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METODOLOGIA BIBLICA

Per un corretto modo di approccio al discernimento critico, qui di seguito, riportiamo una sintesi dei criteri metodologici seguiti nei lavori del Diacono Lorenzo Ventrudo
 

 

 Pace e sicurezza

(Stralcio da Lorenzo Ventrudo, L’Anticristo che deve ritornare, Fede & Cultura, Verona 2010, pp. 347-356).

 

Uno tra i segni premonitori, di cui abbiamo offerto una sintesi, in particolare, nella Tavola n. 27, Escatologia (Sintesi narrativa), già riferita, che riteniamo in particolare di prendere in esame, è quello attinente alla diffusa credenza secondo cui finalmente, dopo il tumultuoso susseguirsi d’eventi di preoccupante instabilità politica, sia giunto il tempo di godere di un pò di tranquillità a livello planetario, e in particolare in Israele. L’artefice di tale garantismo storico-politico sarebbe proprio lo stesso A. Sovente nella storia la pace è un’espressione della progettualità umana totalmente atea (Is 55,8-9), al limite può aver prodotto solo un temporaneo silenzio delle armi[1], una tregua per riprendere la guerra più accanitamente e più crudelmente temporeggiando fino a rendere tecnicamente migliore la preparazione bellica in vista poi di creare le occasioni propizie per guerre a crescente potenziale distruttivo. In particolare da un esame della situazione odierna, alla luce dell’ispirazione divina dei Padri conciliari, l’“epoca moderna” è contraddistinta da un pericolo reale d’autodistruzione che mette al repentaglio davvero il “futuro del mondo, a meno che non vengano suscitati uomini più saggi” (GS 15): “L’aumento della potenza umana minaccia di distruggere ormai lo stesso genere umano” (GS 37,4).

 

Giovanni Paolo II (cfr. Dives in misericordia, n. 10, in EV 7/918), rilevando un peggioramento del panorama del mondo, a quindici anni dalla chiusura del Concilio, così si esprime: “Le tensioni e le minacce, che nel documento conciliare sembravano soltanto delinearsi e non manifestare sino in fondo tutto il pericolo che celavano in sé, nello spazio di questi anni si sono maggiormente rivelate, hanno confermato in modo diverso quel pericolo e non permettono di nutrire le illusioni di un tempo”. La pace proclamata dai detentori dell’esercizio del potere, in questo mondo tenebroso, produce la morte. Estremizzando, non solo la pace terrena è da ritenersi atea, così come lo è ogni pace svincolata dalle categorie vitali della fede, ma l’intera progettualità che l’uomo elabora come storia reale ed ideale della sua vita è atea (K. Barth).

Sempre secondo Giovanni Paolo II[2]“il concetto d’autonomia – rivendicata dall’uomo verso Dio – produce effetti particolarmente dannosi, assumendo in ultima istanza un carattere ateo”. Il teologo G. Pattaro[3] osserva con espressione pregnante che “l’uomo di cui Cristo è l’amico è storicamente ed esistenzialmente nemico di Lui. Mentre Egli muore, la Croce, che è il luogo dell’amore, è pure il luogo di un giudizio che svela all’uomo il suo peccato. Gesù muore a causa di questo peccato che è di ognuno e di tutti”.Commentando Lc 2,14, J. Scharbert[4] osserva che la pace ivi proclamata corrisponde al termine ebraico-aramaico ‘shalom’ con cui si esprime il giusto rapporto tra Dio e l’uomo e degli uomini tra loro. Pertanto la “buona volontà” riportata da Lc, “non è la buona volontà degli uomini ma il veterotestamentario ‘rasson’, il beneplacito divino che provano gli uomini graziati ed eletti da Dio per cui gli angeli vogliono dire in quel passo che con l’incarnazione di Cristo è stato costituito il giusto ordine fra Dio e gli uomini da lui gratuitamente eletti, indipendentemente da tutti gli imbrogli delle guerre e le confusioni politiche. Dicono inoltre che per i ‘giusti’ tutto è in ordine” anche quando hanno a soffrire miseria, guerra e persecuzione. Non vi si dice nulla della pace come contrapposto della guerra e pertanto il passo viene inteso non rettamente o solo per metà dagli “apostoli della pace”.

C.M.Martini[5] puntualizza come non è la “faticosa costruzione di una pace-sicurezza, di una pace-tregua, di una pace-armistizio che il cristiano crea la pace del Regno. Per chi vede le cose nell’ottica evangelica, è la pace del Regno che attrae a sé, risana, riordina, ricostituisce, rende possibili paci parziali e progressive, anche se in sé ambigue”. In Gv 14,27 Gesù dona ai suoi discepoli la sua pace nel contesto della sua passione, pertanto osserva il vescovo G. Agresti[6] “la verità e la vita che fanno pace non hanno garanzia radicale in questo mondo, anche se hanno una promessa di efficacia in questo mondo, e si attuano nelle tenebre, – per cui – la pace di Cristo è crocifissa”. “La luce-dice Gesù a Nicodemo (Gv 3,19) è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre, poiché fanno il male”. Gesù è odiato perché denuncia pubblicamente la matrice diabolica delle opere umane che si contrappongono a Dio (Gv 7,7). L’uomo, invece, si rifiuta di compiere “un’opera sola – che Dio – vuole da lui: credere in colui che Dio ha mandato” (Gv 6,29-36), e cioè: la fede! Di qui l’ardente preghiera di Gesù al Padre perché “tutti lo riconoscano come Dio” (Mt 6,9), perché “venga il suo regno” (Mt 6,10). Il rifiuto di Dio e del suo Cristo, da parte dell’uomo, è ben significata nella configurazione del crocefisso, che ne svela il peccato dell’uomo; ma la situazione d’apparente sconfitta del Cristo è ribaltata dalla risurrezione: al rifiuto della regalità del Cristo (Gesù incoronato di spine), Dio gli pone sul capo “una corona di gloria” (Sl 20,14; Ap 14,14). Alla foratura delle mani, segno dell’attentato alla sovranità e potenza creatrice di Dio (1Cron 20,6; 29,12; Is 48,13; 49,16; Gb 37,32; Ab 3,4; Sl 95 (94),5, etc...), nel tentativo umano di fermare l’atto creativo e ricreativo di Dio il quale invece comunque opera “ininterrottamente” (Gv 5,17), con la risurrezione Dio gli conferisce la glorificazione in cielo e in terra (Mt 28,18); Gv 20,20: “Poi mostrò ai discepoli le mani e il fianco, ed essi si rallegrarono di vedere il Signore”. Con la foratura dei piedi, l’uomo tenta di respingere l’attività missionaria del Cristo-Viator (Is 52,7). Ma il Signore riceve invece, dall’Alto, “la potenza, la ricchezza, la sapienza e la forza, l’onore, la gloria e la lode [...]. Sul mantello e sulla coscia porta scritto il suo nome ‘Re dei re e Signore dei signori’ (Ap 5,9ss.). Il tentativo di ridurre per sempre al silenzio Dio e la sua Parola, (Sl 22,14), è contraddetto dalla risurrezione del Cristo: ‘Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio’” (Ap 1,16ss). Con l’elevazione della croce e su di essa il suo Cristo, l’uomo ha inteso bandire Dio dalla terra, che invece è sua (Sl 119 (118),87; Lev 25,23); ha tentato di escludere ogni onnipotenza di Dio, mentre proprio attraverso la croce tutti vengono attratti dal Cristo (Gv 12,32), e comunque Dio resta sempre l’Onnipotente, l’Onniscente, l’Onnipresente (Ger 23,24). Il potere di esercitare drammaticamente la libertà umana, opponendo persino il rifiuto dell’amore di Dio, significato dal colpo di lancia al cuore (Gv 19,34), è delimitato dallo stesso Dio che ha posto dei limiti davvero invalicabili: la tunica inconsutile (Gv 17,23-24; 1Tm 2,5; Sl 110,4), segno dell’unità dei Cristiani e dell’umanità redenta, ma anche segno dell’intoccabilità della gloria di Dio anticipata dalla luminosità della trasfigurazione sul monte Tabor, poiché “giammai” Dio cederà la sua gloria ad altri! (Is 42,8). Inoltre con il non permettere che al Cristo fossero spezzate le ossa (Sl 34 (33), 20-21; Gv 19,36-37; Es 12,46; Zc 12,10), Dio ha inteso preservare per sè l’assoluta prerogativa dell’essere autore della vita giacché è proprio dall’interno delle ossa, ossia dal midollo spinale, che viene prodotto il sangue che è la vita (Dt 12,23). Dunque autoproducendosi a sua stessa “immagine e somiglianza” (Gn 5,3) l’uomo finisce con il riprodurre il suo stesso peccato d’origine, in forma sempre più storicamente cumulativa e patologica (Col 2,14), con l’ulteriore aggravante del sovvertimento progressivo e violento dell’ordine cosmico di tutti i valori funzionali all’amore stabiliti da Dio stesso. Non intendiamo qui sostenere alcun pessimismo antropologico, perché sappiamo come la Chiesa abbia fiducia anche nell’uomo, pur conoscendo la malvagità di cui è capace, perché sa bene che – nonostante il peccato ereditato e quello che ciascuno può commettere – ci sono nella persona umana sufficienti qualità ed energie, c’è una fondamentale “bontà” (cfr. Gn 1,31), perché è immagine del Creatore, posta sotto l’influsso redentore di Cristo, “che si è unito in certo modo a ogni uomo”, e perché l’azione efficace dello Spirito Santo “riempie la terra” (Sp 1,9) (SRS 47). Né, d’altronde, qui s’intende opporre all’ottimismo storico-ascendente degli incarnazionisti, l’escatologismo storico-discendente, pessimistico e catastrofico. Non si può essere pessimisti, sostiene J. Ratzinger[7], evidenziando l’obiettività storica dell’esistenza dei “baratri della nostra era” provocati da potenze sataniche, “perché se restiamo uniti a Cristo siamo certi di ottenere la vittoria. Lo ripete anche Paolo: ‘Attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio per potere resistere alle insidie del Diavolo’ (Ef 6,10s). Se guardiamo alla cultura laica più moderna, attenta, ci accorgiamo come l’ottimismo facile, ingenuo si stia rovesciando nel suo contrario: il pessimismo radicale, il nichilismo disperato”.

Con una diffusa schiera di studiosi, tra cui von Balthasar, siamo convinti che la parusìa è talmente un evento di grazia, superiore e gratuito di Dio, per cui un suo intervento nella storia, esclude perentoriamente ogni possibilità che possa avere condizionamenti terrestri. Dunque, qui, s’intende soltanto evidenziare un’estremizzazione del fenomeno peccaminoso sospinto nella situazione storica ultima in cui sarà prevedibilmente dominante anche visibilmente ed inconfutabilmente. La “confusione del bene e del male – sostiene ancora Giovanni Paolo II[8] – che rende impossibile costruire e conservare l’ordine morale dei singoli e delle comunità, è la crisi più pericolosa che può affliggere l’uomo ma ‘guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro (Is 5,20)’”.

Rileva la GS 7 come ormai “a differenza dei tempi passati, negare Dio o la religione o farne praticamente a meno, non è più un fatto insolito e individuale”. Al Regno di Dio, l’uomo irretito dalle seduzioni diaboliche, contrappone la progettualità di un proprio regno tenebroso. Così finisce con l’indirizzare contro Dio l’esercizio della propria competizione-forza per tentare di “estrometterlo” dall’umano protagonismo storico, per rivendicare ed affermare, invece, l’esclusività di formulare e gestire, nei suoi contenuti, i “valori umani” rendendo con ciò “inutile la parola di Dio” (Mt 15,6).

Con quest’impostazione conflittuale, teorizzata e praticata deliberatamente contro Dio, senza che l’uomo avverta minimamente l’esigenza di vivere nella fede della sua Parola, l’uomo stesso finisce col disconoscere l’amorosa iniziativa di Dio tesa a salvarlo dalla circolarità inerziale del suo vivere peccaminoso, mediante la traduzione storica del suo progetto “incarnato” nell’Uomo-Dio-Gesù che “con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo” (GS 22). Rifiutando ostilmente la Parola di Dio, e Dio stesso come Signore della storia e del tempo, l’uomo gli contesta energicamente questo primato. Così ogni fede messianica o qualsiasi altra sfida della filosofia umanitaria mai potrà procedere verso un fine morale nè realizzare il regno della giustizia.

L’uomo pertanto, persistendo nel ritenere giusta la metodologia e i contenuti delle sue scelte autonomiste, denunzia Dio e la sua iniziativa d’amore, come indebita ingerenza negli “affari interni” della storia dell’umanità. In tal contesto l’uomo insiste nella sua ostinazione pretestuosa d’autosufficienza. Ed ecco dunque, il peccato rimanere in lui (Gv 9,41). Così l’Israele del rifiuto o resto dell’ostinatezza, e con esso l’intera umanità soggiogata dall’A., rifiutando il Principe della pace (Lc 19,42), quello vero che genera nella pace i cuori degli uomini, l’umanità ribelle, dopo aver riconosciuto invece molti falsi profeti e molti anticristi individuali e collettivi, al culmine della ribellione finale, riconoscerà il “principe della falsa pace” (Gv 5,43) o signore della guerra. Come il popolo di Dio è intimamente associato comunionalmente a Cristo, così lo sarà il popolo dell’A. a lui associato per condividerne il suo destino. L’A. inducendo l’umanità ribelle all’apostasia dalla verità, ordirà contro essa stessa la “massima impostura religiosa [...], cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne”[9].

L’A., osserva A. Ferrari, nella prefazione della citata opera di V. Solov'ëv[10], “possiede... un’ideologia... che non respinge e non vuole sopprimere determinate classi o razze a vantaggio di altre, non ‘esclude’, ma ‘include’. È un’ideologia conciliatrice, sintetica, capace quindi di una quasi infinita capacità di seduzione e d’allontanamento dalla verità. Così come le dottrine ideologiche moderne, anche l’Anticristo entra in una storia umana desacralizzata, svuotata d’orizzonti trascendenti, ma a differenza di quelle non tenta di colmare quest’assenza con l’imposizione coercitiva di sistemi onnicomprensivi.

L’Anticristo agisce nel vuoto, in una frammentazione orizzontale di religioni, culture, popoli che accoglie ogni aspetto del reale spogliandolo al tempo stesso del suo significato essenziale... Egli agisce quasi senza violenza, portando la pace, mostrando un volto bello e luminoso, promettendo a tutti ciò che desiderano maggiormente, e mantiene le sue promesse, anche se il prezzo da pagare è il più alto che si possa immaginare. Pace, progresso (‘sintomo della fine’), benessere, pluralismo si rivelano seduzioni diaboliche e mortifere se disgiunte dalla Verità”.

Analogamente, R. Benson[11] sintetizza l’A. come “un uomo capace di tenere nelle sue mani tutto il mondo in modo pienamente democratico!”. Sotto il regime dell’A. la “guerra, a quanto sembrava, era morta: ma non era stato il cristianesimo a ucciderla. Tutti gli uomini si erano convinti che l’unione è migliore della divisione: era una lezione che essi avevano appreso fuori della chiesa. Le virtù naturalistiche avevano cominciato, inaspettatamente, a crescere rigogliose, mentre le virtù divine erano messe da parte e disprezzate. La filantropia aveva preso il posto della carità; la soddisfazione aveva sostituito la speranza e la fede era stata spodestata dalla cultura”. Ma “l’insuccesso del cristianesimo nell’unire tutti gli uomini non era dovuto alla sua debolezza; anzi, questo fatto ne dimostrava la vitalità. Le vie del cristianesimo portano all’eternità, non al tempo”. Secondo il Talmud, il falso messia e quindi per noi l’equivalente A., è tale perché ha la pretesa di salvare Israele senza l’aiuto di Dio.

La redenzione d’Israele può avvenire solo sottoponendosi a Dio e non con l’autodeterminazione: “Il potere d’Israele sta nella sua negazione del potere. Il suo destino sta nella rinuncia ad ogni pretesa di decidere del proprio destino. Così – analogicamente al Cristo crocifisso – la debolezza è la forza ultima, la sopportazione è il gesto finale d’autoasserzione, la rassegnazione passiva è il passo sicuro verso la liberazione”[12].

La gestione del dono della pace affidata da Dio agli uomini, è stata storicamente una gestione puntualmente fallimentare: “E quando si dirà ‘Pace e sicurezza’, allora sarà la fine” (1Ts 5,3; Ger 6,14; Ez 13,10). Al colmo della ribellione finale (Dn 9,27; 11,31; 12,11; Mt 24,15; 2Ts 2,3-4; 1Mac 1,54) Dio eserciterà pienamente e visibilmente il suo potere risolutivo per ridimensionare drasticamente e definitivamente le velleità umane, perché l’uomo si coscientizzi di essere solamente e nient’altro che “uomo e non Dio” (Ez 28,2), perché siano ristabiliti i limiti delle competenze umane nel rapporto dei ruoli (Os 11,9; Is 46,9: “Sono Dio nulla è uguale a me”).

Notiamo come si dirà “Pace e sicurezza” e non “Pace e salvezza” il che denota un rifiuto ormai solennemente dichiarato contro Dio. Il Signore “non cederà giammai ad altri la Sua gloria” (Is 48,12). Il Signore l’ha deciso con parola irrevocabile: “Certo non prevarrà l’uomo, malgrado la sua forza” (1Sm 2,9). Così sarà lo stesso Dio a mettere “gli uomini nel giusto rapporto con sè” (Rm 10,3). Con l’intervento diretto di Dio saranno definitivamente ristabiliti i “valori” per cui l’uomo apparirà per quello che effettivamente esso stesso è (Pr 5,4; 16,25; 20,21; Sl 73,17; Qoe 1,13; 2,3; 6,28).

Dio non consentirà giammai che il pianeta terra sia reso come un deserto (Is 45,18). Il Signore, prima che sia troppo tardi, premurosamente ordina a tutti la conversione (Is 45,22 e parall.). Ed è al limite di porre termine alla nostra propria esistenza umana che il Signore tuonerà dall’alto: “Fermatevi e sappiate che io sono Dio, eccelso tra le genti, eccelso sulla terra” (Sl 45,11). È “il Signore che annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli” (Sl 33(32),10). “Ecco, le nazioni son come una goccia da un secchio, contano come il pulviscolo sulla bilancia; ecco, le isole [i continenti!] pesano quanto un granello di polvere […]. Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui, come niente e vanità sono da lui ritenute” (Is 40,15-17).

L’Altissimo “farà cessare le guerre sino ai confini della terra, romperà gli archi e spezzerà le lance, brucerà con il fuoco gli scudi” (Sl 46(45),10) poiché il “Signore è il Dio che stronca le guerre” (Gdt 16,1-2), e così, stroncherà l’ultima guerra ponendo fine alla storia delle guerre tra gli uomini: “Prima del mattino” fremeranno le genti, i regni si scuoteranno: “Egli tuonerà, si sgretolerà la terra”(Sl 46(45),6-7) perché il mattino è il momento classico della salvezza (Es 14,27; Is 17,14; Sl 30,6; 46,6; 90,14).

Dunque, “Non abbiate paura!” – dice il Signore agli apostoli (Lc 24,36) e alle donne (Mt 28,10) dopo la Risurrezione. E ancora: “Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33) e Mt 28,18; Mc 14,62; 16,19; Ap 12,10; CCC nn. 663-664.669.

Giovanni Paolo II[13], facendo eco al Cristo, esorta: “Non abbiate paura di ciò che voi stessi avete creato, non abbiate paura nemmeno di tutto ciò che l’uomo ha prodotto e che sta diventando ogni giorno di più un pericolo per lui! Infine, non abbiate paura di voi stessi! [...] Perché l’uomo è stato redento da Cristo [...]. La redenzione pervade tutta la storia dell’uomo, anche quella prima di Cristo, e prepara il suo futuro escatologico [...]. É cosa molto importante varcare le soglie della Speranza, non fermarsi davanti ad essa, ma lasciarsi condurre”.

Rileviamo, infine, che secondo il preavvertimento profetico di 1Ts 5,3, l’umanità sospirando, dirà “Pace e sicurezza”, oppure “Ora tutto è tranquillo e sicuro” (Traduzione interconfessionale TILC), allora sarà la fine. L’A., autoproclamandosi dio, nel ricostruito Tempio di Gerusalemme, inaugurerà la Grande Tribolazione indirizzata contro l’Israele nuovo (Chiesa), e l’Israele storico.

Si vedano, a questo proposito, le nostre Tavole. Sinottiche nn. 26-27, in particolare la n. 27.

L’umanità è in attesa adorante dell’alba escatologica; la preghiera pronunciata nei secoli dalla Chiesa diventa ormai esaudimento:

 

O giorno primo ed ultimogiorno radioso e splendido

del trionfo di Cristo!

Il Signore risorto promulga per i secoli l’editto della pace.

Pace fra cielo e terra, pace nei nostri cuori.

A te la gloria, o Cristo, la potenza e l’onore, nei secoli dei secoli. Amen.

 


 
[1]SAVERIO GAETA, Il veggente, Il segreto delle tre fontane, Salani editore, Milano 2016, p. 187. Dice Gesù:Quello che voi chiamate ‘pace’, e tutto quello che voi state facendo per la pace, non è altro che inganno, perché manca la conversione, manca la preghiera rivolta a Dio uno, unico e santo; manca la penitenza per la purificazione e per il perdono dei vostri peccati!

 

[2]GIOVANNI PAOLO II, Veritatis splendor, op. cit., ivi p. 44.

[3] PATTARO G., Ecumenismo e tensioni nella vita della Chiesa e nel mondo, a cura del S.A.E. (Segretariato Attività Ecumeniche) cremonese, cfr. appunti di teologia ecumenica.

[4]SCHARBERT J., La Bibbia: storia, autori, messaggio, EDB, Bologna, 1983, pp. 200-201.

[5]MARTINI C.M., “Il Dio della pace nella Bibbia”, in AA.VV., La pace sfida del Regno, Atti della XX Sessione di formazione ecumenica organizzata dal S.A.E. (Segretariato Attività Ecumeniche), La Mendola (Trento), 30 luglio-7 agosto 1982, LDC, Torino, 1983, p. 49.

[6]AGRESTI G., “Vi lascio la pace, vi dò la mia pace” (Gv 14,27), meditazione biblica, cfr. AA.VV., “La pace, sfida del Regno”, Atti S.A.E., op. cit., ivi p. 190.

[7] MESSORI V., a colloquio con il cardinale J. RATZINGER, Rapporto sulla fede, op. cit., ivi pp. 156-157.

[8]GIOVANNI PAOLO II, Veritatis splendor, op. cit., ivi p. 98. Per ABELLA J., Vangelo di Giovanni, Lettere e Apocalisse, Confessare e testimoniare la vita in un mondo ostile, op. cit., ivi pp. 425.432.440-441: “Il danno maggiore che l’impero romano-e non solo-realizza riguarda la coscienza del popolo che finisce non solo con l’approvare ma addirittura col considerare necessaria e conveniente l’esistenza del suo oppressore […]. Questo significa che il male ha toccato lo schema simbolico del popolo, la cui coscienza non lo vede più come un nemico, ma come un benefattore […]. Il bene è percepito come male e il male è considerato come bene. E ciò che Gesù aveva predicato come perversione della coscienza o peccato contro lo Spirito Santo (Mc 3,28-30) […]. Il ruolo del simbolo apocalittico è tra l’altro, quello di ricostruire la coscienza del popolo perseguitato, affinchè questa comprenda criticamente la sua storia di emarginazione, che non è gratuita né fortuita, e affinchè scopra i suoi veri oppressori, e perché o rigetti e cominci a realizzare una società diversa da quella che lo esclude e lo sfrutta […]. Le strutture dell’impero romano riescono a uccidere la coscienza del popolo quando ne distruggono la capacità critica, impedendogli di rapportare la propria sorte alle strutture sociali che lo impoveriscono e lo uccidono […] la persecuzione diventa una scuola di formazione della coscienza”.

[9]CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1992, n. 675, p. 188. Si fa notare per inciso, che nell’indice tematico non sono inseriti le parole “Anticristo”, “Lucifero”, “Millenarismo”. Anche nel CATECHISMO DEGLI ADULTI, La verità vi farà liberi, sono ignorati gli argomenti in questione. Si spera che presto siano colmate queste lacune data l’attualità di queste tematiche. Dottrinalmente, non resta chiarito se Lucifero sia lo stesso Satana o siano due demoni distinti, così com’è ritenuto da alcuni esorcisti. In caso che a “Lucifero” sia stato cambiato nome (Satana), anche questo non è spiegato. Ad ogni modo, sembra accertata l’esistenza di: 1) Un solo Demonio-Capo che ha, obiettivamente (secondo chi ha visto la visione), un bell’aspetto giovanile, atletico, fronte spaziosa, viso snello, capelli di media lunghezza, tali da coprire le orecchie, occhi grandi, dotati di straordinaria potenza magnetica; nell’esercizio del suo potere di attrazione, diventa umanamente irresistibile fino a restarne catturati se non si è sorretti dalla Grazia (in questo caso chi ha fatto esperienza, è stato liberato ripetendo fermamente “Io amo Dio”, e così alla fine, lui demordendo ha detto “lo so”, ed è sparito); ha il sorriso normale ma intrinsecamente beffardo e cinico, anche quando subisce una sconfitta; 2) Un solo demonio subalterno che ha la mansione di “luogotenente” o di “generale/generalissimo”, dotato di straordinario potere politico-militare É apparso dotato di fattezze umane così percepito nella sua apparizione tridimensionale. Ha un’altezza di circa 1,55 m, di età circa 40 anni, testa pelata, naso sensibilmente pronunciato, aquilino, di volume normale e cioè non sottile, colore piuttosto arrossato, tipo sanguigno, corporatura normale, nel complesso ben proporzionata e dimensionalmente armonizzata; abitualmente veste una divisa militare, pantaloni e giubbino, dal colore uniforme/combinato, simile a quello dei nostri militari di leva, in tenuta autunnale-invernale; sulla sua spallina sinistra, simile anch’essa al giubbino dei nostri militari, porta tre fili di lana , ben visibili, pendenti lungo la stessa spallina per circa 6 cm; appaiati tra loro, fungono da “mostrina” e sono fissati all’alamaro annodati all’inizio per la loro stabilità, mentre per il resto ne discendono liberi autonomamente ben distinti; i loro colori sono: bianco, rosso e blu. Ai suoi ordini vi è un grande esercito di subalterni costituiti gerarchicamente. Questo stesso personaggio è stato visto, in altra visione notturna, precipitare dal cielo sulla terra, in pieno giorno e progressivamente visibilizzandosi, senza vestiti, come stella cadente. Dopo l’impatto col terreno, si è rialzato, visto dispalle, sempre nudo, frastornato e rabbioso. Chi l’ha visto, ha provato un terribile spavento. Quando i due Demoni, sono autorizzati ad apparire o a manifestarsi, in genere lo fanno singolarmente, producono nell’anima un inaudito senso di repulsione e di potenti sensazioni negative, indescrivibili, che terrorizzano l’anima. Tali sensazioni non sono individuabili e classificabili secondo l’esperienza umano-sensibile. In particolare, il Demonio dall’abituale uniforme militare, che non sempre indossa come tale, emana come un inaudito concentrato di cinismo nauseabondo. Queste sensazioni, causerebbero certamente la morte del veggente senza l’intervento misericordioso di Dio! Infatti, grazie a Lui, tutto si svolge sotto il Suo indiscusso e assoluto controllo. Le apparizioni di Dio, invece, producono nell’anima, inauditi e cosmici abbracci di amore infinito, pace, gioia, ecc…, che abbelliscono l’anima trasformandola secondo il prototipo dell’umanità nuova-Cristo; alcune comunicazioni procurerebbero la morte, se Dio stesso, come detto, non intervenisse per evitarla controbilanciandola con altra visione positiva. Dico questo per esperienza personale. Inoltre, precisiamo che lo stesso personaggio qui descritto, è stato visto dall’aspetto cadaverico, seriosamente cinico, in visione bianco e nero, in un luogo tenebroso sorvegliato all’ingresso da due religiosi, mi pare francescani. Il demone aveva un corteo formato dai suoi accoliti; procedeva processionalmente seduto a cavalcioni sul dorso del collo di un enorme toro, come degli indiani, o altri, lo sono seduti a cavalcioni sul dorso del collo degli elefanti per guidarli. Nel CATECHISMO DEGLI ADULTI, La verità vi farà liberi, come accennato, sono ignorati gli argomenti in questione. Si spera che presto siano colmate queste lacune data l’attualità di queste tematiche in un tempo in cui innegabilmente dilaga il demoniaco, ma che al contempo si moltiplicano provvidenzialmente anche gli interventi della Grazia liberante.

[10]SOLOV'ËV V., I tre dialoghi e il racconto dell’anticristo, “Introduzione”, op. cit., ivi pp. XXXII-XXXIII.

[11]BENSON R., op. cit., ivi pp. 204.140.252.

[12]NEUSNER J., Quando il giudaismo è diventato una religione messianica?, in CONCILIUM, op. cit., ivi p. 83.

[13]GIOVANNI PAOLO II, Varcare la soglia della speranza, Mondadori, 1994, pp. 241-244.