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BERGOGLIO, NEL GIORNO DELLA MADONNA DI FATIMA (OSCURATA), FA ENTRARE TRIONFALMENTE IN VATICANO LA STATUA DI LUTERO, IL PIU’ GRANDE ERETICO, COME UN "SANTO". E PER LA NOTTE DI HALLOWEEN (31 OTTOBRE) PREPARA UNO "SCHERZETTO" CONTRO LA CHIESA CATTOLICA.  16 Oct 2016 - Antonio Socci

Nel 2017 siamo a 500 anni dello scisma protestante (che segna la fine dell’unità spirituale dell’Europa) e a 100 anni delle apparizioni di Fatima, il più grande evento profetico della storia della Chiesa. Lutero è all’origine di quel soggettivismo da cui – come insegna Jacques Maritain – sono nate poi le filosofie e le ideologie che abbiamo sperimentato nei tempi moderni. Invece le apparizioni di Fatima – dove la Madonna preannuncia la rivoluzione bolscevica in Russia, le persecuzioni comuniste e la seconda guerra mondiale – misero in guardia proprio dalle conseguenze apocalittiche di quelle ideologie contro Dio. C’è dunque un misterioso antagonismo fra i due eventi. In questi giorni si ricordano le loro date fondamentali: il 31 ottobre è il giorno di Lutero, mentre – all’inverso – il 13 ottobre è il giorno di Maria. Il 31 ottobre 1517 Lutero affisse le sue 95 tesi al portone della cattedrale di Wittemberg. Il 13 ottobre 1917, davanti a 70 mila persone, la Madonna dette il clamoroso segno che aveva preannunciato ai tre pastorelli nei mesi precedenti, il segno che la stampa laica portoghese pretendeva.

LA DONNA VESTITA DI SOLE

I giornalisti presenti quel 13 ottobre a Fatima restarono di sasso. Ricordo – per tutti – Avelino de Almeida, direttore responsabile del quotidiano "O Seculo", di Lisbona, il più diffuso e il più laico. Si era recato di persona, quel giorno, nella sperdute campagne di Fatima, per riferire il fallimento di quell’imbroglio clericale. Al contrario il 15 ottobre si trovò a firmare un articolo che fin dal titolo diceva ben altro: "Cose straordinarie! Come il sole ha danzato a mezzogiorno a Fatima". Proprio per quell’evento la Chiesa riconobbe subito le apparizioni (e le profezie della Madonna si sono puntualmente verificate). Ma in Vaticano la ricorrenza del "miracolo del sole" quest’anno è stata dimenticata da papa Bergoglio che invece il 31 ottobre prossimo si recherà in Svezia, a Lund, proprio per festeggiare con i luterani i 500 anni dello scisma di Lutero. Benedetto XVI, quattro anni fa, aveva fatto sapere che non sarebbe andato perché "per la Chiesa Cattolica non c’è nulla da festeggiare". Invece Bergoglio va. Già la sua scelta ha lasciato perplessi molti cattolici (ancor più preoccupati per le "concessioni" teologiche che Bergoglio lassù potrebbe fare), ma ha sollevato un vespaio di proteste, nel web, anche la scelta di Bergoglio, che giovedì scorso, 13 ottobre – mentre dimenticava il "miracolo del sole", avvenuto a Fatima – ha fatto entrare in Vaticano, a un’udienza, addirittura una statua di Lutero. E’ pur vero che a quell’udienza erano presenti anche dei protestanti, ma la portata simbolica di quell’ingresso, in pompa magna, di Lutero in Vaticano (dove peraltro il suo ritratto campeggiava accanto a quello di Bergoglio) ha suscitato un vero scandalo. Anche perché – appunto – è avvenuto proprio nel giorno della Madonna di Fatima, che invece è stata del tutto ignorata.

LUTERO NEMICO DELLA FEDE

Oltretutto la statua di Lutero è pure una contraddizione. Infatti i protestanti si caratterizzarono per la lotta durissima contro le raffigurazioni sacre: "Proprio a Lund, dove Francesco si recherà", ha ricordato Vittorio Messori "tutte le chiese furono rase al suolo, tranne la cattedrale, pur ovviamente denudata di ogni decorazione, all’uso riformato. Le pietre degli edifici cattolici abbattuti furono impiegate per la fortificazioni e la cinta muraria della città". Ovviamente è naturale e giusto che oggi vi sia un fraterno dialogo fra cattolici e protestanti, ma il problema è proprio il personaggio Lutero celebrato in quella statua come un santo.

C’era bisogno di questo gesto simbolico che sembra una sorta di "canonizzazione", oltretutto in sostituzione della celebrazione della Madonna?

E’ giusto che gli studiosi si occupino di Lutero, ma esaltarlo come un santo, in Vaticano, da parte del papa fa scandalo nel popolo cristiano.

La Chiesa ha sempre definito Lutero "eretico e scismatico" e lo ha scomunicato il 3 gennaio 1521.Peraltro egli è il protagonista di una delle svolte più tragiche (forse la più tragica) della storia cristiana. Il grande storico Henri Pirenne, ricordato da Messori, ha scritto: "Il luteranesimo, in gran parte dei Paesi che lo accettarono, fu imposto con la forza dai principi e dai nobili che concupivano i beni della Chiesa e non parve loro vero di poterli sequestrare. La convinzione religiosa ha avuto un ruolo assai modesto nella espansione della nuova fede. Gli adepti sinceri , convinti e disinteressati, almeno all’inizio, erano assai pochi. Imposto d’autorità e accettato per obbedienza esso ha proceduto per annessione, spesso forzata". Da questo scisma, fra l’altro, divamparono le tragiche guerre di religione: "Tutta l’acqua dell’Elba non potrebbe fornire lacrime sufficienti a piangere i disastri della Riforma: il male è senza rimedio", ebbe a scrivere Melantone, il più stretto collaboratore di Lutero. Del resto Lutero è quello che si riprometteva di "strappar la lingua al papa e infilarlo alla forca con tutta la plebaglia che lo idolatra". È il Lutero che tuonava così: "Io dichiaro che tutti i postriboli, gli omicidi, i furti, gli assassinii e gli adulteri, sono meno malvagi di quella abominazione che è la Messa papista." C’è poi il Lutero delle pesantissime invettive contro gli ebrei (nel 1543 pubblicò "Degli ebrei e delle loro menzogne") che tanto ha fatto discutere in Germania. Infine Lutero è quello delle invettive contro la ragione che sarebbe – a suo dire – "cieca, sorda, stolta, empia e sacrilega", essa – per lui – è addirittura "la più grande prostituta al servizio del diavolo". Questo – è stato osservato – conduce diritti al fondamentalismo e infatti un importante sociologo protestante, Jean-Paul Willaime, scrive: "il protestantesimo è un fondamentalismo" (da qui – ha notato Massimo Introvigne – viene infine pure l’assolutismo). Ecco perché san Pio X, nella "Pascendi", scriveva che "l’errore dei protestanti fu il primo a muovere il passo".

BERGOGLIO FAN DI LUTERO

Non si capisce invece come il suo attuale successore, Bergoglio, abbia potuto rovesciare tutto quello che la Chiesa ha sempre affermato: "Nell’ultima delle sue conferenze stampa volanti, di ritorno dall’Armenia, ha tessuto l’elogio di Lutero. Ha detto che era animato dalle migliori intenzioni e che la sua riforma fu ‘una medicina per la Chiesa’, sorvolando sulle divergenze dogmatiche essenziali" (Sandro Magister). Non c’è spiegazione. Tranne quella che già Paolo VI aveva intravisto, parlandone con Jean Guitton: "all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa". Paolo VI non poteva immaginare che quel "pensiero non cattolico" potesse arrivare addirittura al vertice della Chiesa. Dove è stato spinto da forti correnti teologiche e clericali interne. Ma ci sono anche gruppi di potere esterni alla Chiesa che da decenni caldeggiano la conversione del Vaticano all’ideologia "politically correct". Proprio in questi giorni da Wikileaks scopriamo che importanti personalità del mondo democratico Usa (al potere con Obama e Clinton) discutevano nel 2012 di come "piantare i semi di una rivoluzione" dentro la Chiesa, ovviamente per sostenere i soliti temi "progressisti" (ecologia, sessualità, emigrazione). L’anno dopo, nel 2013, nella Chiesa si ha l’enigmatica rinuncia di Benedetto XVI – combattuto da tutti i media e i poteri del mondo – e l’arrivo di Bergoglio, osannato da tutti i media e i poteri laicisti. Qualcuno pensa che la chiave di questi eventi – relativi ai "due papi" – stia proprio nell’enigmatica visione del Terzo Segreto di Fatima: suor Lucia parla di "un vescovo vestito di bianco" e dopo vede "il Santo Padre, mezzo tremulo" che attraversa una città distrutta "con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena".

 

Ma a quale chiesa appartiene papa Bergoglio?

(di Roberto de Mattei) Due ricorrenze si sovrappongono nel 2017: i 100 anni delle apparizioni di Fatima, avvenute tra il 13 maggio e il 13 ottobre 1917, e i 500 anni della rivolta di Lutero, iniziata a Wittenberg, in Germania, il 31 ottobre 1517. Ma cadono il prossimo anno anche altri due anniversari, di cui meno si parla: i trecento anni della fondazione ufficiale della massoneria (Londra, 24 giugno 1717) e i cento anni della Rivoluzione russa del 26 ottobre 1917 (calendario giuliano in uso nell’Impero russo: 8 novembre secondo il calendario gregoriano). Eppure tra la Rivoluzione protestante e quella comunista, passando per la Rivoluzione francese, figlia della massoneria, corre un indissolubile filo rosso che Pio XII, nel celebre discorso Nel contemplare del 12 ottobre 1952, ha riassunto in tre fasi storiche, corrispondenti al protestantesimo, all’illuminismo e all’ateismo marxista: «Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato». Nelle prime negazioni del protestantesimo – ha osservato Plinio Corrêa de Oliveira – erano già impliciti gli aneliti anarchici del comunismo: «Se dal punto di vista della formazione esplicita Lutero era soltanto Lutero, tutte le tendenze, tutto lo stato d’animo, tutti gli elementi imponderabili dell’esplosione luterana portavano già in sé, in modo autentico e pieno, sebbene implicito, lo spirito di Voltaire e di Robespierre, di Marx e di Lenin» (Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Sugarco, Milano 2009, pp. 61-62). Sotto questo aspetto gli errori che la Russia sovietica diffuse a partire dal 1917 furono una catena di aberrazioni ideologiche che da Marx e da Lenin risalivano ai primi eresiarchi protestanti. La Rivoluzione luterana del 1517 può essere dunque considerata uno degli eventi più nefasti della storia dell’umanità, al pari di quella massonica del 1789, e di quella comunista del 1917. E il messaggio di Fatima, che ha previsto la diffusione degli errori comunisti nel mondo, contiene implicitamente in sé il rifiuto degli errori del protestantesimo e della Rivoluzione francese. L’inizio del centenario delle apparizioni di Fatima, il 13 ottobre 2016, è stato seppellito da una coltre di silenzio. Quello stesso giorno Papa Francesco ha ricevuto nell’aula Paolo VI un migliaio di "pellegrini" luterani e in Vaticano è stata onorata una statua di Martin Lutero, come appare dalle immagini che Antonio Socci, tra i primi, ha diffuso sulla sua pagina facebook.

Il prossimo 31 ottobre, inoltre, papa Francesco si recherà a Lund, in Svezia, dove parteciperà alla cerimonia congiunta luterano-cattolica per commemorare il 500° anniversario del protestantesimo. Come si legge nel comunicato redatto dalla Federazione Luterana Mondiale e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, l’obiettivo dell’evento è «di esprimere i doni della Riforma e chiedere perdono per la divisione perpetuata dai cristiani delle due tradizioni».

Il teologo e pastore valdese Paolo Ricca, impegnato da decenni nel dialogo ecumenico, ha espresso la sua soddisfazione «perché è la prima volta che un papa commemora la Riforma. Ciò a mio avviso costituisce un passo avanti rispetto ai traguardi significativi che si sono raggiunti con il Concilio Vaticano II, il quale – includendo nei suoi testi e così valorizzando alcuni principi e temi fondamentali della Riforma – segnò una svolta decisiva nei rapporti tra cattolici e protestanti. Partecipare alla commemorazione, come si appresta a fare il sommo rappresentante della Chiesa cattolica, significa, a mio parere, considerare la Riforma un evento positivo nella storia della Chiesa che ha fatto bene anche al cattolicesimo. La partecipazione alla commemorazione è un gesto di grande rilevanza anche perché il papa si reca a Lund, in casa dei luterani; come fosse uno di famiglia. La mia impressione è che lui, in un modo che non saprei definire, si senta parte anche di quella porzione di cristianità che è nata dalla Riforma».

Secondo lo stesso Ricca, il principale contributo offerto da Papa Francesco è «il suo sforzo di reinventare il papato, ossia la ricerca di un modo nuovo e diverso di intendere e vivere il ministero del vescovo di Roma. Questa ricerca – supposto che la mia lettura colga almeno un poco nel segno – potrebbe portare molto lontano perché il papato – per il modo in cui è stato inteso e vissuto negli ultimi 1000 anni – è uno dei grandi ostacoli all’unità dei cristiani. Mi sembra che papa Francesco si stia muovendo verso un modello di papato diverso da quello tradizionale, rispetto al quale le altre Chiese cristiane potrebbero assumere posizioni nuove. Se così fosse, questo tema potrebbe essere completamente ripensato in ambito ecumenico». Il fatto che l’intervista sia stata pubblicata, il 9 ottobre da Vatican Insider, considerato un sito semi-ufficioso del Vaticano, fa ritenere che questa interpretazioni del viaggio di Lund e delle intenzioni pontificie, sia autorizzata e gradita a papa Francesco.

Nel corso dell’udienza ai luterani del 13 ottobre, papa Bergoglio ha anche detto che il proselitismo, è «il veleno più forte» contro l’ecumenismo. «I più grandi riformatori sono i santi – ha aggiunto – e la Chiesa va sempre riformata». Queste parole contengono allo stesso tempo, come è frequente nei suoi discorsi, una verità e un inganno. La verità è che i santi, da san Gregorio VII a san Pio X, sono stati i più grandi riformatori.

L’inganno consiste nell’insinuare che gli pseudo-riformatori, come Lutero, siano da considerarsi santi. L’affermazione secondo cui il proselitismo, ovvero lo spirito missionario, è «il veleno più forte contro l’ecumenismo» deve essere invece capovolta: l’ecumenismo, come oggi lo si intende, è il veleno più forte contro lo spirito missionario della Chiesa. I santi sono sempre stati mossi da questo spirito, a cominciare da quei gesuiti che nel XVI secolo approdavano in Brasile, in Congo e nelle Indie, mentre i loro confratelli Diego Lainez, Alfonso Salmeron e Pietro Canisio, riuniti nel Concilio di Trento combattevano gli errori del luteranesimo e del calvinismo. Ma per papa Francesco chi è al di fuori della Chiesa cattolica non deve essere convertito. Nell’udienza del 13 ottobre, rispondendo a braccio alle domande di alcuni giovani ha detto: «A me piacciono tanto i luterani buoni, i luterani che seguono veramente la fede di Gesù Cristo. Invece non mi piacciono i cattolici tiepidi e i luterani tiepidi». Con un’altra deformazione del linguaggio papa Bergoglio definisce "luterani buoni" quei protestanti che non seguono la fede di Gesù Cristo, ma una sua deformazione e "cattolici tiepidi" quei figli della Chiesa ferventi che rifiutano l’equiparazione tra la verità della religione cattolica e l’errore del luteranesimo

Tutto questo porta a chiedersi che cosa accadrà a Lund il 31 ottobre. Sappiamo che la commemorazione comprenderà una celebrazione comune fondata sulla guida liturgica cattolico-luterana Common Prayer (Preghiera Comune), elaborata sulla base del documento Dal conflitto alla comunione. Commemorazione comune luterano-cattolica della Riforma nel 2017, redatto dalla Commissione cattolico-luterana romana per l’unità dei cristiani. C’è chi giustamente paventa una "intercomunione" tra cattolici e luterani, che sarebbe sacrilega, perché i luterani non credono nella  transustansazione. Ma soprattutto si dirà che Lutero non è un eresiarca, ma un riformatore ingiustamente perseguitato, e che la Chiesa deve recuperare i "doni della riforma". Chi si ostina a considerare giusta la condanna di Lutero e a considerare eretici e scismatici i suoi seguaci deve essere duramente riprovato e escluso dalla chiesa di papa Francesco. Ma a quale chiesa appartiene dunque Jorge Mario Bergoglio? (Roberto de Mattei)

 

 

 

 

 

 

 

Cattolici e luterani. Cosa li unisce? – di Carla D’Agostino Ungaretti

By Redazione On 9 novembre 2016 · Comments

Difficile trovare i punti di "unione", ma di sicuro sappiamo che i protestanti, tra le molte altre cose, negano la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. E già questo è sufficiente per escludere la possibilità di una "intercomunione". Cinque secoli di luteranesimo hanno creato secolarizzazione e relativismo.

di Carla D’Agostino Ungaretti

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Viviamo in un momento storico che alimenta "la confusione catechistica, liturgica e cultuale, l’incertezza teologica, magisteriale e dottrinale" come ha scritto Leon Bertoletti[1], e molti sinceri cristiani che si sentono figli della Chiesa cattolica senza se e senza ma provano lo stesso profondo disagio spirituale che provo io, perché devono riconoscere, con loro grande dolore, che il Pontefice regnante non fa nulla per allontanare dal loro cielo azzurro certe nuvole cariche di pioggia, ma sembra favorire la secolarizzazione, quel nefasto fenomeno che P. Giovanni Cavalcoli chiama anche che "escatologia realizzata" perché, dimenticando la mèta ultraterrena, concepisce solo un Dio immanente e un Cristianesimo umanistico che assicurerebbe la felicità in questo mondo negandone la dimensione futura[2].

L’ultimo esempio si è verificato lo scorso 31 ottobre con il viaggio del papa in Svezia per partecipare alla celebrazione del cinquecentesimo anniversario della riforma luterana. Nonostante la rapidità con la quale l’informazione nel mondo moderno faccia sì che le notizie dei fatti che si verificano oggi vengano spesso "macinate" e messe in magazzino dove saranno ben presto dimenticate, è lecito pensare che non si spegnerà tanto facilmente l’eco dell’entusiasmo dei cattolici "adulti" e dei laici per la visita di Papa Francesco a Lund, alla quale hanno attribuito un grande significato ecumenico. Ma i cattolici "bambini" come me si domandano cosa ci sia da entusiasmarsi e quale significato ecumenico possa avere la commemorazione di un evento storico che ha spaccato in due la Chiesa di Cristo, oltre ad aver dato origine al secolarismo e al relativismo che imperversano nel nostro mondo, negando l’esistenza di un Dio trascendente e di qualunque verità rivelata. E allora, dopo aver letto i molti commenti di segno diverso e aver riflettuto tra me e me, ho cercato di mettermi (come dicono gli americani) "nelle scarpe del Papa", nella speranza di capire meglio sia le motivazioni di questa sua iniziativa che quelle dell’entusiasmo di tanti cattolici.

Devo confessare umilmente di non aver capito né le prime né le seconde, forse a causa della mia cultura teologica "bambina", neppure lontanamente paragonabile a quella di Mons. Giuseppe Lorizio, ordinario di Teologia Fondamentale all’Università Lateranense – nonché Direttore del Gruppo di ricerca interconfessionale e interfacoltà di spiritualità della Riforma istituito presso lo stesso Ateneo – il quale ha detto: "Il Santo padre non è andato lì per festeggiare … ma per "purificare la memoria" come avrebbe detto Giovanni Paolo II e la visita ha messo in luce elementi importantissimi per il futuro del dialogo ecumenico"[3]. Ma allora, obietta timidamente una cattolica "bambina", se la sua intenzione era quella di "purificare la memoria", non poteva il Papa scegliere, per la sua visita, una data diversa da quella dell’affissione delle 95 tesi luterane sulla porta della cattedrale di Wittenberg? E soprattutto una città diversa da Lund, in cui nel 1947 fu fondata la Federazione mondiale luterana? Non credo che Giovanni Paolo II avrebbe trascurato di tenere ben presenti questi due particolari dall’enorme rilevanza simbolica, sia per i luterani, che (ovviamente in negativo) per i cattolici.

Non che un Pontefice Romano non possa andare in visita pastorale in Svezia, anche se non è un evento tanto facile: il primo fu Giovanni Paolo II nel giugno del 1989 e la sua visita non suscitò certo l’interesse e la pubblicità mediatica che ha suscitato ora il breve viaggio del suo successore. Perché? Dopotutto l’evento non dovrebbe suscitare tante meraviglie: in questo mondo moderno il Papa giustamente va dovunque lo invitino e giustamente riceve chiunque voglia fargli visita. Non faceva così anche Gesù che accettava volentieri gli inviti a cena dei farisei e addirittura si autoinvitò a casa del pubblicano Zaccheo? Ma Gesù andava dai peccatori per annunciare loro il Vangelo e convertirli  (sempre riuscendoci) non per proclamare l’illiceità del proselitismo né, tanto meno, per partecipare a eventuali festeggiamenti che contraddicessero la Parola di Dio. Infatti non mi sembra che le visite in Svezia dei due Pontefici – in un paese descritto come uno dei più secolarizzati del mondo, in cui solo il 5,5% dei cittadini partecipa, durante un fine settimana, a una qualche forma di culto, cristiano o altro – possano essere poste sullo stesso piano ed io penso che il motivo sia evidente.

Non credo che esistessero dubbi sulla totale ortodossia cattolica del Pontefice Santo, il quale penso che non si sarebbe neppure sognato di dire, come ha detto Francesco, che Lutero  aveva ragione perché la Chiesa del suo tempo era piena di difetti. Tutti sappiamo che la Chiesa militante, costituita da uomini, può commettere errori e peccati, ma è dogma di fede che lo Spirito Santo non permette che essa devii dai binari tracciati da Dio e lo dimostrano i duemila anni della sua esistenza,  periodo superiore a qualunque altra istituzione terrena occidentale. E’ altrettanto noto che il Rinascimento – periodo splendido per la civiltà italiana che illuminò tutta l’Europa anche per merito del Papato – lo fu un po’ meno per la morale cattolica; alcuni Papi furono più mecenati, raffinati umanisti e smaliziati politici che santi pastori. Alessandro VI, che lo stesso cattolicissimo storico tedesco von Pastor definisce "dalla vita privata indifendibile", non deviò mai dall’ortodossia cattolica; e neppure deviò da essa il suo successore Leone X, che notoriamente si dedicava più volentieri alla caccia nella riserva papale che alla cura del suo gregge[4]. Giulio II, poi, al quale si deve l’aver "costretto" Michelangelo ad affrescare la Cappella Sistina, fu un papa guerriero che non esitava a indossare l’armatura per difendere, alla testa del suo esercito, i confini dello Stato pontificio e possibilmente ampliarli.

Lutero – uomo dal carattere ribelle e insofferente della stessa disciplina monastica cui si era liberamente votato, che bestemmiava facilmente coprendo di insulti il Papato – si lasciò fuorviare da quegli esempi, come quello famosissimo delle indulgenze, non certo edificanti ma del pari certamente contingenti e transitori, che sarebbero stati facilmente correggibili dalla stessa disciplina ecclesiastica (e a questo pensò il Concilio di Trento) e invece di approfondire, per trovare la pace nei suoi momenti di tentazione spirituale, i fondamenti del Cattolicesimo e il ruolo insostituibile del Papato, istituito dallo stesso Cristo con il conferimento del mandato a Pietro, trovò più confacente alla sua "coscienza" tentare con ogni mezzo di colpire al cuore la Chiesa di Cristo, dimenticando che la coscienza dell’uomo non può essere autoreferenziale (segno di superbia) ma deve essere costantemente orientata su Dio, così come l’ago della bussola è costantemente orientata sul Nord. Eppure questo non è ciò che ha dichiarato Papa Francesco durante la famosa intervista concessa a Eugenio Scalfari all’indomani della sua elezione, facendo esultare il laicissimo giornalista, ateo dichiarato e avallando, in questo modo, la stessa posizione tenuta da Lutero davanti alla dieta di Worms.

Come può oggi il Papa dimenticare o passare sotto silenzio il fatto che l’irrequieto monaco, demolendo la dottrina dei Sacramenti,  mirava a distruggere il nucleo del Cattolicesimo? Come si può negare, come sembra avvenire oggi, che la libera interpretazione della Scrittura, all’origine della molteplicità delle "chiese" protestanti nate dalla riforma – o "denominazioni" come vengono chiamate nel mondo anglosassone, soprattutto americano – finisce per svalutare il sacrificio di Cristo, liberamente accettato da Gesù per amore "ut unum sint"? Questo non è ecumenismo, come ha l’onestà intellettuale di riconoscere lo stesso Card. Walther Kasper, grande amico dei luterani, ma il suo contrario[5]. Come si può negare che le differenze tra le due confessioni non sono solo di natura teologica o linguistica, come asseriscono alcuni, ma riguardano tutto ciò che scaturisce dai sette Sacramenti? La fede luterana dista di 180 gradi dalla fede cattolica e di questo i luterani sono ben consapevoli ma, proprio perché credono nella legittima molteplicità della interpretazione della Scrittura, aspirano ad essere trattati dai cattolici "alla pari".  

La dottrina dei Sacramenti è solo una delle innumerevoli differenze che ci separano dai luterani ma, a mio avviso, è la più importante perché i Sacramenti – "segni efficaci della Grazia istituiti da Gesù Cristo per santificarci", come ci ha insegnato il Catechismo di S. Pio X, oggi purtroppo passato di moda[6] – creano uno strettissimo legame tra Dio e l’uomo che Lutero non esita a recidere. Le altre differenze sono state ampiamente descritte e illustrate da Renzo Puccetti su "LA BUSSOLA QUOTIDIANA" dello scorso 4 novembre che invito tutti a leggere, ed è inutile che io le ripeta, se non per ribadire che tutte dipendono dalla negazione della Grazia gratuitamente elargita da Dio all’uomo attraverso i segni sacramentali.

Certamente il luteranesimo ha avuto dei grandissimi cristiani, come Johan Sebastian Bach, che pure scrisse la celebre Messa in SI minore, destinata alla liturgia cattolica e vero monumento di fede, o i teologi J. Tillich e Dietrich Bonhoeffer, quest’ultimo martire del nazismo in nome di Cristo, ma ha avuto anche dei teologi come Karl Barth, ritenuto uno dei più importanti del ‘900,  amico e maestro del teologo cattolico "border line" Hans Kung, che avrebbe voluto estirpare dal Cristianesimo il "cancro" rappresentato, a suo dire, dalla venerazione cattolica per la Madre di Dio. Non è questo un atteggiamento di odio per il Cattolicesimo che riflette quello di Lutero, fatto di intemperanze verbali di ogni genere e dall’approvazione per le litografie anticattoliche di Lucas Cranach?[7]

Si direbbe che Papa Francesco ignori tutto ciò o non vi attribuisca importanza, forse perché crede (voglio sperare in buona fede) che la sua totale apertura al mondo protestante, come alle religioni non cristiane, porti quelle pecore  smarrite sotto l’unico Pastore. Io non so se questa sia la vera ispirazione dello Spirito Santo, ma so che la distanza dottrinale e spirituale che corre tra i cattolici e i protestanti è enorme e pericolosa.

Si usa dire che dobbiamo avere a cuore più ciò che ci unisce che ciò che ci divide, secondo l’insegnamento di un Papa eletto alla gloria degli altari come S. Giovanni XXIII; e infatti io credo che possiamo e dobbiamo pregare insieme ai protestanti l’unico Dio, Uno e Trino, il cui "logos" si è incarnato ed è morto e risorto per la nostra salvezza, ma non possiamo tacere che ciò che ci divide ha le dimensioni di un oceano, mentre ciò che ci unisce è simile a un tremolante ponticello di corde che unisce due lontani continenti. Come possiamo allora non ribadire con forza la nostra specificità, negata dai protestanti?

Come possiamo, ad esempio, ammettere la possibilità della cosiddetta "Intercomunione", tanto caldeggiata dai luterani e da tanti cattolici "adulti",  sapendo che i protestanti attribuiscono a quella che essi chiamano la "Santa Cena" del Signore un significato puramente commemorativo e negano la "transustanziazione" del pane nel corpo e nel sangue di Cristo? Eppure Papa Francesco si è manifestato possibilista al riguardo nel corso della visita alla chiesa luterana di Roma alcuni mesi fa. Devo fermarmi, altrimenti la mia povera e limitata mente di cattolica "bambina" si confonde sempre più e mi assale l’angoscia.

Potrà mai avvenire la riunificazione delle chiese cristiane, luterana, calvinista, anglicana e delle varie "denominazioni" americane sotto l’autorità del Papa di Roma, così come essa era prima del 1517? Io credo, realisticamente, che sia molto difficile a livello globale di nazioni, nonostante i sorrisi, le strette di mano e le visite di cortesia che i Papi si scambiano periodicamente con i più autorevoli Pastori riformati. I protestanti dovrebbero rinunciare al loro individualismo spirituale, teologico ed ecclesiale, nonché alle loro rigide chiese di Stato, ammettendo che per cinque secoli intere nazioni si sono sbagliate lasciandosi affascinare da un semplice ed esaltato uomo che scaricò sulla Chiesa cattolica le sue irrisolte frustrazioni personali inducendole ad allontanarsi dalla Parola di Dio. E’ un’ipotesi, questa, che mi sembra veramente irrealistica. E’ più probabile, e per questo io prego, che lo Spirito Santo illumini le singole coscienze nel segreto delle loro anime portandole a individuare la Via che porta alla Verità di Cristo. Questo miracolo è già avvenuto e ce lo testimoniano il beato ed ex pastore anglicano Card. Newman, lo scrittore Robert Benson, figlio dell’Arcivescovo di Canterbury ed egli stesso ex pastore anglicano, lo stesso Mons. Anders Arborelius, attuale vescovo della diocesi cattolica di Stoccolma.

Per concludere questa mia appassionata e accorata apologia della dottrina cattolica tradizionale rimanendo in ambito svedese, voglio riportare un’osservazione del Padre gesuita svedese Ulf Jonsson S.I.: "La riforma (in Svezia) non fu provocata dalla decadenza della vita ecclesiastica o dalle richieste di larga parte della popolazione. Oggi gli storici sono concordi nell’affermare che essa venne introdotta per motivi puramente politici e dall’alto, con un’azione violenta da parte del re. Gustav Vasa, eletto re nel 1523, comprese che la Riforma luterana gli avrebbe concesso il controllo sulla Chiesa e soprattutto sulle proprietà e sulle sue entrate"[8].  Allora mi domando – forse ingenuamente, ma io sono una cattolica "bambina" – perché gli svedesi non prendono atto di questa verità storica e non tornano in massa al Cattolicesimo? Ma è la stessa mia esperienza di vita a suggerirmi la risposta: dopo cinque secoli di protestantesimo, ormai gli svedesi sono secolarizzati, relativizzati e scristianizzati. Ormai a loro non importa più nulla né di Lutero né del Papa perché, come ha proseguito P. Jonsson, essi concepiscono la religione come una mera questione privata e "nutrono una grande fiducia nello Stato, che viene visto come il miglior garante della libertà dell’individuo".

E allora, che Dio li protegga!

[1] Cfr. RISCOSSA CRISTIANA, 7.11.2016

[2] Cfr. G. CAVALCOLI. La vita eterna.  I punti fermi della nostra Speranza. Fede & cultura 2015, pag. 85.

[3] Cfr AVVENIRE, 5.11.2016, pag. 22.

[4] Pare che Leone X pronunciò veramente la famosa frase "Dio ci ha dato questo Papato, allora godiamocelo!"

[5] Cfr. W. KASPER, MARTIN Lutero. Una prospettiva ecumenica.  Queriniana.

[6] Giorni fa il mio parroco ha ribadito che il Catechismo di S. Pio X è obsoleto e ha citato, come esempio, l’espressione "soldato di Cristo" usata per descrivere gli effetti del Sacramento della Confermazione e ritenuta non più in sintonia con il mondo moderno.

[7] In una di queste litografie, l’incisore tedesco, seguace di Lutero, rappresentò un individuo che espletava i suoi bisogni corporali dentro un triregno papale.

[8] Cfr. LA CIVILTA’ CATTOLICA n. 3991 del 3.10.2016  pag. 5..

 

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7 Responses to Cattolici e luterani. Cosa li unisce? – di Carla D’Agostino Ungaretti

1. Ioannes scrive:

9 novembre 2016 alle 22:02

Cara cattolica "bambina" se io stessi "nelle scarpe del Papa" (quelle nere del Papa "adulto") con quelle stesse scarpe mi prenderei a calci da solo fino ad autoconvincermi, sempre con quelle stesse scarpe, ad inginocchiarmi durante la Transustanziazione! …quando si dice "scarpe grosse e cervello fino"!

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2. Matteo Di Benedetto scrive:

9 novembre 2016 alle 22:36

ah ora purtroppo le due cose coincidono (indicando come le grandi maggioranze sedicenti tali)..anzi a volte sembrano quasi invertite..

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3. Francesca scrive:

9 novembre 2016 alle 23:47

Riflessione superlativa. Ma qualcuno, in questi ultimi disgraziati tempi, almeno per un quarto d’ora, potrebbe ricordare il Concilio di Trento?

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o Catholicus scrive:

10 novembre 2016 alle 9:11

Ma come fanno a ricordarlo, se in seminario gli hanno insegnato ad odiarlo a morte? Ricordo le confidenze di un anziano parroco francese (sul web) che ricordava che in seminario lo ricattavano, dicendogli che se non avesse lasciato la talare e indossato il clergyman non lo avrebbero ordinato; e a quei tempi il clergymen era proposto come sola eccezione. I traditori che presero in mano il CV II consentirono a che si attuasse la deriva laicista in seno alla Chiesa, che molti chierici satvano aspettando, insofferenti del precedente magistero pacelliano.

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4. Alessandro scrive:

10 novembre 2016 alle 8:57

Al di la’ di tutti gli artifici retorici, le differenze tra Cattolici e protestantesimo sono abissali, e sono il cuore del problema. Negarne l’esistenza vuol dire consegnarsi nelle mani di un ecumenismo che è solo un inganno, dolciastro e buono per gli allocchi che ci cascano.

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5. elvis scrive:

10 novembre 2016 alle 10:02

Una delle riflessioni piu’equilibrate in assoluto sui fatti di Lund, grazie davvero D.ssa.

6. Lorenzo Ventrudo scrive:

10 novembre 2016 alle 12:03

Carissima sorella in Cristo, l’assenza di prospettiva escatologica non consente, purtroppo, di discernere bene i segni del nostro tempo, definiti autorevolmente come "tempi dell’Anticristo". Di queste problematiche, largamente ignorate nella predicazione e persino osteggiate dal preponderante Modernismo, io me ne sono occupato abbondantemente nei miei scritti, che qui non riferisco per non essere accusato di propagandarli con fini opportunistici. L’unità dei cristiani, è un problema eminentemente teologico, anzi, cristologico e anticristologico. Detta unità, avverrà, secondo una lettura escatologica, biblica e magisteriale, nel tempo della Grande Tribolazione che sarà inflitta alla Chiesa cattolica (Delenda Ecclesia catholica, romana!) dall’Anticristo finale, ricapitolatore di tutti gli anticristi della storia (S. Ireneo). Quando la profezia, come quella sull’Anticristo (il famigerato 666) è dissigillata, vuol dire che i processi storici precipitano. L’Anticristo è già nato, e non sono il solo ad annunziarlo. A buon intenditore poche parole. Pace e Bene. Lorenzo…

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