamente inedita, potrebbe comunque consentire il prolungamento dell’esercizio dell’Unico e Vero Papa, dato anche una sua certa incomprensibile ufficialità data apponendo pubblicamente la sua firma, di suo proprio pugno, sulla copertina del libro Per amore: JOSEPH RATZINGER, BENEDETTO XVI PP. Resta del tutto problematica l’ambiguità comportamentale di Benedetto XVI. Quindi, nella sua vistosa firma "BENEDETTO PP XVI", risaltano quelle due "PP" dall’inequivocabile significato «Pontifex /Pontificum », cioè Pontefice dei Pontefici (Pastor ...). Poiché l’assioma teologico stabilisce che esiste un solo Papa legittimo e presumendo sia lui il Vero Papa, il suo anomalo cambiamento comportamentale, storicamente documentato, rientra comunque nella possibilità di Pietro di agire autorevolmente o non agire come Tale, e nella possibilità, affatto remota, che lui possa agire anche da Simone. Tuttavia, nel caso della citata pubblicazione, è evidente che Benedetto XVI intende rivendicare comunque il suo titolo di Papa Regnante. Comportamento che provoca commenti contrastanti, ulteriore confusione e radicalizzazione della già esistente lotta tra i sostenitori della Vera Chiesa e quelli della Falsa Chiesa, accelerando le condizioni dello SCISMA che ormai si presenta inevitabile. Se le cose stanno in questi termini, allora la nostra ipotesi ermeneutica sulle misteriose dimissioni di Benedetto XVI, acquista maggiore credibilità.

  • Insomma, Benedetto XVI, pur nella veste di Papa Emerito sembra si sia riservato misteriosamente di prolungare il suo Ministero Petrino come Vicario di Cristo. Tuttavia, costatiamo che non è mai intervenuto, anche quando doverosamente doveva farlo, a rettifica delle pericolose derive di vario genere formulate pubblicamente con fatti e scritti di vario genere, di Bergoglio. Anzi, ha assunto inspiegabili atteggiamenti molto ambigui, con incomprensibili silenzi omertosi e/o con interventi contraddicenti il suo dichiarato impegno di silenzio.
  • Secondo il genere letterario apocalittico, detto comportamento contraddittorio del Papa Emerito, tradizionalista solo da Papa Regnante, ma susseguentemente complice del neo-modernismo, eretico, bergogliano, sembra riprodurre l’atteggiamento di Pietro che pur seguendo il Maestro nella sua passione, al contrario degli altri fuggitivi, lo ha comunque rinnegato, agendo da Simone sul piano della Storia, non della Fede. Alla sua riabilitazione ha provveduto il Signore stesso con la triplice professione di amore e di fede neutralizzante il triplice rinnegamento (Gv 21,15-17).
  • Non deve meravigliare, quindi, se Benedetto XVI sia stato fedele nel suo ruolo Vicariale, Petrinologico, ma infedele o quanto mai incoerente nel suo ruolo attendista, anti-petrinologico nel ruolo di Papa Emerito. La sua corresponsabilità nella costruzione della Falsa Chiesa bergogliana, emerge ancor più nettamente se lo si riconosce come Vero Papa tutt’ora Regnante. Tuttavia, pare che la sola risposta convincente sia quella da noi proposta come motivazione teologica, cristologica e anticristologica.

3. L’ipotesi formulata da Chiesa viva, da altro versante, sembra essere coerente con le dimissioni di Benedetto XVI. Questi, nel suo ruolo di Papa Regnante, aveva assunto un comportato da integerrimo teologo, da mastino-Panzer Kardinal-Gendarme della fede, difensore della Tradizione Cattolica, tuttavia, una volta dimessosi e divenuto Papa Emerito, col suo misterioso silenzio, non sempre adeguatamente osservato, avrebbe effettuato, incomprensibilmente, una brusca inversione di rotta, ritornando dall’adesione convinta, confessata, conclamata e strenua difesa della Tradizione Cattolica, all’imperioso ultra modernismo, così come ritenuto da alcuni studiosi, inaugurato dal Magistero di Bergoglio, di stampo decisamente massonico, protestantico, per consentire, appunto, la realizzazione del piano di assalto finale al Cristianesimo/Cattolico, illusoriamente distruttivo. A noi sembra, tuttavia, che tale ipotesi di lavoro riportata da Chiesa viva, si presenta obiettiva e tecnicamente ineccepibile, però sembra anche essere debole, indimostrabile, confutabile e poco convincente, secondo la comunità scientifica, per una probabile forzatura tecnico-artificiosa di tutto l’impianto simbolico. Insomma, la forzatura ermeneutica adottata con la complessa decodificazione del simbolismo della tecnica grafico-geometrica-algebrica simbolica, risulta non del tutto adeguatamente comprensibile e convincente soprattutto per i non addetti ai lavori. Tuttavia, la tesi formulata da Chiesa viva, comunque sembra incontrovertibile, dato il contraddittorio comportamento di Benedetto XVI, che, come già evidenziato, durante il suo ministero Petrino, in particolare sotto la guida di Giovanni Paolo II, e con la loro provvidenziale accoppiata profetica, è stato fedele sostenitore rigoroso e coerente, strenuo difensore della sana dottrina cattolica (Cfr. le sue denunce sulla Dittatura del Relativismo, sulla diffusione delle eresie e dell’apostasia nella Chiesa, sulla sporcizia nella Chiesa, sulla lucida, sferzante e impietosa analisi critica sulla Chiesa del post Concilio, esposta nel Rapporto della Fede a colloquio con Vittorio Messori 1985, ecc.). A rigore di logica e per una corretta informativa, va ascritto a Chiesa viva, il grande merito di aver smascherato l’impostura massonica autrice della progettazione e realizzazione del Tempio massonico/Chiesa nuova in S. Giovanni Rotondo (Foggia).

Purtroppo, d’altra parte, dopo le sue dimissioni da Papa Regnante, costatiamo in Benedetto XVI, un persistente e incomprensibile mutismo, rotto spesso da ambigue e inopportune compiacenze, strane estrinsecazioni di stampo acriticamente elogiativo verso Papa Francesco, tale da esporsi al rischio di essere accusato di reticenza e di complicità del Ministero formalmente eretico e apostata di Bergoglio. Inoltre il suo silenzio, se si configurasse come omertoso, potrebbe essere interpretato anche come tacita legittimazione dell’ambiguo, scaltro, e contraddittorio governo bergogliano. Sembra che l’osservazione formulata da Roberto de Mattei, sulla improvvida rinuncia di Benedetto XVI – che ha consentito - a spianare la strada al cardinale Bergoglio, collima sostanzialmente con quanto ipotizzato da Chiesa viva. Sulla tesi formulata da Roberto de Mattei, convergono altre autorevoli opinioni tra cui quella di Aldo Maria Valli, che così risponde a un suo intervistatore che gli domanda: Benedetto XVI viene rappresentato come l’ultimo baluardo di un cattolicesimo che resiste nella purezza della sua dottrina. Eppure, non è stato forse fra i più rivoluzionari, abdicando al trono di Pietro? Risposta: Benedetto XVI certamente si è dimostrato molto libero. Non direi rivoluzionario, ma libero sì. Certamente ha pensato che la rinuncia avrebbe aiutato la Chiesa a uscire da una situazione difficile, ma a mio modesto avviso ha sbagliato previsione. In realtà ha lasciato campo libero allo schieramento modernista, con tutte le conseguenze che stiamo vedendo. Tutto il suo pontificato è stato un monito contro il relativismo dilagante, e oggi, puntualmente, anche la Chiesa abbraccia il relativismo. Anche il vaticanista Marco Tosatti scrive a proposito della Mafia di San Gallo: noi stessi abbiamo scritto più volte che l'elezione di Mario Bergoglio poteva essere solo preparata, sia per l'indole dei prelati della neo-Chiesa abortita dal Vaticano II, sia per l'evidente caratura deprimente del personaggio scelto ad occupare il Soglio di Pietro. Tutto questo era a perfetta conoscenza dell'emerito Cardinale Ratzinger, che pensò bene di farsi indietro per permettere che si realizzassero i disegni dei prelati modernisti e affossatori della Chiesa cattolica. Seppure si volesse sostenere che questi stessi prelati abbiano brigato in tutti i modi per farlo "dimettere", resta il fatto che Ratzinger sapeva benissimo cosa si stava preparando, e al bene della Chiesa, semmai lo avesse preso in considerazione, preferì il proprio bene personale.

Ancora in tema critico sull’ambiguo e incoerente comportamento di Benedetto XVI, in quanto toccata e fuga dalla vera problematica richiedente drastici interventi correttivi, va rilevata una sua corretta analisi critica ma, al contempo, si evidenzia l’assenza di adeguati rimedi, pur disponendo di autorevole potere d’intervento. A tale proposito, riportiamo in sintesi le annotazioni di Giovanni Servodio, in riferimento al lungo articolo che il Cardinale Ratzinger ha voluto pubblicare di concerto con Papa Francesco dal titolo La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali:

  1. La personalità del Card. Ratzinger - si - connota dalla tendenza ad addossare la responsabilità dei grandi accadimenti a fattori sempre lontani da lui stesso e dall’ambito in cui ha svolto il suo lavoro di teologo e il suo compito di Pastore, e questo nonostante sia stato sempre implicato negli stessi accadimenti, e spesso con responsabilità di primo piano.
  2. Stupisce che egli, nell’articolo, inquadri la crisi nella Chiesa nella crisi della società, come se la vita nella Chiesa fosse mossa necessariamente ed esclusivamente dalla società col Vaticano II e il post-concilio, furono per la Chiesa il punto di arrivo di un rilassamento della dottrina e della Fede che aveva interessato gran parte dei chierici e dei Pastori. Le due cose si mossero di pari passo, ma non è sostenibile, come fa il Card. Ratzinger, che la crisi della società abbia innescato la crisi nella Chiesa. In realtà, dato che la crisi della società era palese, i chierici e i Pastori  avrebbero dovuto utilizzare il Vaticano II per stigmatizzare tale crisi, fondata sull’allontanamento da Dio, e suggerire i rimedi idonei per superarla, primo fra tutti il ritorno a Dio; ed invece questo non accadde, anzi accadde che il Vaticano II venne usato dagli stessi Pastori per aprire la Chiesa al mondo; ed il Card. Ratzinger, allora solo Don Ratzinger, teologo consigliere dell’arcivescovo di Colonia e perito collaboratore nelle commissioni che elaborarono i documenti del Concilio, ebbe una parte importante in questa improvvida e deleteria apertura al mondo.
  3. In base all’esperienza diretta del Cardinale, egli ricorda che si arrivò allo stravolgimento dei principi che reggevano la morale cattolica, passando da una morale legata alla dottrina cattolica ad una morale legata al comportamento umano corrente. Purtroppo, tra i suoi ricordi non vi è alcuna concreta azione correttiva a riguardo, e proprio perché non ci fu alcuna, né da parte del Papa regnante, né da parte del Prefetto custode della Dottrina della Fede, che era lo stesso Card. Ratzinger.
  4. Quando il 19 aprile 2005 Ratzinger venne eletto Papa, ci aspettava che imprimesse una decisiva virata alla deriva in cui si trovava a navigare la Barca di Pietro. Ebbene, qualche tentativo ci fu, ma dopo 14 anni le cose sono peggiorate e ci troviamo con lo stesso Ratzinger che rinvanga e suggerisce teorici rimedi.
  5. Dalla recezione del Concilio Vaticano II, sono nate due ermeneutiche contrarie che si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L’una ha causato confusione, l’altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti. Da una parte esiste un’interpretazione che vorrei chiamare "ermeneutica della discontinuità e della rottura"; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall’altra parte c’è l’"ermeneutica della riforma", del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino. L’ermeneutica della discontinuità rischia di finire in una rottura tra Chiesa preconciliare e Chiesa postconciliare … Ora, qui ritroviamo lo scarico di responsabilità, questa volta sui mass-media, e l’omissione dell’indicazione dei responsabili, col generico richiamo all’ermeneutica della discontinuità e della rottura.

    Ora ci limitiamo a segnalare due elementi che attengono allo stato attuale della Chiesa:

  6. Il primo è tutt’uno con questo intervento del Card. Ratzinger. Egli scrive come papa emerito, come se si trattasse di qualcosa di consolidato da secoli nella vita della Chiesa, mentre invece si tratta di una rivoluzione voluta per inventare un dispositivo che ha sminuito irreparabilmente il Papato, disattendendo clamorosamente la precisa volontà di Nostro Signore. Pretendere di farsi chiamare "papa emerito" e di mantenere il nome e l’abito da papa, denota la precisa volontà del Card. Ratzinger di sdoppiare la figura monarchica del Vicario di Cristo, per iniziare un processo che dovrebbe trasformare il Papato in una sorta di istituzione democratica: oggi due papi, domani tre e, chissà, dopodomani più di tre.
  7. Il secondo elemento di cui Ratzinger scrive: "vorrei ringraziare Papa Francesco per tutto quello che fa per mostrarci di continuo la luce di Dio, che anche oggi non è tramontata". Passi per i ringraziamenti di prammatica, ma affermare che Papa Francesco ci mostrerebbe la "luce di Dio" è cosa, non solo falsa, ma soprattutto fuorviante: equivale a suggerire ai fedeli che Bergoglio non stravolge il Vangelo, non stravolge la morale cattolica, non favorisce quei chierici che praticano il vizio contro natura e che sono gli stessi che continuano a dare scandalo nel mondo intero, lo stesso scandalo su cui è voluto intervenire il Card. Ratzinger. Cos’è tutto questo: incalzante schizofrenia, forse dovuta all’ingravescente aetate, o colpevole connivenza? - O, secondo quanto da noi teorizzato, sia venuta meno l’assistenza dello Spirito Santo, poiché sembra che abbia voluto garantire la sua presenza solo come sostegno del carisma temporaneo, a copertura dell’ esercizio petrinologico. Ricordiamo che Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede (Cfr. Costituzione dogmatica Pastor Aeternus, cap. IV).
  8. In definitiva, il Papa emerito Ratzinger evidenzia palesemente la sua forma mentis tipicamente modernista, che da quasi un secolo ha preteso di mantenere l’identità della Chiesa fondata da Nostro Signore pur mutando il cattolicesimo in protestantesimo e la religione di Dio nella religione dell’uomo.
  9. In prospettiva escatologica, si ipotizza la possibilità che dopo la dipartita di Benedetto XVI da questa vita, possa esserci un tempo di "Sede vacante" dal punto di vista della Vera Chiesa, ormai sempre più relegata nelle catacombe data la crescente persecuzione da parte della Falsa Chiesa. Ovviamente, anche dopo la dipartita del Papa Regnante, il Conclave eretico ed apostata, ormai maggioritario e ben consolidato dalla fase di preparazione del Pontificato bergogliano, potrà eleggere indisturbato il Papa-Falso Profeta di Ap 13. In questo contesto, la Vera Chiesa dei Resistenti o del Piccolo Resto, nella diaspora, non avendo più e di certo un Conclave favorevole, provvederebbe all’acclamazione del Vero ed ultimo Papa, Pietro II o Romano.

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