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COME RICONOSCERE I MODERNISTI, ERETICI E APOSTATI, PER "EVITARLI" (Tito 3,10-11)

SE DOPO CONFUTAZIONE DEI LORO ERRORI, SI OSTINANO A NON RAVVEDERSI, TRONCARE OGNI RAPPORTO CON LORO! Essi mettono a repentaglio la salvezza anche degli altri, perché da lupi rapaci, vestiti da Agnelli, sbranano il popolo di dio.

SONO ANTICRISTI E APPARTENGONO AL POPOLO DELL’ANTICRISTO!

"SIA ANATEMA! (Anathema sit!)" (Gal 1,8)

Qui di seguito, proponiamo una sintesi operata dal teologo domenicano Giovanni Cavalcoli, sull’ermeneutica della discontinuità del Concilio Vaticano II:

"MAGISTERO PARALLELO" DEI MODERNISTI O NEOMODERNISTI/FILOPROTESTANTI O PROGRESSISTI/NOMINALISTI.

La Congregazione per la Dottrina della Fede è intervenuta più volte contro la ribellione e la falsificazione delle dottrine conciliari, ma "purtroppo a tutt’oggi i risultati non sono soddisfacenti, anche perché avviene che chi dovrebbe far giustizia è infetto da quello stesso modernismo che dovrebbe eliminare".

L’intervento disciplinare della Santa Sede nei confronti dei lefevriani è stato severo molto più che nei confronti dei modernisti, molti dei quali sono "eretici ed apostati", "finti credenti". Secondo la 1Gv 2,18-25, sono "falsi maestri", "maestri dell’errore", "anticristi" che "pur essendo membri della comunità, non appartengono ad essa, poiché non hanno la vera fede, né lo Spirito Santo" [Cfr. Benedetto Prete, Lettere di Giovanni, Edizioni Paoline, 1981].

"L’atteggiamento ingenuamente ottimistico diffusosi nell’episcopato del post-concilio, ha causato la diminuzione della vigilanza nei confronti dell’insorgere degli errori ed eresie, anche per una certa "intimidazione psicologica" della "marea mondante modernista, ottimamente organizzata e sostenuta da grandi mezzi finanziari". L’eccessivo timore di ricorrere alla severità, alla polemica, alle lamentele ed allo stile dei "profeti di sventura", hanno ammutolito (Is 56,10), chi aveva il compito doveroso di intervenire. Gli atteggiamenti troppo indulgenti ottimistici, generici e superficiali, buonisti, sdolcinati ed ipocriti, spiritualisti, pancristici di origine hegeliana hanno distolto l’attenzione dalla messa in guardia contro mali, vizi ed errori pur sempre presenti anche negli uomini e nelle società del nostro tempo. L’ostinazione modernista ha invaso praticamente tutti gli ambienti ecclesiali, dalla catechesi parrocchiale e familiare alle istituzioni educative più alte, come sono gli insegnamenti episcopali e le stesse accademie e facoltà teologiche pontificie.

L’ambiguità di certi testi conciliari ha causatolo scatenamento ermeneutico neomodernista.

I modernisti, in nome di un "progresso inteso come rivoluzione":



Rifiutano la Tradizione. Essi ne impongono un loro Magistero Parallelo. Secondo la 1Gv 2,24, gli eretici-apostati-anticristi, sono coloro che non si sono attenuti agli insegnamenti degli Apostoli, depositari del nascente Magistero.
Non danno importanza alla dottrina riducendola alla pastorale.
Sostengono il «relativismo morale e religioso»
Sostituiscono l’ortodossia con l’ortoprassi Essi ritengono che le formule e i dogmi non possono comprendere l’evoluzione storica, ma ogni problema vada collocato nel suo contesto storico e sociopolitico. Gli autori definiscono l’ortodossia come "una violenza metafisica". Il concetto di ortodossia va superato, o quanto meno ridimensionato, perché, viene utilizzato come"punto di riferimento per soffocare la libertà di pensiero e come arma per sorvegliare e punire" ("Concilium", 2/2014, p. 11). Al primato della dottrina va sostituito quello della prassi pastorale, come spiega a sua volta il padre Juan Carlos Scannone, intervenendo a sostegno del cardinale Kasper, nell’articolo Teologia serena, fatta in ginocchio, sulla "Civiltà Cattolica" del 7 giugno 2014. Le categorie di ortodossia e di eterodossia vengono accantonate come antiquate. E nascono nuove espressioni semantiche. Una delle più curiose è quella di "cripto-lefebvrismo".
Seguono la teoria hegeliano-storicistica del progresso come sviluppo secondo la dialettica della contraddizione. Essi "intendono questo progresso come rottura e smentita del passato, ma al contempo si riservano essi stessi il diritto di proporre dottrine più avanzate (Cfr. definiti da Pio XII "amatori delle novità"), di quelle dello stesso Concilio e in contraddizione con esse, sempre in forza del loro concetto di progresso come rottura e non come sviluppo". Intendendo il progresso come rottura col passato, commettono errori di tipo immanentista, storicista, dialettico, rivoluzionario [Cfr. definito "utopismo anarchico", da J. Ratzinger e secondo Pio XII sui "falsi sistemi", "deplorevoli aberrazioni": immanentismo, idealismo, materialismo, sia storico che dialettico, esistenzialismo … ].
Rifiutano le esegesi del Magistero della Chiesa: Catechismo della Chiesa Cattolica, perché rappresenta l’esegesi del Concilio Vaticano II, le encicliche del Papa o i documenti delle Congregazioni Romane.
Concepiscono la Chiesa come "sovranità ecclesiale popolare, l’idea di Chiesa dal basso, la Chiesa del popolo e non come "popolo di Dio costituito gerarchicamente".


In Papa Francesco, ravvisiamo, in particolare, una scarsa attenzione ai temi escatologici, il che evidenzia l’ermeneutica della discontinuità col precedente Magistero che ha profuso una quantità enorme di documenti sul discernimento dei segni del nostro tempo. Cosi, con toccata e fuga, si è espresso Papa Francesco, in palese discontinuità col precedente Magistero e con evidente e grave deficit biblico-escatologico, dal significato oscuro e contraddittorio: "Siamo lontani dalla cosiddetta "fine della storia" giacché le condizioni di uno sviluppo sostenibile e pacifico non sono ancora adeguatamente impiantate e realizzate" [Cfr. Esortazione Apostolica, Evangelii gaudium, 2013, n. 59]. Ovvero: la "fine della storia" si verificherà quando "le condizioni di uno sviluppo sostenibile" [Mia Nota: sviluppo sopportabile, tollerabile …, ovvero, così definito: "Lo sviluppo sostenibile è un processo finalizzato al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale, economico, sociale ed istituzionale, sia a livello locale che globale" – Cfr. Wikipedia] e pacifico saranno "adeguatamente impiantate e realizzate". Ci sembra che dovrebbe esser proprio il contrario, ossia è ragionevolmente logico aspettarsi la "fine della storia" proprio quando quelle "condizioni" non saranno più tollerabili, tali da provocare un caos inarrestabile e incontrollabile, oppure, secondo la logica modernista, quando il progresso umano di civilizzazione, precederà l’avvento del regno di Dio, quasi ne dovesse essere la premessa, il che è un assurdo storico, logico e teologico! Infatti contraddice il CCC. n. 677: "La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima Pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e Risurrezione. Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male che farà discendere dal cielo la sua Sposa. Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell’ultimo Giudizio dopo l’ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa". E ancora: leggiamo nella GS n. 39: "Qui sulla terra il regno – eterno ed universale – è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione", ovvero, è esclusa ogni ipotetica realizzazione fittizia o temporanea (cosiddetto Trionfo della Chiesa e/o altro) perché coincidono, in modo definitivo e senza equivoci, ritorno del Signore e manifestazione/celebrazione del compimento del suo Regno, come già evidenziato da altri testi citati del CCC. Insomma, ci sembra che la "predizione" del Papa sia più di ordine umano, di tipo opinionistico, giacché è svincolato da ogni possibile riferimento biblico e da ogni possibile verifica storica, perché indeterminato ed indeterminabile. Questo, ci sembra, sia una forma di "pronostico", una specie di profezia senza Dio! Ha ragione l’esegeta Mons. Antonio Pitta: in certi interventi fuori luogo, si rispettino le "competenze" di chi ne è dotato!
"Ci sembra, ancora, di ravvisare una evidente contraddizione sull’analisi dei segni del nostro tempi, così come ampiamente esposti dal precedente Magistero, tanté che lui stesso, richiamandosi a Paolo VI, esorta "tutte le comunità ad avere una sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi" [Cfr. Esortazione Apostolica, Evangelii gaudium, 2013, nn. 50-51] e questo sicuramente in continuità col precedente Magistero [Cfr. Discernimento dei segni dei tempi: vasta produzione magisteriale - (Appelli: Paolo VI 1976, GS 54.11; PO 9; UR 4)].

In definitiva, Papa Francesco, ignorando di proposito l’odierna situazione anticristica denunciata dal precedente Magistero della Chiesa, di fatto favorisce un indebolimento/dissolvimento della dottrina cattolica, esponendola alla perdita di identità confessionale, ingenerando incertezza di catechesi e di predicazione, favorendo la diffusione di eresie ed apostasia. Con il rischio di predominanza della "pastorale sanitaria", filantropica, da "religione umanitaria", della tenerezza, sull’evangelizzazione (che, invece, sarà il cavallo di battaglia dell’Anticristo finale!). Sembra strano che lui, ammiratore e lettore di Benson (Il Padrone del mondo/Anticristo), non parli mai della presenza degli anticristi nel nostro tempo, come evidenziato, invece, dal precedente Magistero!

Da quanto fin qui esemplificato, sembra emergere una conseguente situazione storica di crisi di fede planetaria preoccupante. Tuttavia per il cristiano le cose penultime ed ultimissime della storia, che accadono e necessariamente dovranno accadere, non devono costituire motivo di apprensione ansiosa, perché in lui deve prevalere l’ottimismo della fede.

Esempi di come individuare i modernisti. Essi causano confusione dottrinale e sostengono,

con la loro "penombra teologica":

Nuove interpretazioni dei dogmi che inducono al dubbio sulla divinità di Cristo e la realtà della risurrezione. Ciò indebolisce la speranza escatologica.
L’inferno, il Purgatorio, il peccato originale ed altre realtà ultime, sono inesistenti.
Rifiutano il monogenismo: Adamo ed Eva non sono personaggi storici, ma rappresentano solo l’umanità in genere. Con tale posizione eretica ed apostata, con il loro Magistero Parallelo, contestano quello di sempre, e definitivo, che, nella fattispecie, Pio XII, con l’enciclica del 1950, Humani generis asserisce:
"gli undici primi capitoli del Genesi […] appartengono al genere storico in un vero senso, che però deve essere maggiormente studiato e determinato dagli esegeti; i medesimi capitoli, con parlare semplice e metaforico, adatto alla mentalità di un popolo poco civile, riferiscono sia le principali verità che sono fondamentali per la nostra salvezza, sia anche una narrazione popolare dell’origine del genere umano e del popolo eletto […] Se qualche cosa gli antichi agiografi hanno preso da narrazioni popolari (il che può essere concesso), non bisogna mai dimenticare che hanno fatto questo con l’aiuto dell’ispirazione divina, che nella scelta e nella valutazione di quei documenti li ha premuniti da ogni errore. Quindi le narrazioni popolari inserite nelle Sacre Scritture non possono affatto essere poste sullo stesso piano delle mitologie o simili, le quali sono frutto più di un’accesa fantasia che di quell’amore alla verità e alla semplicità che risalta talmente nei Libri Sacri, anche nel Vecchio Testamento, da dover affermare che i nostri agiografi sono palesemente superiori agli antichi scrittori profani".

«I fedeli non possono abbracciare quella opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra dei veri uomini, che non hanno avuto da lui origine come progenitore di tutti gli uomini per generazione naturale, o che Adamo rappresenta l'insieme di molti progenitori; non sembra infatti possibile concordare (cum nequaquam appareat quomodo componi) queste affermazioni con quanto le fonti della Rivelazione e gli atti del Magistero ci insegnano circa il peccato originale, che proviene da un vero peccato commesso individualmente da Adamo e personalmente e che, trasmesso a tutti per generazione, è inerente in ciascun uomo come suo proprio» (DH 3897).

Non vi sono attualmente dei risultati scientifici che impongano di abbandonare questa comprensione teologica, né potrebbero, per quanto prima detto, essercene di apodittici in futuro. Ricordiamo come il CCC n. 389, in tema, ribadisce: "[…] La Chiesa, che ha il senso di Cristo, ben sa che non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al Mistero di Cristo".

Penalizzano l’escatologia, perché tutti protesi a realizzare il regno di Dio senza Dio (immanentismo, messianismo temporale, escatologia intramondana).
La speranza teologale perde la sua piena forza quando viene sostituita da un dinamismo politico.
Si cerca di spiegare la parusia come avvenimento permanente, il quale non sarebbe nient’altro che l’incontro di ogni individuo, nella propria morte, con il Signore.
Il Cardinale Joseph Ratzinger rileva come "la sparizione della consapevolezza del demoniaco segnala una caduta della santità. Il Diavolo può rifugiarsi nel suo elemento preferito, l’anonimato, quando non risplende, a svelarlo, la luce di chi è unito a Cristo". Infatti, viene negata l’esistenza del diavolo.
I novissimi, proponendo pubblicamente la venuta intermedia di Gesù con un neomillenarismo molto diffuso anche perché alimentato da pseudo rivelazioni private, il cui commento è spesso in antitesi con l’insegnamento dottrinale cattolico.
Un diffuso agnosticismo inidoneo a porsi le domande ultime [NDA: è anche vero, però, che la Catechesi è muta sulle realtà ultime e non rispondente a domande, o richieste di aiuto, boccheggianti, poste dalla diffusa anemica spiritualità! (Card. C. Ruini)].
E ancora più esplicitamente il Santo Padre Giovanni Paolo II, nell’omelia del 31 dicembre 1994 tenuta in S. Ignazio a Roma, a commento della 1Gv, afferma:

"Non possiamo non avvertire che, insieme con la civiltà dell’amore, civiltà di verità e di vita, un’altra civiltà si va diffondendo: proprio di essa parla san Giovanni nel contesto dell’ultima ora. Scrive l’Apostolo: ‘Molti anticristi sono apparsi’, ed aggiunge ‘sono usciti di mezzo a noi’, ma non erano dei nostri (1Gv 2,19). Questa civiltà dell’anticristo – dice il Papa – va contrastata con la potenza interiore che Cristo ci dona, nei Sacramenti frequenti e nella preghiera".
G. Paolo II al fine di dare contenuti alle indicazioni pastorali per la nuova ri-evangelizzazione, facendo una severa autocritica sulle responsabilità che inducono all’apostasia, osserva:
"[…] Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani oggi in gran parte si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi, si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è manomessa anche la Liturgia; immersi nel "relativismo" intellettuale e morale e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall’ateismo, dall’agnosticismo, dall’illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico, senza dogmi definiti e senza morale oggettiva".
In tema di apostasia, recentemente anche papa Benedetto XVI, "in occasione delle celebrazioni per il 50° anniversario della firma del Trattato di Roma, ha parlato di rischio corso dall’Europa di una "apostasia da se stessa prima ancora che da Dio" qualora essa dimenticasse "il ruolo non soltanto storico, ma fondativo" e animatore svolto dal cristianesimo e riducesse la ricerca dell’autentico bene comune al "compromesso" relativistico e pragmatistico.
Dopo quanto sintetizzato, esortiamo i veri cristiani, ad evitare (Tito 3,10-11) i modernisti, eretici, apostati e anticristici, anche fisicamente. Bisogna non ascoltarli, e possibilmente, saperli confutare. E se, ammonendoli, si ostinano a non riconoscere i propri errori ed emendarsi, usate la frusta! Cacciateli! Essi vi predicano un Vangelo interpretato secondo il loro Magistero Parallelo e, quindi, rifiutano l’interpretazione del Magistero di sempre, e definitivo, della Chiesa: sia anatema! (Gal 1,8). Essi mettono a repentaglio sia la vostra salvezza sia quella degli altri. "Non basta che il Pastore avverta l’arrivo del lupo – fuori metafora: la confutazione dell’errore -, ma deve operare – efficacemente affinché il gregge non sia sbranato – il che vuol dire: efficaci provvedimenti disciplinari". Il Pastore deve cacciare il lupo dall’ovile usando la dovuta energia e fortezza. E lo caccia, come si è espresso di recente Benedetto XVI, "col bastone"!

"Non siamo dei cani muti (Is 56,10) non siamo spettatori silenziosi, non siamo mercenari che fuggono il lupo, ma pastori solleciti e vigilanti sul gregge di Cristo. Predichiamo i disegni di Dio ai grandi e ai piccoli, ai ricchi e ai poveri. Annunziamoli a tutti i ceti e a tutte le età finché il Signore ci darà la forza, a tempo opportuno e importuno" [Dalle lettere di san Bonifacio, vescovo e martire nel 754: Lett. 78; MGH, Epistolae, 3, 352. 354].



APPROFONDIMENTO

Così, sintetizza don Guglielmo Fichera, gli elementi che caratterizzano l’ermeneutica della frattura, operata da certi movimenti teologici del nostro tempo:

1) una corrente deviante che legge il Concilio Vaticano II come una frattura con la Tradizione e il Magistero precedente della Chiesa. In questa corrente appaiono simultaneamente:

a) una ripresa pura e semplice del razionalismo protestante del secolo scorso;

b) una rottura di ogni barriera di ordine teologico ed anche filosofico;

2) dall’altra, una corrente perseverante che tende a debordare dall’insegnamento dal culto della Chiesa. Pertanto, tre sono gli orientamenti culturali, caratteristici:

Il pelagianesimo (negazione del peccato originale ed esaltazione dell’uomo che non appare più "Cristo dipendente").
L’arianesimo (negazione della divinità di Cristo=ideologia anticristica!).

Il neo-modernismo (già fermamente condannato da S. Pio X, come "la sintesi di tutte le eresie", esso tende a distruggere ogni nozione di oggettività della Rivelazione).
Tutti questi elementi, "si trovano combinati in un amalgama speculativo che serve di base per una precipitazione verso l’umanizzazione integrale di tutta la religione […] una specie di iniziazione nuova di origine protestante".



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