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SCIENZA E FEDE IN DIALOGO

Poniamo alcuni quesiti alla Scienza per un proficuo dialogo senza reciproci pregiudizi ideologici:

Da una coppia perfetta M-F, geneticamente pura, vivente in una situazione ambientale incontaminata, anche se ipotetica oltre a quella, teorizzata, di Adamo-Donna (Eva), abusando dell’esercizio della propria libertà, imposta la propria vita autonomamente da Dio, o da altra presunta Autorità, in conformità a principi morali soggettivi, può determinare distorsione dei propri geni, tale da poterla trasmettere geneticamente alla propria discendenza?

La Sacra Scrittura afferma che la creazione degli esseri viventi, compreso l’uomo, è avvenuta metodologicamente con processo creativo originario a Coppia (Gn 1,26-28.31; 6,18-22; 7,1-2; Sir 18,5; 33,14-15; 42,25-26; At 17,26). La regola riproduttiva che se ne deduce, la si ricava dai fatti ovvero dall’osservare per dedurre, considerazione importante che riguarda i criteri metodologici scientifici: "Ab uno disce omnes" (Cfr. Virgilio, Eneide 11,65), "da un esempio impara, ossia applicando la regola generale già considerata per la creazione di una qualsiasi nuova specie, quando la capostipite ha generato il maschio, con lui si accoppia" [Cfr. Don Guido Bortoluzzi, citato).

Dio normalmente crea partendo dal microcosmo al macrocosmo. Di questa sua metodologia creativa riteniamo di riscontrarla in: Rm 1,20: "…le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate…" e "indagate" (Sp 13,7); Eb 11,3: "…da cose non visibili [ossia invisibili]" ha preso origine quello che si vede [il visibile]". La Scienza può confermare quanto detto dalla Sacra Scrittura, citata?

La Scienza può confermare che la creazione degli esseri viventi sia avvenuta, o che possa avvenire, allo stadio di adulti o attraverso il processo di embriogenesi?

Partendo dall’ipotesi o teoria sostenuta da Geoges-Louis Leclerc, conte di Buffon (1707-1788), biologo, zoologo, saggista e cosmologo francese, secondo cui "le variazioni tra specie erano dovute a degenerazioni". Ovvero: Leclerc, intuì che se l’Uomo era stato creato perfetto, come asserito nella Bibbia, e poi decaduto allo stato bestiale, la causa andava ricercata in un problema d’ibridazione genetica. Quindi, teorizzando l’ibridazione della specie, egli riteneva che la corruzione dell’Uomo perfetto era dovuta ad un probabile peccato di ibridazione con una specie inferiore.

Allora, la Scienza ha la certezza assoluta e categorica:

Che l’evoluzione della specie sia la sola teoria sostenibile e dimostrabile scientificamente, ovvero che essa sia in grado di dimostrare come realmente sia avvenuto il salto ontologico, quindi di qualità che certifichi in maniera inequivocabile la presenza storica dell’Homo Sapiens?

Che sia disponibile a sospendere il giudizio, o pregiudizio critico o ipercritico inficiato di scetticismo e da imperialismo della ragione, o da atteggiamenti sarcastici di fronte alle proposte altrui, in modo da orientare la ricerca di reperti archeologici in grado da confermare se effettivamente ci sia stata, all’origine, evoluzione della specie o involuzione? In caso indiziario affermativo di involuzione, come sostenuto da Geoges-Louis Leclerc, la Scienza è disposta a riformulare la sua teoria dell’evoluzione ridefinendola ri-evoluzione?

La Scienza, è moralmente consapevole che la manipolazione genetica, promossa e messa in atto da uomini irresponsabili possa provocare l’estinzione della stessa specie umana? La Scienza, o certa scienza, ha imparato il valore della sconfitta per l’abuso disastroso causato da certe scoperte scientifiche, presunte "neutrali", o vuole correre il rischio di meritarne un’altra, a caro prezzo?

Le cause degli odierni "disastri antropologici", ha detto il Papa Benedetto XVI nell’omelia di Pentecoste 2012, sono prodotti dai risvolti fallimentari del falso progresso dei mezzi di comunicazione che "paradossalmente" non facilitano la comprensione reciproca, a causa del "falso progresso della scienza e della tecnica di manipolare la natura e, in particolare la natura umana, arrivando a diventare lui stesso fabbricatore di esseri viventi" .

Ancora Papa Benedetto XVI ha sentenziato sul tema della manipolazione genetica: "[…] l’uomo non può e non deve essere sottoposto ai nostri progetti ingegneristici. Dobbiamo sapere che già i prodromi di quel processo di intervento ingegneristico sulla vita possono essere corrotti dall’arrogante presunzione che ci spinge a voler dominare il mondo in cui già si annidano i germi della sua distruzione. L’uomo non può creare nulla, può comunque ricomporre ciò che già esiste. Grazie a questa capacità, messa umilmente e rispettosamente al servizio delle idee già presenti nel creato, l’uomo può prendersi cura e custodire il giardino di Dio. Ma se si arroga il ruolo di creatore, allora si trasforma in una minaccia che mette a rischio il creato […] gli uomini, disponendo del codice genetico, iniziano davvero a cogliere i frutti dell’albero della vita e adautoeleggersi signori della vita e della morte, smontando e rimontando il codice della vita, ci rendiamo conto di assistere proprio a ciò da cui l’uomo deve guardarsi: l’uomo sta oltrepassando l’ultimo confine".

Concludiamo questa breve nota finale, con quanto recentemente Papa Benedetto XVI ha detto nel suo discorso al Bundestag di Berlino (Parlamento federale tedesco) il 22.09.2011:

"Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico. In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo. Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini […] Una concezione positivista di natura, che comprende la natura puramente funzionale, così come le scienze naturali la spiegano, non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto, ma suscitare nuovamente solo risposte funzionali. La stessa cosa, però, vale anche per la ragione in una visione positivista, che da molti è considerata come l’unica visione scientifica. In essa, ciò che è non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione nel senso stretto. Per questo l’ethos e la religione devono essere assegnati all’ambito del soggettivo e cadono fuori dall’ambito della ragione nel senso stretto della parola. Dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista – e ciò è in gran parte il caso nella nostra coscienza pubblica – le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco […] Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana".

Sul corretto e odierno rapporto dialogico Scienza e Fede, recentemente, così si è espresso il Papa Benedetto XVI: "La fede […] si trova ad essere sottoposta più che in passato a una serie di interrogativi che provengono da una mutata mentalità che, particolarmente oggi, riduce l’ambito delle certezze razionale a quello delle conquiste scientifiche e tecnologiche. La Chiesa tuttavia non ha mai avuto timore di mostrare come tra fede e autentica scienza non vi possa essere alcun conflitto perché ambedue, anche se per vie diverse, tendono alla verità [Cfr. ID., Lett. enc. Fides et ratio (14 settembre 1998), nn. 34 3 106; AAS 91 (1999), 31-32, 86-87]".

In argomento, il prof. Franco Amerio, illustre rappresentante della scuola salesiana, dottore in Lettere e filosofia e in Teologia, onde evitare possibili nuovi "malintesi" sul dialogo tra Scienza e Fede, suggerisce la seguente raccomandazione metodologica: "mettere a confronto i risultati certi della scienza con il significato certo della Bibbia".

Proponiamo la seguente riflessioni e monito di Albert Einstien che riteniamo utile a facilitare il dialogo fra scienza e fede, purché si rispettino certi specifici e legittimi ambiti di ricerca:

"Ora, per quanto i regni della religione e della scienza siano tra loro ben distinti, nondimeno esistono fra l’uno e l’altro relazioni e dipendenze reciproche. Sebbene ufficio della religione sia quello di determinare i fini ultimi, essa ha nondimeno imparato dalla scienza, nel senso più largo della parola, che cosa significhi voler contribuire al raggiungimento delle mete prefisse. Ma la scienza può essere opera soltanto di coloro che partecipano profondamente dell’aspirazione alla verità e alla conoscenza; e la sorgente di questo sentimento sgorga dalla sfera della religione. A questa appartiene anche la fede nella possibilità che le regole valide per il mondo dell’esistenza siano razionali, accessibili, cioè, alla ragione. Io non posso concepire un vero scienziato senza questa fede profonda. Si può definire la situazione con un’immagine: la scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca".

Con altrettanta efficacia, è stato osservato che "Scienza e religione non sono in contrasto, ma hanno bisogno una dell’altra per completarsi nella mente di un uomo che pensa seriamente" (Max Plank).

La Parola di Dio, rivelativa e precisiva, dichiara: "Dio ha dato agli uomini la scienza perché potessero gloriarsi delle sue meraviglie" (Sir 38,6). E ancora, secondo "lo scienziato Stephen Gould (1992) ha riconosciuto che scienza e religione costituiscono due magisteri indipendenti, non sovrapponibili … (NOMA: non overlapping magisteria) e quindi non possono entrare in conflitto tra loro", ovvero, a nostro avviso, essi sono da considerarsi complementari.

Infine, riportiamo la seguente esortazione di Giovanni Paolo II rivolta particolarmente agli scienziati, pronunciata a fine Discorso all’Università di Cracovia per il del 600° anniversario dell’Alma Mater Jagellonica, 8 giugno 1997:

"Non posso non rivolgere, infine, una parola anche agli scienziati, che con le loro ricerche ci forniscono una crescente conoscenza dell’universo nel suo insieme e della varietà incredibilmente ricca delle sue componenti, animate e inanimate, con le loro complesse strutture atomiche e molecolari. Il cammino da essi compiuto ha raggiunto, specialmente in questo secolo, traguardi che continuano a stupirci. Nell’esprimere la mia ammirazione, e il mio incoraggiamento a questi valorosi pionieri della ricerca scientifica, ai quali l’umanità tanto deve del suo presente sviluppo, sento il dovere di esortarli a proseguire nei loro sforzi restando sempre in quell’orizzonte sapienziale, in cui alle acquisizioni scientifiche e tecnologiche si affiancano i valori filosofici ed etici, che sono manifestazione caratteristica e imprescindibile della persona umana". Lo scienziato è ben consapevole che "la ricerca della verità, anche quando riguarda una realtà limitata del mondo o dell’uomo, non termina mai; rinvia sempre verso qualcosa che è al di sopra dell’immediato oggetto degli studi, verso gli interrogativi che aprono l’accesso al Mistero".

Infine, ricordiamo che nel messaggio finale del Sinodo dei Vescovi (7-28 ottobre 2012) per la nuova evangelizzazione, tra l’altro, è richiamata l’esigenza del dialogo declinabile in vari modi; in particolare: "Con la scienza che, quando non chiude l’uomo nel materialismo diventa un’alleata dell’umanizzazione della vita".

A conclusione sul corretto rapporto scienza-fede, riteniamo utile riportare i principi inalienabili o valori non negoziabili, cui fa riferimento il Catechismo della Chiesa Cattolica:

CCC n. 2273: "Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente rappresenta un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione.

CCC n. 2274: "L’embrione umano, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano".

Sul rapporto tra ricerca scientifica e morale:

CCC n. 2293: "[…] La scienza e la tecnica sono preziose risorse quando vengono lesse al servizio dell’uomo e ne promuovono lo sviluppo integrale e benefico di tutti: non possono tuttavia, da sole, indicare il senso dell’esistenza e del progresso umano. La scienza e la tecnica sono ordinate all’uomo, dal quale traggono origine e sviluppo; esse, quindi, trovano nella persona e nei suoi valori morali l’indicazione del loro fine e la coscienza dei loro limiti".

CCC n. 2294: " Ѐ illusorio rivendicare la neutralità morale della ricerca scientifica e delle sue applicazioni. […] La scienza e la tecnica richiedono, per il loro stesso significato intrinseco, l’incondizionato rispetto dei criteri fondamentali della moralità; devono essere al servizio della persona umana, dei suoi inalienabili diritti, del suo bene e integrale, in conformità al progetto e alla volontà di Dio".

Per altri approfondimenti sul rapporto Scienza-Fede, si consultino i seguenti documenti magisteriali:

Gaudium et Spes 36: la ricerca scientifica non sarà mai in contrasto con la fede.

Gaudium et Spes 57: la fedeltà alla ricerca scientifica è uno dei valori positivi della cultura moderna.

Gravissimum Educationis intr.: meravigliosi sviluppi della ricerca scientifica.

Gravissimum Educationis 10: le università s’informino reciprocamente circa le ricerche scientifiche.

Gravissimum Educationis 22: criteri metodologici per la promozione della "ricerca teologica - che deve avvenire - alla luce … della tradizione della Chiesa universale - riesaminando - fatti e parole oggetto della rivelazione divina, consegnati nella sacra Scrittura e spiegati dai Padri e dal magistero ecclesiastico".

A conclusione di questo lavoro, lasciamoci interpellare da due aforismi di due Santi, che riteniamo consoni alle tematiche da noi esaminate:

 

San Pietro Crisologo (380-451), vescovo e dottore della Chiesa, il quale provoca tutti a rispondere alla sua domanda esistenziale: "O uomo […] Perché indaghi da che cosa sei stato tratto e non ricerchi per qual fine sei stato creato?".

San Josemaría Escrivà de Balaguer (1902-1975): "Dobbiamo fare in modo che, in tutte le attività intellettuali, vi siano persone rette, di autentica coscienza cristiana, dalla vita coerente, che impieghino le armi della scienza al servizio dell'umanità e della Chiesa. Perché non mancheranno mai nel mondo, come accadde quando Gesù venne sula terra, nuovi Erodi che cerchino di sfruttare le conoscenze scientifiche, persino falsandole, per perseguitare Cristo e quanti sono di Cristo. Che grande lavoro ci attende!".