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METODOLOGIA BIBLICA

Per un corretto modo di approccio al discernimento critico, qui di seguito, riportiamo una sintesi dei criteri metodologici seguiti nei lavori del Diacono Lorenzo Ventrudo
 

 

 

 

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1.2 L’Anticristo.

(Stralcio da: Lorenzo Ventrudo, L’Anticristo che deve ritornare, Fede & Cultura, Verona 2010).

L’A. deriva dal greco antìchristos (da antì=contro e Christòs=Cristo), che è un neologismo cristiano costruito per analogia col greco antìtheos=antidio. "[…] La particella anti – avversativa - , nel greco antico significava anche "al posto di"; il termine antichristos significava quindi letteralmente "al posto dell’Unto". Sebbene tale prefisso col tempo si sia trasformato nell’accezione di "contro" (p. es. antiveleno e contravveleno), in alcuni termini l’accezione di "al posto di" traspare ancora (p. es. antonomasia). La radice ebraica alla base del termine Messia significava "ungere"; come termine tecnico e nel contesto regale venne a significare "ungere a re; introdurre qualcuno nell’ufficio regale consacrandolo re". Si rileva ancora che il prefisso anti, sia da Sant’Agostino (Cf In Epistolam Joannis ad Pathos – tract. X,4; PL 35, 1998), sia da Sant’Ilario, "è stato interpretato in senso temporale, spostando l’accento su quello che era l’aspetto più negativamente qualificante, della figura dell’Anticristo, cioè il fatto che questi si contrappone a Cristo […] relegando in secondo piano ciò che in tale figura è essenziale, ossia la simmetrica antitecità a Cristo, nel senso che, se in Cristo c’è la pienezza della grazia (cfr.Gv.,1,14) [ndr.: e della divinità, essendo Dio] nell’Anticristo ci dovrà essere la pienezza del peccato; se Cristo è la Verità (cfr. Gv., 14,6) [Via e Vita], l’Anticristo è la Menzogna; se Cristo conduce alla salvezza eterna, l’Anticristo conduce alla dannazione eterna [ndr.: l’Anticristo è l’anti-via, che induce allo smarrimento esistenziale ed è l’anti-vita che destina alla seconda morte, eterna, perché essendo vicario di Satana, ne diventa l’esecutore storico del suo piano criminoso perché è stato "omicida fin da principio (Gv 8,44). L’Anticristo è, insomma, l’anti-dio!]". Tutto ciò fu ripreso nel NT (ma già nella LXX) con la radice greca alla base del termine christòs "unto", da cui proviene Cristo. Per tali motivi, l’antichristos non rappresentava per Giovanni una mera figura religiosa, ma era una figura politica (sebbene con tratti pseudo-profetici) che avrebbe sostenuto di essere lui "l’Unto a re" che doveva venire da parte di Dio, il "re dei Giudei" e il Salvatore. Perciò antichristos viene ad essere sinonimo di "falso cristo" e "pseudo-messia". Anticristo è chiunque si metta al posto di Cristo, lo avversa e viene avversato da Lui. L’apostolo Giovanni identificò gli antichristoi (1Gv 2,18) con gli pseu-doprofētai "falsi profeti" (1Gv 4,1), i quali erano permeati dallo spirito dell’antichristos (v.3)". Il termine antìchristos=anti-Messia, ricorre quattro volte nel N.T. Esso implica il duplice senso di antì=soppiantamento (come in Filone antìtheos=empio; in Omero antìtheos ha senso elogiativo=quasi divino, simile a Dio, e opposizione come antìdikos, antìbios). L’A. è il nemico di Cristo e sua imitazione demoniaca, di lui usurpa o tenta di usurpare, la "dignità e il dominio" . Non si può nemmeno escludere la possibilità che ne tenti di usurparne, tra l’altro, anche il simbolo della croce, deformandolo come vessillo, per ingannare molti e per farne, quindi, un uso blasfemo nella liturgia satanica. È bene quindi diffidare sempre della croce usurpata per un indebito uso che se ne può fare fuori dell’ambito della Chiesa. Il termine A. è generalmente usato in antitesi al Messia Ebraico; talvolta sembra essere preferibile usare il termine Antimessia. Comunque, le due definizioni sembrano identificarsi per meglio esprimerne la complessità di significato come appunto "Anticristo-Antimessia" . Ciò sembra avere conferma biblica, giacché la professione di fede in Cristo - Gesù esige il riconoscimento della sua messianicità-divinità: "Gesù Cristo è il Signore" (Fil 2,11). La designazione apocalittica, nel giudaismo, dell’A. (come Beliar, o meglio Belial interpretato dai rabbini in maniera etimologicamente inesatta "il senza legge, colui che ha scosso il gioco della legge"; mentre il suo vero senso è "il buono a nulla, l’inutile"), si trova anche in taluni apocrifi dell’A.T. (es.in IV Esd 5,6 "regnerà colui che l’abitante della terra non aspetta" e nella Mishna). Secondo Gunkel e altri critici tedeschi, la concezione giudaica dell’A. sarebbe la trasposizione alla fine dei tempi di un antichissimo mito sulla lotta tra la divinità e i mostri del caos, che, vinti e uccisi o incatenati all’origine del mondo, dovessero scatenarsi un’ultima volta prima della sua fine. Il documento più antico del mito cosmogonico è il poema babilonese della lotta di Marduk, dio solare, con i mostri del caos. Un riflesso di questo mito può essere visto in quei passi dell’A.T., dove Jahwè, creatore del mondo, è il domatore dei mostri d’abisso; ma non è detto che tali mostri faranno l’ultimo conato di ribellione alla consumazione dei secoli. In forme affini il mito delle forze demoniache incatenate ritorna nell’escatologia iranica, germanica e mandaica. Ciò che differenzia l’A. dalla concezione iranica, è l’elemento giudaico-cristiano consistente sull’antitesi di bene e di male e sul carattere etico che supera l’ingenuità del mito naturistico babilonese. Nell’aspetto che assume nella tradizione giudaico-cristiana, l’A. rappresenta "la forma umanizzata delle forze demoniache ribelli a Dio, contrapposta alla forma umana del Messia in cui si esplica la provvidenza divina" . C. Hill, citando Lucken, afferma che l’Anti-(Cristo) significa non solo "opposto a" ma anche "equivalente a" o "sostituito per" che in tal senso però si presterebbe "a un dualismo manicheo"; ciò aiuta, comunque, a "spiegare perché la vera e solida conoscenza di Anticristo è la cosa più importante dopo la conoscenza di Cristo". In francese - puntualizza l’a - il nome è "Antècrist, - cioè - prima di Cristo: anche questo senso è da tener presente quando Anticristo è associato agli ultimi tempi". Come vedremo, quest'ultima e preziosa puntualizzazione è interessante perché, in effetti, nello sviluppo logico-cronologico degli ultimi eventi, è prevista, come preludio alla parusia del Cristo, proprio ed anche la parusia o apocalisse dell’Anticristo. Ippolito, presbitero del terzo secolo, sembra martirizzato nel 235, il quale, con il suo scritto, l’Anticristo (composto in greco verso il 200), ha dato un espressivo "apporto" nello sviluppare una "vera e propria "anticristologia": l’anticristo non è più solo uno dei fenomeni della fine dei tempi, la personificazione del male totale che sarà annientata alla parusia, ma diventa un personaggio autonomo. Sarà parallelo al Cristo sotto tutti i rispetti […]. Come le Scritture parlano di Cristo, così parlano anche dell’anticristo: con lo stesso metodo esegetico si possono interpretare le profezie relative all’uno e all’altro […]". In effetti, a Ippolito, è riconosciuto il merito di aver costruito una vera e propria "anticristologia", fondata sulla sistematica esegesi di un vasto dossier di testi biblici. Infine, accenniamo a delle figure analoghe all’Anticristo nel giudaismo medievale e nell’islamismo, denominate rispettivamente Armillo e Dajjal, individuabile, quest'ultimo, pur con forzatura interpretativa, nella Sura 108 del Corano, detta Kawthar, o Abbondanza. Secondo R. Patai , "Nei testi 4 e 5 il Messia ben David uccide Armillus con il suo soffio, proprio come Gesù uccide "l’iniquo" in 2Ts 2,8".

Il termine A. ricorre nella Bibbia solo nella 1Gv 2,18-22; 4,3; 2Gv 2, ed "esso non si trova come antimessia, nè come A., nella letteratura intertestamentaria, nei midrashim o nel Talmud. Nei Padri apostolici, come in Policarpo, si trova in Filipp. 7,1 "ognuno che non confessa Gesù Cristo essere venuto nella carne è Anticristo"; questo passo sembra dipendere da 2Gv 7 e da 1Gv 4,2-3. In definitiva per l’esegeta, è la scuola giovannea che può aver coniato il termine "anticristo".

Per Schnackenburg, citato da Brown afferma che il mentitore "non è un’espressione fissa quale "l’anticristo". In ogni modo, ribadisce, però, Brown, Gv 8,44-55 applica pseustes al diavolo. È quindi possibile che l’"anticristo", il "mentitore", l’"iniquo" (ho anomos di 2Ts 2,8-9) siano titoli comuni per l’anticipato oppositore degli ultimi tempi. In 2Gv 7, "l’ingannatore" (ho planos) è in parallelismo con "l’anticristo"; in 2Ts 2,11 Dio manda un grande "inganno (planè) così che essi - cioè quelli che vanno in rovina - crederanno alla menzogna" come i seguaci dell’"iniquo", mentre in Mt 24,4-5, dei falsi cristi è detto che "ingannano molti".

Gregorio Magno, in Dialoghi, sostiene che segno dell’imminenza della venuta dell’A. sarà il declino di profezie, guarigioni e miracoli nella Chiesa, in modo tale che i prodigi dell’A. appariranno più convincenti. È il tempo in cui è richiesta una grande capacità di discernimento atta a saper distinguere, nello Spirito, fra i segni offerti da Dio e i falsi portenti operati dal demonio.

S. Girolamo, nel Commento a Daniele 11.24, ritiene che Dio conceda all’A. l’enorme potere e la facoltà di compiere miracoli, al fine di consentire agli Ebrei, che rifiutarono di riconoscere Cristo-Messia, la Verità, d’autocondannarsi nell’accettare la Menzogna e perciò nel riconoscere l’A. come l’atteso Messia. Inoltre, prosegue S. Girolamo, sempre nel suo Commento a Daniele 11.39, "la via dell’Anticristo verso il potere universale è lastricata d’oro oltre che di terrore".

La convinzione d’ Ippolito su detta provenienza etnica dell’A., si baserebbe dunque in particolare su Gn 13,2;16,31;49,16: Dan giudicherà il proprio popolo, come una sola tribù in Israele. La prefigurazione dell’A. sarebbe, sempre secondo l’a., Sansone in cui sembra essersi verificata una "realizzazione-profetica-parziale".

Sarebbe proprio l’A., a parere d’Ippolito, che chiamerebbe "a sé tutto il popolo - ebraico come una sola tribù in Israele - da ogni regione della diaspora, appropriandoseli come figli suoi, promettendo loro di ricostituire il loro territorio e risuscitare il loro regno e il loro tempio, per smascherarsi - a momento opportuno e quindi per farsi adorare - da loro come dio [...] (Ez 15,2;28,9; Ger 17,11) [...].

Della stessa similitudine - sostiene ancora l’a. - si è servito il profeta (Geremia) nel parlare dell’anticristo, il quale chiamerà a sé l’umanità, volendo appropriarsi di ciò che appartiene ad altri, promettendo a tutti una vana liberazione, lui che non è capace di salvare se stesso". In definitiva, con G. Barbaglio può affermarsi che l’A. può essere biblicamente "qualificato come l’Empio, l’Essere Perduto, l’Avversario, l’Insolente contro tutto quanto richiama Dio o è oggetto di adorazione, sino a insediare se stesso nel tempio di Dio e a sostenere di essere Dio".

Tra gli altri studiosi, H.A. Egenolf specifica ulteriormente che "l’apostasia sarà causata - proprio - dalla comparsa dell’anticristo" e che a causare la grande tribolazione, che produrrà "dolore, odio e distruzione", che faranno terribilmente soffrire l’umanità, dovrebbe essere il raffreddarsi dell’amore "in molti", come riecheggia Mt 24,12.

Tra gli altri studiosi, H.A. Egenolf specifica ulteriormente che "l’apostasia sarà causata - proprio - dalla comparsa dell’anticristo" e che a causare la grande tribolazione, che produrrà "dolore, odio e distruzione", che faranno terribilmente soffrire l’umanità, dovrebbe essere il raffreddarsi dell’amore "in molti", come riecheggia Mt 24,12.

Oggettivamente l’attesa dell’anticristo significa che allo sviluppo del regno di Dio corre parallelo quello del regno delle tenebre e che per il futuro, con le enormi risorse offerte dall’evoluzione della tecnica, soprattutto nell’epoca finale, non si deve attendere un appianamento, ma un’acutizzazione e un aumento dei contrasti. La menzogna si servirà addirittura delle armi della verità per imporsi. L’idea di anticristo pertanto è la più radicale forma di protesta contro qualsiasi ingenua fede nel progresso e contro la convinzione che qui si potrà raggiungere la beatitudine; è il più forte stimolo per conservare la sobrietà e la vigilanza".

In particolare: "Come in Cristo inabitò la pienezza della divinità, così nell’Anticristo inabiterà la pienezza della malvagità". "S. Tommaso ricava questo significato dall’espressione latina ad caput aliquid lucere, che significa appunto portare a pieno compimento qualcosa (id., ad 3um)". L’Anticristo, infatti, porterà a compimento tutto il male che un uomo possa mai compiere. Come, quindi, nessuno uomo riuscirà mai a compiere un bene maggiore di quello compiuto da Cristo, così pure nessuno uomo riuscirà a compiere un male maggiore di quello che l’Anticristo compirà negli ultimi tempi".

San Cirillo di Gerusalemme (quarto secolo), vescovo, l’ipotesi avanzata ne troverebbe conferma in base a quanto vi afferma nella sua catechesi: nella sua seconda venuta "Il Salvatore verrà non per essere di nuovo giudicato, ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono: Egli, che tacque quando subiva la condanna, ricorderà il loro operato a quei malvagi, che gli fecero subire il tormento della croce, e dirà a ciascuno di essi: Tu hai agito così, io non ho aperto bocca (cfr Sl 38,10)" (Cf Dalle "Catechesi" di San Cirillo di Gerusalemme, vescovo, Cat 15,1.3;PG 33, 870-874). E ancora San Cirillo di Gerusalemme in altra citazione: "[…] non solo crediamo fermamente nella sua prima venuta – di Gesù – ma ne attendiamo anche la seconda […] Il Signore allora verrà non per essere giudicato un’altra volta ma per giudicare quelli che l’hanno giudicato. […] Il segno di una croce luminosa precederà il Re, perché i giudei riconoscano chi hanno crocifisso, insidiato e angariato, e tutte le tribù battendosi il petto dicano: "Ecco chi abbiamo schiaffeggiato, quel volto che abbiamo coperto di sputi, colui che abbiamo legato e oltraggiato fino a infliggergli l’ignominia della croce […] Il segno della croce terrorizzerà i nemici di Cristo!". Dunque, secondo S. Cirillo di Gerusalemme, è nel contesto del ritorno di Gesù nella sua gloria che proprio gli stessi giudei, testimoni della passione del Cristo, lo ri-vedranno discendere dal cielo (Ap 1,7) da una loro precisa collocazione umano/terrestre e quindi da redivivi! La resa dei conti è con l’Israele storico che non ha saputo riconoscere il tempo della visita del Signore (Lc 19,41-44). L’Israele del rifiuto, come vedremo, dovrebbe riconoscere l’A. come suo messia: "Risposero i sommi sacerdoti: "Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare" (Gv 19,15). A loro insaputa, le autorità ebraiche avrebbero profetizzato, secondo l’ipotesi formulata, il riconoscimento del Cesare per eccellenza: l’Anticristo! Già in questo rifiuto è adombrata, quindi, la profezia di un possibile riconoscimento di un "imperatore" redivivo che s’identificherà con l’A. quale conseguenza di un’attesa messianica escatolicizzata e che abbia i presupposti di quella storica caratterizzata preminentemente dall’esaltazione della soluzione politica di tutte le problematiche storiche d’Israele. Tale tematica l’approfondiremo quando esamineremo i testi di riferimento in Apocalisse Capitoli 13, 9 e 17.

Ecco in sintesi anticipata, alcune caratteristiche dell’attività storiche dell’Anticristo:

      • Regnerà in Israele; Abate Adso o Adson o Emerico Adsone (c. 920-992), e analogamente anche altri, dice: "Verso la fine del mondo, l’Anticristo attrarrà a sé i cuori degli ebrei con la sua grande generosità e l’atteggiamento benevolo, tanto che essi lo loderanno come un semi-dio. Gli ebrei parlando fra di loro diranno: "Non c’è in tutta la nostra generazione un uomo più virtuoso, giusto e saggio. Fra tutti gli uomini egli sarà certamente capace di liberarci da tutti i nostri patimenti".
      • Persuaderà gli ebrei di essere lui il vero Messia (Ireneo, S. Giovanni Damasceno, Efrem il Siro, Abate Adso o Adson, sant’Ambrogio e altri studiosi anche non cattolici). In particolare, S. Girolamo, commentando Gv 5,43, asserisce: "Non c’è dubbio che in "quest’altro" che Gesù dice che verrà di propria autorità e che sarà ricevuto dai Giudei. Egli intendesse parlare dell’Anticristo"(Epistola CLI ad Algasiam., quest. II; Commentariorum in Danielem, 11,24). "S. Agostino e Cassiodoro, così commentano S. Girolamo, ecc.: "è giusto che coloro i quali non vollero su di essi il regno di Cristo, si abbiano l’Anticristo". Altri Padri che sostengono l’ipotesi del riconoscimento dell’A. da parte dell’Israele storico, alla fine dei tempi, sono: Commodiano, nel Carme apologetico, sezione apocalittica, Gregorio Magno, in Moralia, in cui sottolinea il comportamento ostile degli ebrei nel rifiutare il Cristo e nell’accettazione futura in qualità del suo avversario. Infine, S. Ilario di Poitiers (quarto secolo) dice: "L"Anticristo insegnerà che Cristo era un impostore e non il vero Figlio di Dio".
      • Sulla fine del mondo, che seguirà alla "morte" dell’Anticristo: S. Roberto Bellarmino (16°-17° secolo) dice: "La sesta indicazione [ndr: "segni sicuri riguardanti la venuta dell’Anticristo"] emerge dall’ultimo segno successivo all’Anticristo, che sarà la consumazione del mondo. Poiché l’Anticristo verrà poco tempo prima della fine del mondo…dopo l’Anticristo segue immediatamente il giudizio finale…il futuro regno dell’Anticristo durerà milleduecentonovanta giorni…Mt 24: "Questo vangelo del regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti, e allora verrà la consumazione" cioè, poco tempo dopo [l’Anticristo], verrà la fine del mondo" (Cf Opera omnia, Disputationum Roberti Bellarmini; De Controversiis Christianae Fidei, Tomus Primis, Liber Tertius, De Summo Pontefice).

Riportiamo ora il testo di Ap 17,8-11 per esporre un compendio articolato delle esegesi sul simbolismo della "bestia":

8 La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà (τι ν χαì οχ στιν χαì παρέσται ).

9 Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re.

10 I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l’altro non è ancora venuto (λθεν) e quando sarà venuto (λθεν), dovrà rimanere per poco.

11 Quanto alla bestia che era e non è più, è ad un tempo l’ottavo re e uno dei sette, ma va in perdizione.

12 Le dieci corna che hai viste sono dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale, per un’ora soltanto insieme alla bestia.

13 Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia.

14 Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono chiamati, gli eletti e i fedeli.

Gli esegeti concordano tutti nel ritenere che " la bestia rappresenta l’incarnazione dell’impero romano - in un solo uomo che, secondo J.L. D’Aragon, è Nerone (vv.11.16). Secondo A. Lancellotti, "la bestia rappresenta indubbiamente l’Anticristo; di essa si dice che sarà gettata "nello stagno di fuoco" (19,20)". Secondo B. Corsani, "la bestia, - che "era e non è e verrà di nuovo"- esprime dunque un anti-dio o una contraffazione di Dio? Quest’intenzione può essere nel sottofondo del nostro testo. In primo piano c’è l’idea di qualcosa o qualcuno che è vissuto, è scomparso (o morto) e deve ritornare. Verrà di nuovo, o risalirà dall’abisso, parodia del ritorno del Signore o della sua risurrezione? Anche questo può essere un motivo di sottofondo. La riapparizione della bestia dev’essere identificata anzitutto col ritorno della virulenza persecutrice dell’Impero romano, e coincide col regno di un ottavo re che è anche "uno dei sette" (v.11)".

Il Tempio di Gerusalemme è il luogo classico per la preghiera dell’Israele storico e sarebbe inusuale immaginare che il popolo ebreo ne possa fare a meno ancora per altri anni di privazione forzata tanto più che dopo la Proclamazione dello Stato d’Israele il 14.5.1948, la possibilità non è affatto da ritenersi remota. La difficoltà che dovrà essere in qualche modo superata, deriva dal fatto che tuttora sul luogo dove era costruito il 2°Tempio distrutto dai romani nel 70 d.C. esiste la Moschea d’Omar fatta costruire per ragioni politiche da El Malik Ibn Maruan nel 691 come controaltare alla "pietra nera" della Mecca allora nelle mani del suo rivale Abdallah Zobeir.

Per il gesuita spagnolo F. de Ribera (+ 1591) in Ap 19-20 "sono preannunziati gli eventi finali della storia e soprattutto l’avvento dell’anticristo, che è da identificare con la prima Bestia, mentre la seconda Bestia è un predicatore insigne, suo precursore". F. de Ribera fu seguito, fra gli altri, dai confratelli gesuiti J.B. Viegas (+1599), S. Pereyra (+1606) e C. a Lapide (+1625). La prima volta che s’incontra il termine "bestia" riferita contestualmente all’A., è in Ap 11,7 in cui è detto che i due testimoni del Cristo che predicheranno la conversione d’Israele, verranno combattuti, vinti ed uccisi dalla "bestia che sale dall’Abisso".

Secondo alcune osservazioni fatte da Beda (cfr. Expl. Apoc. 13; Pl 93,172C) e da Sant’Alberto Magno, il numero 666 "rappresenta la creazione non santificata del settimo giorno, il sabato"; inoltre tale cifra è il simbolo del "male imperfetto" data la triplice ripetizione del n.6; Paolo di Cordova (sec.IX) ritiene che "Maometto sarebbe stato il precursore dell’Anticristo, essendo morto, secondo il calendario spagnolo del tempo, nel 666 (cfr. PL 121, 535 s. e anche Arogathe, L’Anticristo nell’età moderna, Le Monnier 2004, Firenze 2004, p.66)".

Scrutando i segni dei tempi moderni, padre Livio Fanzaga così sintetizza il suo pensiero: "[…] oggi, paradossalmente, stiamo assistendo a un declino della fede vera e una rinascita del "religioso", intendiamo esattamente quello che dice Benson, cioè una religione priva di soprannaturale, quel complesso di credenze di carattere panteistico che oggi viene classificato sotto la sigla del "new age" o sotto altre sigle che hanno i medesimi contenuti immanentistici. E’ una nuova religiosità che ha il suo epicentro nell’uomo; essa celebra soprattutto uomini dotati di poteri superiori; ha i suoi simboli e i suoi culti, ma è totalmente rinchiusa nell’ambito della finitezza, totalmente rinchiusa nell’ambito delle possibilità umane, totalmente influenzata dalle forme esoteriche della massoneria e delle religioni orientali […] L’uomo è Dio, l’umanità è Dio, Dio è immanente nella storia umana e nella vita dei singoli uomini […] Ritengo […] abbastanza probabile che le religioni orientali come il buddismo, l’induismo, il confucianesimo vengano assorbite dalla religione umanitaria – escludendo l’Islam perché – ha avuto funzione di argine dell’ateismo marxista – si passa da un ateismo materialista a un ateismo spiritualista […] la religione umanitaria cerca di riunificare tutti gli uomini, di conciliare tutte le religioni, di instaurare la pace universale, di promuovere il progresso mondiale, riconoscendo un’autorità suprema e unificante: l’Anticristo, colui che è la perfetta manifestazione del dio immanente nel mondo, colui che uomo-dio […] non Dio che si fa uomo, non Dio-uomo, ma uomo-dio e salvatore del mondo […] la battaglia, secondo Benson, non vedrà le "religioni" da una parte e gli "umanitarismi" dall’altra, ma vedrà la Chiesa cattolica ridotta a "piccolo gregge" da una parte e tutti gli altri dall’altra: anche le religioni non cristiane, anche le confessioni cristiane non cattoliche verranno irrimediabilmente assorbite e unificate dal principio della presunzione naturalistica, a meno che non siano entrate, o rientrate, in quella casa comune che è la Chiesa cattolica". E’ quindi del tutto presumibile che con l’approssimarsi dei tempi della fine il Cristo con la sua Chiesa Cattolica, e il suo Papa-Vicario dello stesso Cristo, saranno segno di contraddizione come provocazione/opportunità, ultimativa, data all’umanità di decidersi inequivocabilmente ed irrevocabilmente da che parte stare: salvezza eterna o dannazione eterna! Scrive ancora padre Livio Fanzaga: "Quando gli uomini si propongono di costruire un mondo senza riferimenti al loro Creatore e senza i fondamenti della sua legge di amore, significa che i giorni del potere delle tenebre e della passione della Chiesa sono vicini".

Analogamente, R. Benson sintetizza l’A. come "un uomo capace di tenere nelle sue mani tutto il mondo in modo pienamente democratico!" Sotto il regime dell’A. la "guerra, a quanto sembrava, era morta: ma non era stato il cristianesimo a ucciderla. Tutti gli uomini si erano convinti che l’unione è migliore della divisione: era una lezione che essi avevano appreso fuori della chiesa.

Le virtù naturalistiche avevano cominciato, inaspettatamente, a crescere rigogliose, mentre le virtù divine erano messe da parte e disprezzate. La filantropia aveva preso il posto della carità; la soddisfazione aveva sostituito la speranza e la fede era stata spodestata dalla cultura". Ma "l’insuccesso del cristianesimo nell’unire tutti gli uomini non era dovuto alla sua debolezza; anzi, questo fatto ne dimostrava la vitalità. Le vie del cristianesimo portano all’eternità, non al tempo". Secondo il Talmud, il falso messia e quindi per noi l’equivalente A., è tale perché ha la pretesa di salvare Israele senza l’aiuto di Dio.

La redenzione d’Israele può avvenire solo sottoponendosi a Dio e non con l’autodeterminazione: "Il potere d’Israele sta nella sua negazione del potere. Il suo destino sta nella rinuncia ad ogni pretesa di decidere del proprio destino. Così-analogicamente al Cristo crocifisso-la debolezza è la forza ultima, la sopportazione è il gesto finale d’autoasserzione, la rassegnazione passiva è il passo sicuro verso la liberazione".

 

Il numero 666, è secondo M. Eugene Boring "l’espressione simbolica intensificata dell’incompletezza, dell’idolatria, del giudizio, del non compimento, il male stesso elevato alla terza potenza […] - È - probabile che Giovanni volesse che con questo numero, che rappresenta, com’è detto esplicitamente, "un nome d’uomo" (Ap 13,18), […] i suoi ascoltatori-lettori pensassero a un determinato individuo, uno già noto a loro". L’essenza della personalità dell’A., secondo S. Ireneo di Lione (Contro le eresie 5,28,1-2), sarebbe "il culmine dell’empietà e della malvagità di tutti i tempi".

Giustamente, afferma A. Von Speyr: "nel messaggio del diavolo è contenuto un messaggio di Dio, nella manifestazione delle bestie una manifestazione delle grazie. Possiamo considerare il diavolo solo partendo da Dio [...] Chi dietro il diavolo non vede o non intuisce Dio, non può scandagliare il male".

d) L’Anticristo, consoliderà il suo potere "democraticamente" con la "potenza di satana" e operando "falsi segni e prodigi menzogneri"(2Ts 2,9).

e) Persuaderà gli ebrei di essere lui il vero Messia (S. Ireneo, S. Girolamo, Damasceno, Vittorino vescovo di Petovio (Slovenia) della seconda metà del terzo secolo, Efrem il Siro, Adson ed altri studiosi anche non cattolici; qui ricordiamo, in particolare, G. Segalla che così commenta Gv 5,43 - "Se venisse un altro nel suo proprio nome, lo accogliereste"- : "nel suo proprio nome: è un’espressione dell’A.T. per bollare il falso profeta (Dt 18,20; Gr 14,14-15;23,25;29,9.25.31; Ez 13). Forse nell’ambiente della Chiesa primitiva indicava l’anticristo (1Gv 2,18;4,3); cfr anche Mr 13,6.21-22 par). L’uomo viene ingannato quando gli si parla, assecondando i suoi desideri. Così facevano anche i falsi profeti". L’Ambrosiaster , sotto il pontificato damasiano, nella citata dichiarazione di Gesù, in Gv 5,43, ravvisa "una prova della provenienza dell’anticristo dal giudaismo finalizzata ad indurre i giudei a dargli credito".

f) Ordinerà la distruzione della Chiesa, in particolare quella Cattolica (Delenda Ecclesia Catholica Romana!) e dell’Israele storico che riconoscerà il vero Messia-Gesù Cristo solo quando l’Anticristo pretenderà di farsi adorare come "dio" (Cf Mt 24,15; 2Ts 2,4) nel Tempio di Gerusalemme ricostruito (secondo la nostra ipotesi interpretativa di Tb 14,4-7 e secondo Ippolito, S. Cirillo, Sulpicio Severo, Beda, Haymo, Adson, A. Arrighini, J. Dupont, Suarez, H. Lindsey-C.C. Carlson, R. Pache ed altri).

PREFIGURAZIONI

Questa comparazione tra il precursore o figura tipologica o meglio antitipologica, equivalente all’A., con lo stesso A., storicamente identificato con Antioco IV Epifanie, è stata resa possibile grazie al riconoscimento ispirato del libro dei Maccabei. Anche per questo bisogna ringraziare e lodare il Signore per il dono così grande fatto alla sua Chiesa, custodito in modo particolare dalla Chiesa cattolica.

In particolare S. Girolamo, per ciò che concerne l’assonanza tipologica tra Antioco IV Epifane e l’A. così si esprime: "molti particolari si adattano, "conveniunt", all’Epifane- in Dn-ricorda: hunc esse morem Scripturae sanctae, ut futurorum veritatem praemittat in typis, che si può dunque esporre dell’Epifane ciò che meglio, "ex toto", si adempirà nell’Anticristo.

Nel libro dei Maccabei, molti particolari raccontativi, non sono stati esposti casualmente per semplice reminescenza storica, ma perché attraverso anche episodi apparentemente insignificanti, possono, invece, alla luce della rivelazione divina, essere teologizzati. Secondo Ireneo (Adversus Haeres IV, 21, 3, coll. S.C., n.100B, p.685) e così anche Origene, la densità spirituale dei testi è tale per cui niente è "superfluo o privo di significato".


Noi ravvisiamo nell’uccisione del sommo sacerdote Onia III, da parte di Andronico, luogotenente di Antioco IV Epifane (2Mac 4,30-37; Dn 9,21), la prefigurazione dell’uccisione del Papa per la fine dei tempi, da parte dell’Anticristo, quale mandante diretto dell’assassinio. La narrazione storica dell’evento delittuoso, la definiamo "blocco storico-profetico", in quanto la riteniamo una unità letteraria, narrativa/prefigurativa dei tempi della fine. Tentativi d’identificazione dell’Anticristo, vogliono essere delle esemplificazioni tratte da C. Hill, citato, e da B. Mc Ginn , per documentare la ridda d’interpretazioni circa l’identificazione dell’A., prive come sono di fondamenti biblici complementari, fuorvianti, della Bibbia, inficiate da notevoli fattori non teologici che hanno inquinato sprazzi di verità pur espresse con interessanti elementi storico-cognitivi. In particolare, la TAV. N. 39, p. 287, Identikit dell’Anticristo (Antiche congetture), e la TAV. N. 40, p. 288, Provenienza dell’Anticristo/Motivazione, presentano particolari interessi in quanto ipotizzano, con tradizione storica consolidata, la nazionalità/motivazione dell’A. che, tenuto conto di quanto esposto nel complesso del lavoro, sembra davvero che debba essere un ebreo; questa tesi è condivisa da molti Padri della Chiesa: Ireneo, Ippolito, Malvenda, S. Girolamo, Crisostomo, Gregorio Magno, S. Efrem Il Siro (diacono e dottore della Chiesa del IV secolo), S. Ambrogio, S. Tommaso (che si schiera con l’autorità dei Santi Padri) e tanti altri studiosi anche moderni. La nota insistenza tematica dell’Apocalisse sul "binomio" o "asse" Roma-Babilonia, sembra, di là dalle affermate e valide esegesi, che possa far riferimento anche ad una possibile restaurazione, o meglio "ritorno", dell’antica Babilonia in cui nascerebbe l’A. (S. Girolamo, Andrea di Cesarea, Areta, Venerabile Beda, Aimone, Rabano, Strabo, S. Anselmo d’Aosta, Ruperto Abate, Haymo, Adson ecc.) e secondo la tradizione mediovale, mentre crescerebbe e verrebbe indottrinato, diabolicamente, in Corazin e Betsàida (Adson) date le invettive di Gesù contro di esse (Mt 11,21). Sulla provenienza ebrea dell’A., nei Testamenti dei Dodici Patriarchi viene riferita "l’apostasia della tribù di Dan, il suo abbandono del Signore e la sua opposizione alla tribù di Giuda: Satana infatti è il principe di questa tribù (Test. Dan 5,4-6)". Molti concordano che L’A. sarà riconosciuto come Messia dagli ebrei (Gv 5,43), così, in particolare, secondo Ireneo, S. Girolamo (Epist. CLI ad Algasiam; quaest. II; Comm. in Dan., II,24), Damasceno, Efrem il Siro, Adson, "Ireneo, Cirillo di Alessandria, Ammonio di Alessandria, Cirillo di Gerusalemme, Crisostomo, Eusebio di Cesarea, Ambrogio, Rufino" e tanti altri studiosi anche moderni.

L’A. si presenterà, e sarà accolto come tale, come protettore d’Israele. Il rimpatrio nella terra d’Israele di tutti gli esiliati, porrà seri problemi di spazio nel territorio, già conteso dai Palestinesi, perciò saranno acuite le tensioni con i paesi confinanti e con gli stessi Palestinesi (ex Filistei, nemici storico-biblici degli ebrei). L’ A. risolverebbe favorevolmente la situazione a favore dello Stato ebraico; in particolare, sempre lui, con un trattato di pace, consentirebbe la riedificazione del tempio di Gerusalemme (Lindsey, citato). Israele passerebbe così da una specie d’alleanza con l’A., alla sudditanza. In tale storica circostanza, sarebbe confermata l’ipotesi di O. Da Spinetoli, citato, secondo cui l’Israele sarebbe l’Anticristo attraverso la simbiosi A.-Israele, binomio della personalità corporativa. Sempre in tale circostanza l’A. abbandonerebbe progressivamente la Roma-Babilonia, provocandone la caduta "senza colpo ferire", col destinarla a decadimento politico, come ad esempio depotenziandola col decentramento politico (esasperato federalismo regionalistico o altra analoga strategia politica come potrebbe essere la decisione dello spostamento della capitale Roma verso altri centri d’interesse nazionalistico e/o regionalistico, ecc.) ossia tradirebbe l’alleanza fra il trono e l’altare, diabolici, per indirizzare il suo interesse esclusivamente su Israele dove nel Tempio, fatto da lui stesso ricostruire, instaurerà l’"abominio della desolazione" (Dn 9,27; Mt 24,15; At 6,13; 2Ts 2,4).

Secondo V. Solov'ëv , l’A. trasferirebbe "la residenza imperiale...da Roma a Gerusalemme"; così identicamente anche Efrem il Siro (Cf Sermo de Anticristo, XVI) e S. Severo, in Dialoghi 1.41.

R. Benson , da parte sua, ipotizza il trasferimento della capitale d’Italia da Roma a Torino. Secondo rivelazioni private, Roma, perduta la fede, diverrebbe capitale dell’A., secondo noi ciò avverrebbe solo inizialmente. L’A. farà uccidere il Vicario di Cristo, subito dopo il compimento della prigionia di Satana durata mille anni. Questo segno dovrebbe essere ben comprensibile ai futuri cristiani i quali comprenderanno che davvero la fine di questo mondo e l’irruzione definitiva del Regno di Dio sono vicinissime, anzi più che imminenti, quasi immediati. A. Arrighini a questo proposito così scrive: "Possiamo star sicuri che fino a tanto che il Vicario di Cristo regnerà a Roma, non vi regnerà il Vicario di Satana; finché la Chiesa impera nel mondo, non potrà stabilirvisi l’impero dispotico e idolatra dell’Anticristo".

Inoltre, sempre A. Arrighini, nella citata nota, vi riferisce che il Papa Pio XII, data la seconda ed "orrenda guerra" mondiale in atto, che sconvolgeva la Chiesa e il mondo, espresse "il timore che l’Anticristo - HITLER - fosse già nato e che stesse iniziando - il suo regno" sulla terra.

 

L’A. si presenterà, e sarà accolto come tale, come protettore d’Israele. Il rimpatrio nella terra d’Israele di tutti gli esiliati, porrà seri problemi di spazio nel territorio, già conteso dai Palestinesi, perciò saranno acuite le tensioni con i paesi confinanti e con gli stessi Palestinesi (ex Filistei, nemici storico-biblici degli ebrei). L’ A. risolverebbe favorevolmente la situazione a favore dello Stato ebraico; in particolare, sempre lui, con un trattato di pace, consentirebbe la riedificazione del tempio di Gerusalemme (Lindsey, citato). Israele passerebbe così da una specie d’alleanza con l’A., alla sudditanza. In tale storica circostanza, sarebbe confermata l’ipotesi di O. Da Spinetoli, citato, secondo cui l’Israele sarebbe l’Anticristo attraverso la simbiosi A.-Israele, binomio della personalità corporativa. Sempre in tale circostanza l’A. abbandonerebbe progressivamente la Roma-Babilonia, provocandone la caduta "senza colpo ferire", col destinarla a decadimento politico, come ad esempio depotenziandola col decentramento politico (esasperato federalismo regionalistico o altra analoga strategia politica come potrebe essere la decisione dello spostamento della capitale Roma verso altri centri d’interesse nazionalistico e/o regionalistico, ecc.) ossia tradirebbe l’alleanza fra il trono e l’altare, diabolici, per indirizzare il suo interesse esclusivamente su Israele dove nel Tempio, fatto da lui stesso ricostruire, instaurerà l’"abominio della desolazione" (Dn 9,27; Mt 24,15; At 6,13; 2Ts 2,4).

Secondo V. Solov'ëv , l’A. trasferirebbe "la residenza imperiale...da Roma a Gerusalemme"; così identicamente anche Efrem il Siro (Cf Sermo de Anticristo, XVI) e S. Severo, in Dialoghi 1.41.

R. Benson , da parte sua, ipotizza il trasferimento della capitale d’Italia da Roma a Torino. Secondo rivelazioni private, Roma, perduta la fede, diverrebbe capitale dell’A., secondo noi ciò avverrebbe solo inizialmente. L’A. farà uccidere il Vicario di Cristo, subito dopo il compimento della prigionia di Satana durata mille anni. Questo segno dovrebbe essere ben comprensibile ai futuri cristiani i quali comprenderanno che davvero la fine di questo mondo e l’irruzione definitiva del Regno di Dio sono vicinissime, anzi più che imminenti, quasi immediati. A. Arrighini a questo proposito così scrive: "Possiamo star sicuri che fino a tanto che il Vicario di Cristo regnerà a Roma, non vi regnerà il Vicario di Satana; finché la Chiesa impera nel mondo, non potrà stabilirvisi l’impero dispotico e idolatra dell’Anticristo".

Inoltre, sempre A. Arrighini, nella citata nota, vi riferisce che il Papa Pio XII, data la seconda ed "orrenda guerra" mondiale in atto, che sconvolgeva la Chiesa e il mondo, espresse "il timore che l’Anticristo - HITLER - fosse già nato e che stesse iniziando - il suo regno" sulla terra.

  • San Malachia - abate irlandese profetizzò nel 1139; compose 111 motti latini (resi pubblici solo nel 1595) attribuiti ad altrettanti Papi, iniziando da Celestino II eletto nel 1143. Se restano confermate le profezie dei Papi di San Malachia, del XII secolo, nel 2010 saremmo giunti, nella lista dei 112 Papi che si sarebbero avvicendati dal XVI secolo in poi fino alla fine, al 110°.

L’ipotesi che l’Anticristo sia già nato nel nostro tempo, è sostenuta, come in parte già riportato, anche da: Melania Calvat/Massimino Giraud, (Frà Giovanni della Roccia, sec. XIV), S. Pio X, John Leary, veggente di New York, 2004, citato, che precisa il segno della sua comparsa avvenuta per mezzo della cometa Hale-Bopp, Patricia Mundorf, 2005, la veggente Luciana Serrati dei "Missionari di Gesù", ed altri. Per Bartolomeo Holzhauser , eletto vescovo in Baviera nel 1658, "L’Anticristo verrà come Messia da una terra fra due mari, in oriente. Nascerà nel deserto; sua madre sarà una prostituta…; sarà un profeta falso e menzognero e cercherà di salire al cielo come Elia. Inizierà la sua opera in oriente, come soldato e predicatore religioso, quando avrà trent’anni…Gerusalemme sarà la sede del Messia". In particolare, anche Padre Livio Fanzaga, ipotizza la possibilità che l’Anticristo venga "partorito" nel tempo della realizzazione "dei dieci segreti". E ancora: "Il tempo dei dieci segreti vedrà la sconfitta dell’Anticristo infernale e di tutte quelle forze che lo incarnano qui sulla terra". Riteniamo, con nostra deduzione, che anche d. S. Gobbi, ritenga che l’Anticristo debba nascere, quando "l’apostasia sarà ormai generalizzata". Ora, poiché dalla nostra documentazione esibita, magisteriale e non, risulta che l’apostasia, dopo la morte di G. Paolo II, è ormai generalizzata, ne consegue che l’Anticristo dovrebbe essere già nato, così come concordemente riferito nelle nostre precedenti citazioni. Noi qui riaffermiamo con certezza assoluta e categorica, che l’Anticristo/Vicario di Satana, finale, non è un ecclesiastico, ma un laico, ben storicamente noto, già morto ma che deve necessariamente ritornare in vita, "per andare in perdizione" (Ap 17,8)! In questo lavoro (L’Anticristo che deve ritornare), ne abbiamo fatto anche il nome.

Il fatto che l’Anticristo sia già nato nei nostri giorni e che sia laico, è riportato, in particolare, in queste due profezie tratte da una rivelazione privata, della citata veggente Luciana Serrati, dei "Missionari di Gesù", fermo restando il giudizio definitivo del Magistero ecclesiastico. Noi, a ragione, la riteniamo certamente vera, per conoscenza personale; pertanto tutto ciò che non concorda con quanto asserito, e riportato anche complementarmente nelle seguenti profezie, a nostro avviso, è da ritenersi decisamente falsa profezia:

Analogamente il romanziere R. Benson, lo definisce "la suprema potenza della terra"; e parodiando Cristo: "figlio dell’uomo", "salvatore del mondo", "Dio incarnato, come simbolo, il più perfetto, della divina umanità", "la contraffazione di Dio"; "un uomo solo capace di tenere nelle sue mani tutto il mondo in modo pienamente democratico!"; presidente d’Europa"; "superuomo". Insomma "tutti gli attributi finora prodigati agli esseri superiori" lungo il corso della storia, erano prefigurazioni dell’A.

In tema, segnaliamo qui un altro romanziere Michael D. O’Brien , che con il suo thriller, narra, in particolare, degli elementi identificativi dell’Anticristo, e degli avvenimenti che interesseranno precipuamente l’interno della gerarchia ecclesiastica.

Per mons. Vito Staffieri, le due corna simboleggiano "la sua potenza dottrinale, in contrapposizione al dogma evangelico dell’Agnello raffigurato pure con due corna [...]". In particolare, secondo il detto a., l’attività del falso Profeta consisterebbe essenzialmente nello sconfessare Cristo, predicando ai suoi proseliti con linguaggio antimessianico:

  • inesistenza o non presenza - di Cristo - sulla terra per cui il suo prolungato silenzio verrà interpretato come segno di debolezza e d’impotenza, la sua regalità è scomparsa con la sua morte e sotterrata con lui nel sepolcro, la sua divinità è inesistente; spodestato dalla morte sarebbe uno sconfitto sulla Croce e rientrato nel proprio nulla;
  • con arte magica insinuerà nelle moltitudini la convinzione che Cristo sia stato un impostore;
  • la presenza sacramentale di Lui, adorata dai credenti, sia stata semplicemente apparente e ch'Egli non sia mai esistito!; dirà che il Dogma della presenza reale dell’Agnello, velato e adorato nel mistero eucaristico, è stato sconfessato dallo Scibile, dai sapienti del mondo filosofico e scientifico, dai saggi dottori e teologi del razionalismo, dai potenti e grandi di tutti i tempi;
  • la Rivelazione, secondo lui, sarebbe un cumulo di menzogne e discordanze inaccettabili, irrazionali;
  • riassumerà in sé le mentalità ideologiche di tutti i tempi e di tutte le specie di miscredenza antimessianica;
  • sarà il simbolo, ricapitolatore, di tutte le aberrazioni universali; tutte le pseudocredenze, ispirate da Satana, saranno consociate in un culto ibrido politeistico; col suo insano genio satanico, inaugurerà un Panteon, mirante a negare la soprannaturalità della Rivelazione, che è nella vera Religione;
  • portavoce dell’Anticristo, dopo la scomparsa dei pionieri del Vangelo e crollate le torri del Cristianesimo militante, convincerà i timidi e gli stolti che il Testamento è stato un’impostura e che i prodigi narrati nelle Scritture sono falsi;
  • s’impegnerà a dimostrare l’infondatezza e l’irragionevolezza del Credo cristiano e quindi l’inutilità del culto ad una divinità inesistente; il Cristianesimo verrà bandito perché irrazionale;
  • "Con queste menzogne, acclamando le turbe alla potenza della Bestia, saranno abbattuti i Templi, distrutti gli Altari, rovesciate le Cattedre e tolto di mezzo il Sacrificio perenne" (sott. mia).

Il Drago, le due Bestie e i Re della terra, sostiene ancora l’a. citato, cospireranno per lo sterminio del Corpo Mistico; il motto sarà Delenda Ecclesia!; sarà così imposto il regno universale satanico, unico e solo.

Sul raffronto biblico fra le due bestie dell’Apocalisse, quale binomio satanico, proponiamo, in anticipo, rispettivamente le TAVV. N.14 e N.15, pp. 154 e 155. Entrambe le due bestie scimmiottano la relazione personale intercorrente tra il Cristo e lo Spirito Santo.

In definitiva il parlare della bestia "come un dragone" sta ad indicare, secondo B. Corsani, l’avvertimento a non "fermarsi all’apparenza ma ascoltare come parla perché il suo parlare "tradisce la sua natura satanica". Dello stesso a. citato, crediamo opportuno riportarne una sintesi delle caratteristiche del "falso profeta":

  • parla un linguaggio demoniaco, nei suoi contenuti;
  • è un plenipotenziario del primo mostro, cioè esercita per delega il potere di quello (v.12a);
  • costringe gli abitanti della terra ad adorare il mostro (v.12b);
  • fa miracoli diabolici con i quali inganna gli abitanti della terra (vv.13 e 14a), per questo in 16,13; 19,20; 20,10 è chiamato "falso profeta";
  • fa innalzare statue al mostro e dà la parola a queste statue nei vv.14b e 15; ci sono testimonianze dei primi secoli dell’era cristiana, che attestano la diffusione della credulità in statue che si muovevano e parlavano; qui Giovanni non sembra avallare quelle credulità, piuttosto sembra attribuire alla seconda bestia arti da stregone; (nostra nota: la formazione e la dinamicità delle immagini, ben sembra addirsi ai nostri moderni sistemi di comunicazione, come, ad esempio, la televisione);
  • mette un marchio su tutti gli adoratori della bestia (strumento di discriminazione, di boicottaggio degli "altri", di quelli che non si piegano). Infatti, senza il marchio non si può svolgere alcuna attività lavorativa (Cf la tessera del partito nei regimi dittatoriali); cioè: condizionamenti di carattere economico e sociale; (nostra nota: i nostri fratelli cristiani, che vivranno drammaticamente questa intollerabile situazione, dovranno pur provvedere a sistemi di attività alternative onde evitare il più possibile l’individuazione persecutoria; a tale proposito, potrebbe essere utile, e più sicuro, per chi sarà nelle favorevoli condizioni di poterlo fare, assicurarsi l’indispensabile approvvigionamento di viveri, facendo ricorso ai sistemi produttivi agricoli più possibilmente autonomi; anche forme di solidarietà fraterna, potrebbero essere utili per soccorrere i perseguitati e i loro eventuali familiari, a loro solidali); il ritorno nelle catacombe s’impone, intendendone, però, il sicuro rifugio nei Sacramenti. Sui rifugi da adottare per sfuggire alla persecuzione, numerose sono le indicazioni riferite nelle rivelazioni private moderne: luoghi di santità, di preghiera, monasteri, chiese, cattedrali, case, luoghi di apparizioni, grotte, saranno circondati e protetti dagli angeli, almeno finchè se ne ha la possibilità di farlo .

Secondo E. Schick, la seconda bestia "agisce non per diffondere un pensiero filosofico, ma per instaurare una fede religiosa [...]. La figura del "falso profeta" assume [...] tratti sacerdotali". Inoltre i prodigi da lui praticati possono essere sia di ordine soprannaturale che naturale. Basti pensare ai "prodigi" della scienza e della tecnica, "fonte di straordinario benessere per la società (miracolo sociale)". La bestia appare pertanto, sempre secondo il cit. a., come "totalità politica", che "domina i pensieri, i giudizi, stimola i filosofi e ispira i profeti". Pertanto ai tempi dell’A., chi lo rifiuterà, verrà "colpito nei presupposti della sua esistenza con il boicottaggio economico: è costretto alla fame".

Analogamente dice Melania Calvat: "Ecco la parte che riguarda la fine dell’Anticristo, nel testo dell’abbè Combe: […] L’Anticristo renderà noto al mondo il giorno della sua ascensione al Cielo in modo che tutti possano recarsi a Gerusalemme ad assistere al prodigio […] Egli s’innalzerà fra una corona d’angeli dalla falsa luce. Già raggiungerà una certa altezza e gioirà all’udire le acclamazioni dei suoi testimoni e adoratori, ma apparirà S. Michele arcangelo con un esercito d’angeli, splendenti d’una luce incomparabile, al grido "Quis ut Deus? - Chi è come Dio?". All’improvviso i demoni perderanno il loro impulso, la loro energia e abbandoneranno l’Anticristo, che sorreggevano con le loro forze. Si aprirà la terra e ne uscirà un fuoco grandioso, lambendo i piedi degli spettatori seduti nelle prime file per la loro dignità ed opulenza. Essi con l’Anticristo e i demoni saranno inghiottiti in un vasto cratere che si chiuderà su di loro.

Riportiamo innanzi tutto il testo di 2Ts,1-15 per esteso per facilitare il lettore nella verifica esegetica dei testi di riferimento:

 

1Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui,

2di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, nè da pretese ispirazioni, nè da parole, nè da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente.

3Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia [ ποστασία = la ribellione] e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione,

4colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio.

5Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, venivo dicendo queste cose?

6E ora sapete ciò che impedisce [τò κατέχον] la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora.

7Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo [κ μέσου γένηται] chi [ κατέχον] finora lo trattiene.

8Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo,

9la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri,

10e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi.

11 E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità [...]

15 Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese così dalla nostra parola come dalla nostra lettera.

 

Il tema dell’Anticristo

2.1. Premessa metodologica

La comprensione interpretativa dell’esegesi sul tema dell’A., e del suo ritorno, esige l’esposizione della premessa metodologica sul genere letterario con cui sono formulate le varie "apocalissi" che riferiscono sulla tematica. La rivelazione della problematica inerente all’A. è riferita contestualmente a una predicazione degli autori apocalittici tesa "decisamente ed esclusivamente" all’escatologia, così secondo l’espressione puntuale del biblista Läpple. Perciò la forma linguistica ha una funzione essenziale nella predicazione apocalittica, come vedremo dai testi di riferimento che analizzeremo. Sempre secondo Läpple, nel genere letterario apocalittico, emerge "una valanga ininterrotta di immagini, di simboli e di paragoni in cui ‘Ogni parola comunica un mistero’ (Girolamo), finalizzati a provocare l’uditore e il lettore nella drammatica carica di tensione degli ultimi avvenimenti, ponendolo nel contempo in uno stato di eccitazione e di partecipazione esistenziale". Il messaggio apocalittico è teso a provocare la conversione perché il destinatario si sottoponga docilmente al giudizio di salvezza (Gv 3,17-18) nell’estrema e decisiva prova finale.

Per il teologo Mc Ginn B., "il linguaggio apocalittico tende soprattutto a sottolineare l’importanza dello sforzo morale che i cristiani [devono] compiere per evitare di divenire parte del corpo dell’Anticristo [...]. Il recupero dei simboli apocalittici indipendentemente dalle interpretazioni originali letterali, ma mantenendone il fondamentale potere di svelare i significati, è un processo delicato e controverso, soprattutto perché essi [sono] o intesi più a raffigurare il bene e il male che a decidere ciò che è bene e ciò che è male [...]. I simboli apocalittici non sono semplicemente immagini su cui riflettere, sono anche stimoli all’azione". La decodificazione del messaggio apocalittico richiede quindi la conoscenza della metodologia espressiva perciò si ritiene particolarmente utile indicare le linee fondamentali del suo genere letterario. Così si esprime il teologo M. Eugene Boring: "Riconoscere il genere letterario esatto di un documento è vitale per la sua comprensione". A differenza di un libro scritto per essere indirizzato a un pubblico indifferenziato, l’Apocalisse, che è una lettera, "ha conseguenze importanti per la sua comprensione. Una lettera ha, naturalmente, un indirizzo preciso […] scritta a un gruppo di cristiani ben preciso che si trovava in un luogo preciso, in una data precisa, in una situazione precisa". Pertanto "se vogliamo capire l’Apocalisse, la prima regola è di leggerla dal punto di vista dei suoi lettore-ascoltatori originari e del loro ambiente […]. Essendo una lettera, l’Apocalisse non è una collezione di ‘idee’ o di ‘principi generali’, bensì un messaggio preciso per una determinata situazione". Inoltre "l’apocalittica è un genere particolare di escatologia che a sua volta è una particolare concezione della dottrina della provvidenza […] può essere considerata un certo modo di riflettere sull’escatologia. Il pensiero apocalittico, stando a come l’Apocalisse lo espone, afferma che Dio sta guidando la storia verso un traguardo finale che Dio stesso determinerà nel non lontano futuro, in una maniera specifica che è già rivelata". L’interpretazione della Sacra Scrittura, il cui giudizio sul modo di interpretarla spetta alla Chiesa, e a chi vi è legittimamente preposto nell’esercizio dell’autorità magisteriale, "la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la Parola di Dio – il che esige l’esame – anche dei generi letterari – per ricavare l’intenzione degli agiografi – o autori ispirati – badando con non minore diligenza al contenuto e alla unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell’analogia della fede". Per il biblista U. Vanni l’apocalittica è definibile come "sintesi ermeneutica" in cui risalta la "predilezione per lo stile simbolico, evocativo, produttivo, di forte carica spirituale e di tensione, di ‘pathos’ che trascende la pura intellettualità". Nel definibile dell’apocalittica, si collocano anche E. Kasemann e F. Cardini che considerano l’uno "madre della teologia cristiana" e l’altro "madre di tutte le utopie moderne, comprese le più abiette, le più sanguinose".