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Le Osservazioni sull’Amoris laetitia di don Alfredo Morselli

(di Emmanuele Barbieri) Mentre si moltiplicano le dichiarazioni sconcertanti di papa Francesco, si vanno moltiplicando le analisi critiche dei suoi principali documenti. Tra gli studi più seri e interessanti, va segnalato quello di don Alfredo M. Morselli, un dotto e pio sacerdote bolognese che sarebbe improprio catalogare come "tradizionalista".

Il 29 settembre 2015 don Morselli firmò con l’abbé Claude Barth e mons. Antonio Livi, una serrata critica dell’Instrumentum Laboris predisposto per la XIV Assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi (http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351141).Successivamente è intervenuto con delle accurate Osservazioni su alcuni punti controversi dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, apparse nel mese di maggio sul blogMessainlatino (http://blog.messainlatino.it/2016/05/osservazioni-su-alcuni-punti_43.html).

Dopo un’ampia introduzione, in cui espone l’attuale  stato di dubbio e di disorientamento dei fedeli, don Morselli ribadisce una serie di verità irrinunciabili, proposte a credere in modo definitivo dal Magistero della Chiesa.La prima e la più importante è che esistono atti intrinsecamente cattiviche nessuna circostanza e nessuna situazione possono rendere buoni, e che quindi, se compiuti con piena avvertenza e deliberato consenso, sono sempre peccato grave. Su questo assioma si fonda l’oggettività della legge naturale e morale.

Papa Francesco afferma, al

§ 304 di Amoris laetitia, che «è vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari».

Alla luce dei testi tomistici citati dallo stesso Pontefice, don Morselli dimostra che, se è vero che dai princípi della morale non si possono dedurre a priori tutte le valutazioni di ogni minima situazione particolari, è pur vero che gli stessi princípi consentono di valutare in ogni caso come intrinsecamente cattive determinate azioni, quali l’adulterio e la fornicazione: chi compie questi atti con piena avvertenza e deliberato consenso pecca mortalmente.

Nel § 301 di Amoris Laetitia si afferma che  «un soggetto… si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa».

Don Morselli ribatte che «un soggetto… non potrà mai trovarsi in condizioni concrete che lo obblighino a prendere decisioni senza una nuova colpala via di uscita c’è: è una via divina però, non una soluzione umana che, ammettendo ai sacramenti dei vivi chi è in stato di peccato, distrugge contemporaneamente la dottrina cattolica del matrimonio, dell’Eucarestia, della confessione e i fondamenti della morale naturale e cristiana». L’uomo, infatti, non può essere né tentato sopra le proprie forze, né essere lasciato in una situazione dove non abbia altra scelta che peccare.

Don Morselli affronta quindi la questione centrale: un cattolico che sceglie di convivere more uxorio, senza che tale convivenza sia stata benedetta dal sacramento del matrimonio, può ricevere validamente l’assoluzione sacramentale? La risposta è negativa, per fede divina e cattolica. La Chiesa ha sempre proposto a credere che non si può ricevere l’Eucarestia in stato di peccato mortale; di conseguenza, chi convive con una persona che non sia il proprio legittimo coniuge, vivendo in stato di peccato mortale, non può accostarsi all’Eucarestia.

Infatti come dice il Catechismo della Chiesa cattolica (§ 1650): «Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione».

Difficilmente accettabile è anche l’affermazione contenuta nel

§ 301 di Amoris laetitia, secondo cui «…non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta "irregolare" vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante». 

Le persone che vivono nelle situazioni difficili o irregolari – a meno che non si astengano dagli atti propri del matrimonio – sono sempre in stato di peccato. Di conseguenza, l’unica condizione per cui diventa accettabile l’affermazione di Amoris laetitia presa in esame è: le persone in situazione difficile o irregolare possono restare in stato di grazia se vivono come fratello e sorella.

«Posto dunque che:

1) la fornicazione e l’adulterio sono sempre peccati mortali,

2) che le circostanze non ne possono attenuare la malizia,

3) che non manca mai l’aiuto di Dio per non peccare,

4) che non esiste una situazione in cui non ci sia altra possibilità che peccare,

5) che non si ammette ignoranza in materia (o, se ci fosse, va immediatamente rimossa), possiamo concludere – scrive don Morselli – che le persone che vivono nelle situazioni difficili o irregolari – a meno che non si astengano dagli atti propri del matrimonio – sono sempre in stato di peccato».

L’unica condizione per cui diventa accettabile l’affermazione di Amoris laetitia presa in esame è che le persone in situazione difficile o irregolare possono restare in stato di grazia se vivono come fratello e sorella, ma non sembra questo  il senso del documento.

Sul piano pastorale, non è possibile assolvere chi non ha il vero e fermo proposito di emendarsi, né  è lecito ammettere alla recezione della SS.ma Eucarestia chiunque si trovi in stato di peccato mortale. Il desiderio della grazia sacramentale, l’impossibilità di interrompere la convivenza a motivo dei figli o di altri gravi fattori, l’affetto consolidatosi nel tempo, la fedeltà reciproca dei conviventi, il matrimonio civile già celebrato, l’impossibilità di ricevere la dichiarazione di nullità del precedente matrimonio rato e consumato, la convinzione soggettiva che il precedente matrimonio sacramentale fosse invalido, conclude l’autore dello studio, «non sono circostanze che rendano legittima e valida l’assoluzione sacramentale».

Di conseguenza, il sacerdote che negasse l’assoluzione sacramentale ai conviventimore uxorio, nonostante l’insistenza del penitente, e il dolore di quest’ultimo per l’assoluzione negata, non può in alcun modo esser considerato come un "duro di cuore" e, perciò, rimproverato per la sua mancanza di misericordia e, magari, punito dal suo Ordinario. Al contrario, il sacerdote che, commosso per la sofferenza del penitente, o per altri motivi, concedesse l’assoluzione, compie un atto sacrilego, e perciò è meritevole di rimprovero e, di  provvedimenti correttivi, da parte del suo Vescovo.

Le affermazioni di don Morselli sono ampiamente argomentate e si fondano sui testi di san Tommaso d’Aquino, sulla enciclica Veritatis Splendor e altri documenti di Giovanni Paolo II, sui Catechismi della Chiesa cattolica  e sui più sicuri moralisti. La sua analisi costituisce un’eccellente antidoto alla "morale della situazione" condannata da Pio XII e Giovanni Paolo II e oggi riemergente, dietro la maschera della "misericordia divina".

«La morale oggettiva, che dichiara la realtà del peccato, non occultandolo nella situazione e nelle circostanze, ne rende possibile l’accusa e quindi ne rende possibile il perdono», osserva don Morselli, è la vera «mano tesa della misericordia divina»L’etica della situazione «è invece la negazione della misericordia, perché, con falsa compassione, lascia l’uomo nel pantano del suo peccato; la nuova morale non ha niente da farsi perdonare; anzi, nasconde a Dio proprio ciò che Dio vuole perdonare».

Le Osservazioni su alcuni punti controversi dell’Esortazione apostolicaAmorisLaetitia del sacerdote bolognese costituiscono un atto coraggioso e coerente che sembra suonare come una risposta all’appello del filosofo tedesco Robert Spaemann: «Ogni singolo cardinale, ma anche ogni vescovo e sacerdote è chiamato a difendere nel proprio ambito di competenza l’ordinamento sacramentale cattolico e a professarlo pubblicamente».

L’esortazione apostolica Amoris laetitia:

una critica teologica

Riportiamo il testo integrale della critica teologica all’Esortazione Amoris Laetitia inviata ai primi di luglio del 2016 da 45 teologi, filosofi, storici e pastori di anime cattolici a 218 cardinali e patriarchi, consiglieri ufficiali di Papa Francesco.

L’esortazione apostolicaAmoris laetitia: una critica teologica

L’esortazione apostolica Amoris laetitia, pubblicata da Papa Francesco il 19 marzo 2016 e indirizzata a vescovi, preti, diaconi, persone consacrate, coppie cristiane sposate e a tutti i fedeli laici, ha provocato dolore e confusione in molti cattolici a causa del suo evidente disaccordo con un certo numero  di insegnamenti della Chiesa cattolica sulla fede e la morale. Tale situazione costituisce un grave pericolo per le anime. Poiché, come insegna San Tommaso d’Aquino, i subalterni sono tenuti a correggere pubblicamente i superiori quando vi sia un pericolo imminente per la fede (Summa Theologiae, IIa IIae q. 33 a. 4 ad 2, a. 7 co.), e i fedeli cattolici hanno il diritto e talora il dovere, compatibilmente con le loro conoscenze, competenza e posizione, di far conoscere i loro pareri su questioni concernenti il bene della Chiesa (Codice Latino di Diritto Canonico, Canone 212, § 3), i teologi cattolici hanno il preciso dovere di pronunciarsi contro gli errori  che appaiono nel documento. Il presente intervento su Amoris laetitia mira ad assolvere questo compito e ad assistere la gerarchia cattolica nell’affrontare questa situazione.

L’autorità di Amoris laetitia

Il carattere ufficiale di Amoris laetitia fa sì che essa rappresenti un grave pericolo per la fede e la morale dei Cattolici. Sebbene un’esortazione apostolica riguardi normalmente o principalmente il potere di governo, esclusivamente pastorale, tuttavia, a motivo della stretta connessione fra i poteri di insegnamento e di governo, essa concerne anche indirettamente il potere magisteriale. Può anche contenere direttamente dei brani magisteriali, che allora sono chiaramente indicati come tali. Tale era il caso di precedenti esortazioni apostoliche come Evangelii nuntiandi,Familiaris consortio e Reconciliatio et paenitentia.

Non vi sono ostacoli a che il Papa si serva di un’esortazione apostolica per insegnare in modo infallibile su fede e morale, ma in Amoris laetitia non è contenuto alcun insegnamento infallibile, poiché nessuna delle sue affermazioni soddisfa gli stretti criteri di una definizione infallibile. Si tratta quindi di un esercizio non infallibile del magistero papale.

Alcuni commentatori hanno affermato che il documento non contiene un insegnamento magisteriale propriamente detto, ma solo le riflessioni personali del Papa sugli argomenti da lui trattati. Se vera, tale affermazione non eliminerebbe il pericolo che il documento rappresenta per la fede e la morale. Se il Sommo Pontefice manifesta un’opinione personale in un documento magisteriale, tale manifestazione presenta implicitamente l’opinione in questione come lecita per i Cattolici. Di conseguenza, numerosi cattolici finiranno col credere che quell’opinione è del tutto compatibile con la fede e la morale cattoliche. Alcuni cattolici, per rispetto verso un giudizio espresso dal Sommo Pontefice, finiranno col credere che quell’opinione non solo è lecita, ma è vera. Se l’opinione in questione non è in effetti compatibile con la fede o la morale cattoliche, quei Cattolici rifiuteranno di conseguenza la fede e l’insegnamento morale della Chiesa cattolica per quanto attiene a questa opinione. Se l’opinione si riferisce a questioni di morale, il risultato pratico per le azioni dei cattolici sarà lo stesso sia che essi ritengano l’opinione semplicemente legittima o effettivamente vera. In realtà, un’opinione su questioni morali che per il Sommo Pontefice è lecito avere, è per i Cattolici un’opinione lecita da seguire. Credere nella legittimità di una posizione morale porterà dunque i Cattolici a credere che è lecito agire come se fosse vera. Se vi è una forte motivazione ad agire in questo modo, come vi è per le questioni qui trattate per i fedeli le cui situazioni sono ad esse pertinenti, la maggioranza dei Cattolici si comporterà di conseguenza. Questo è un fattore importante per valutare Amoris laetitia, dato che il documento affronta questioni morali concrete.

Tuttavia non è vero che Amoris laetitia intenda esprimere solo le opinioni personali del Papa. Il documento contiene affermazioni sulle posizioni personali dell’attuale Santo Padre, ma tali affermazioni non sono incompatibili con il fatto che nel documento queste posizioni siano presentate come insegnamenti della Chiesa. Gran parte del documento consiste di asserzioni franche e dirette, imperativi che non fanno riferimento alle opinioni personali del Santo Padre, e che hanno quindi la forma di insegnamenti magisteriali. Tale forma farà sì che i Cattolici riterranno queste affermazioni non solamente lecite, ma anche insegnamenti del magistero autentico, i quali richiedono una sottomissione religiosa della mente e della volontà; insegnamenti ai quali essi debbono pertanto offrire non un rispetto silenzioso unito a un disaccordo interiore, ma un vero assenso interno.

I pericoli di Amoris laetitia

L’analisi che segue non nega o mette in dubbio la fede personale di Papa Francesco. Non è giustificabile o lecito negare la fede di un qualsiasi autore sulla base di un singolo testo, e questo è specialmente vero nel caso del Sommo Pontefice. Vi sono ulteriori ragioni per le quali il testo di Amoris laetitia non può essere utilizzato come ragion sufficiente per ritenere che il Papa sia caduto nell’eresia. Il documento è estremamente lungo, ed è probabile che gran parte del suo testo originale sia stato elaborato da un autore o da autori che non sono Papa Francesco, come è normale con i documenti papali. Le affermazioni in esso contenute che appaiono contraddire la fede potrebbero essere dovute ad un semplice errore da parte di Papa Francesco, piuttosto che ad una deliberata negazione della fede.

Per quanto riguarda il documento stesso, tuttavia, non c’è dubbio che esso costituisce un grave pericolo per la fede e la morale cattoliche. Esso contiene numerose affermazioni la cui vaghezza o ambiguità permettono interpretazioni che sono contrarie alla fede o alla morale, o che suggeriscono argomenti contrari alla fede e alla morale pur senza affermarlo chiaramente. Esso contiene anche affermazioni il cui  ovvio e normale significato sembra essere contrario alla fede o alla morale.

Le affermazioni di Amoris lætitia non sono formulate con precisione scientifica. Ciò può  esser vantaggioso per quella minima parte di cattolici con una formazione scientifica in teologia : essi saranno capaci di comprendere che le affermazioni diAmorislætitia non richiedono la sottomissione religiosa dell’intelligenza e della volontà, e nemmeno un rispettoso silenzio a loro riguardo. Formulazione precisa e forma giuridica appropriata sono necessarie per rendere una affermazione magisteriale che vincoli  in quel modo, ed esse sono per la maggior parte mancanti nel testo. Il documento è  tuttavia dannoso per la gran maggioranza dei Cattolici, privi di una formazione teologica e non bene informati sugli insegnamenti cattolici concernenti gli argomenti discussi dall’esortazione apostolica. La mancanza di precisione nel documento rende più facile interpretarli in contraddizione con i veri insegnamenti della Chiesa Cattolica e  della  rivelazione divina, e come  se essi giustificassero o richiedessero l’abbandono di quegli insegnamenti da parte dei Cattolici, nella teoria e nella pratica. Alcuni cardinali, vescovi e sacerdoti, che tradiscono il loro dovere verso Gesù Cristo e verso la cura della anime, forniscono già interpretazioni di questo tipo.

Il problema di  Amoris laetitia non è l’aver imposto regole giuridicamente vincolanti intrinsecamente ingiuste o l’aver insegnato con autorità proposizioni vincolanti che siano false. Il documento non ha l’autorità di promulgare leggi ingiuste o di richiedere l’assenso a falsi insegnamenti, perché il Papa non ha l’autorità per fare queste cose. Il problema del documento è che esso può indurre i Cattolici a credere in ciò che è falso ed a fare ciò che è proibito dalla legge divina. Il documento è formulato in termini che non sono legalmente o teologicamente esatti, ma questo non conta per la valutazione del suo contenuto, poiché anche la formulazione più precisa non può fornire uno status dottrinale a decreti contrari alla legge divina e alla rivelazione divina. Ciò che conta, dunque, è che questo documento  può avere un effetto dannoso sulla fede e la vita morale dei Cattolici. L’incidenza di questo effetto sarà determinato dal significato che la maggioranza dei Cattolici gli vorrà attribuire, e non dal suo significato valutato secondo precisi criteri teologici, significato che sarà qui trattato. Le proposizioni di Amoris laetitia che richiedono la censura devono quindi essere condannate  secondo il significato che il lettore medio è capace  di attribuire alle loro parole. Il lettore medio è qui inteso  come colui che non  cercherà di distorcere le parole del documento in ogni direzione, ma riterrà corretta l’impressione ovvia e naturale o immediata del significato delle  stesse parole.

È noto che alcune delle proposizioni oggetto di censura sono contraddette altrove nel documento, e che Amoris laetitia contiene molti insegnamenti di valore. Alcuni suoi passaggi  danno un importante contributo  alla difesa ed alla predicazione della fede. La critica di Amoris laetitia qui offerta permette a questi elementi  positivi  di produrre il loro vero effetto, distinguendoli dagli elementi problematici  del documento stesso e neutralizzando la minaccia per la fede che essi rappresentano.

Ai fini della chiarezza e onestà intellettuale richieste dalla teologia, la critica delle parti dannose di Amoris laetitia  assumerà la forma di una censura teologica dei passaggi individuali carenti. Tali censure vanno intese secondo la definizione tradizionalmente data dalla Chiesa, e sono applicare ai passaggi proutiacent, così come si trovano nell’originale.  Le proposizioni censurate sono così dannose che un elenco completo delle relative censure non viene tentato. La maggior parte di esse, se non tutte, ricade infatti nelle seguenti categorie: aequivocaambiguaobscura,praesumptuosaanxiadubiacaptiosamale sonanspiarumaurium offensiva, da aggiungersi a quelle  effettivamente  elencate. Le censure ricomprendono: i) le censure che riguardano il contenuto delle affermazioni censurate; ii) quelle che concernono i loro effetti dannosi. Le censure elencate non rappresentano una lista esaustiva degli errori che Amoris Laetitia contiene sulla base di una normale lettura nel senso sopra indicato; esse mirano a identificare nel documento soprattutto le peggiori minacce alla fede e alla morale cattoliche. Le proposizioni censurate si dividono fra  quelle eretiche e quelle che ricadono sotto una censura minore. Le proposizioni eretiche, censurate come ‘haeretica’, sono quelle che contraddicono proposizioni contenute nella rivelazione divina e sono definite con giudizio solenne come verità divinamente rivelate dal Romano Pontefice quando parla ‘ex cathedra’, oppure dal Collegio dei Vescovi riunito in concilio, o [che sono] proposte infallibilmente alla fede dal Magistero ordinario ed universale.  Le proposizioni che ricadono sotto una censura inferiore all’eresia sono state incluse in quanto costituiscono un pericolo particolarmente grave per la fede e la morale.

Le censure di queste proposizioni non sono censure di atti amministrativi, legislativi o dottrinali del Sommo Pontefice, poiché le proposizioni censurate non sono e non possono  costituire atti del genere. Le censure sono oggetto di una richiesta filiale al Sommo Pontefice, che gli chiede di produrre un atto finale e definitivo di condanna dottrinale e giuridica delle proposizioni censurate.

Infine, alcuni dei teologi firmatari di questa lettera si riservano il diritto di apportare rettifiche minori ad alcune delle censure allegate:  le firme da loro qui apposte devono comunque esser intese come indicanti la loro convinzione che tutte le proposizioni censurate meritavano di esserlo e come testimonianza del loro accordo generale con le censure stesse.

Censure teologiche di proposizioni tratte dall’Esortazione Apostolica Amoris laetitia[Le citazioni della Scrittura sono tratte dalla Vulgata e dalla Neovulgata; altri riferimenti alla Scrittura sono alla Vulgata. I riferimenti a Denzinger (DH) sono della 43a edizione.]

  1. Proposizioni eretiche.

1)AL 83: ‘La Chiesa … rigetta fermamente la pena di morte’.

Intesa nel senso che la pena di morte è sempre e ovunque ingiusta in sé e che quindi non può mai essere giustamente inflitta dallo Stato:

i) Haeretica, sacraeScripturae contraria.

ii) Perniciosa.

Gn 9, 6: "Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l’uomo"Vedi anche : Lv 20-1; Dt 13, 21-22; Mt 15:4; Mc 7:10; Gv 19:11; Rm 13:4; Eb 10:28; Innocenzo I, Lettera a Exsuperius, PL 120: 499A-B; Inocenzo III, Professione di fede prescritta per i Valdesi, DH 795; Pio V, Catechismo del Concilio di Trento,commento al  V Comandamento;  Pio XII, Discorso al Primo Congresso Internazionale di istopatologia del sistema nervoso, AAS 44 (1952): 787; Giovanni Paolo II, Catechismo della Chiesa Cattolica, 2267.

2)AL 156: "E’ importante essere chiari nel rifiuto di qualsiasi forma di sottomissione sessuale"

Intesa non semplicemente come negazione di un’obbedienza servile che la moglie debba al marito o di un’autorità parentale che il marito abbia sulla moglie, ma anche come negazione di una qualsiasi forma di autorità sulla moglie da parte del marito, o come negazione di un qualsiasi dovere della moglie di obbedire agli ordini legittimi del marito, in virtù della sua autorità di marito:

i) Haeretica, sacraeScripturae contraria.

ii) Prava, perniciosa.

Ef 5, 24: "E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto".Vedi anche: 1 Cr 11:3; Col. 3:18; Tit. 2:3-5; 1 Pt. 3:1-5; Pio V, Catechismo del Concilio di Trento, Commento al sacramento del matrimonio; Leone XIII, Arcanum, ASS 12 (1879): 389; Pio XI, Casti connubii, AAS 22 (1930): 549 (DH 3708-09); Giovanni XXIII, Ad Petri cathedram, AAS 51 (1959): 509-10.

3)AL 159: ‘San Paolo raccomandava la verginità perché attendeva l’imminente ritorno di Gesù e voleva che tutti si concentrassero unicamente sull’evangelizzazione: «Il tempo si è fatto breve» (1 Cor 7, 29) […] Piuttosto che parlare in modo assoluto della superiorità della verginità, dovrebbe essere sufficiente indicare che i diversi stati della vita sono complementari, e che di conseguenza alcuni possono essere più perfetti in un modo ed altri in un altro.’

Intesa come negazione del fattto che uno stato di vita verginale consacrata a Cristo è superiore in sé allo stato del matrimonio cristiano:

i) Haeretica, sacraeScripturae contraria.

ii) Perniciosa, suspensivagravisresolutionis.

Concilio di Trento, Sessione XXIV, canone 10: "Se qualcuno afferma che la condizione maritale supera quella della verginità o del celibato, e che non è meglio o più benedetto  restare nella verginità o nel celibato piuttosto che essere uniti in matrimonio, sia anatema" (DH 1810).Vedi anche: Mt 19: 12, 21; 1 Cr 7:7-8, 38; 2 Tess 2:1-2; Apoc 14:4; Concilio di Firenze, Decreto per i Giacobiti, DH 1353; Pius X, Risposta della Commissione Biblica, DH 3629; Pius XII Sacra virginitas, AAS 46 (1954): 174; Concilio Vaticano II, Decreto Optatamtotius, 10.

4)AL 295: ‘San Giovanni Paolo II proponeva la cosiddetta "legge della gradualità", nella consapevolezza che l’essere umano «conosce, ama e realizza il bene morale secondo tappe di crescita». Non è una "gradualità della legge", ma una gradualità nell’esercizio prudenziale degli atti liberi in soggetti che non sono in condizione di comprendere, di apprezzare o di praticare pienamente le esigenze oggettive della legge.’

AL 301: "Non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta "irregolare" vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale» o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa.’

Intese nel senso che una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di mettere in atto le richieste oggettive della legge divina, come se i comandamenti di Dio fossero impossibili per il giustificato; oppure che la grazia di Dio, quando produce la giustificazione in un individuo, non produce invariabilmente e per sua stessa natura la conversione da qualsiasi peccato grave, o non è sufficiente per la conversione da ogni peccato grave:

i) Haeretica, sacraeScripturae contraria.

ii) Impia, blasphema.

Concilio di Trento, sessione VI, canone 18: "Se qualcuno afferma che i comandamenti di Dio sono impossibili da osservare per un uomo che è giustificato e stabilito nella grazia, sia anatema" (DH 1568).Vedi anche: Gn 4:7; Dt 30:11-19; Ecclesiastico 15: 11-22; Mc 8:38; Lc 9:26; Eb 10:26-29; 1 Gv 5:17; Zosimo, 15o (o 16o) Sinodo di Cartagine, canone 3 sulla grazia, DH 225; Felice III, 2o Sinodo di Orange, DH 397; Concilio di Trento, Sessione V, canone 5; Sessione VI, canoni 18-20, 22, 27 e 29; Pio V, Bolla Ex omnibus afflictionibus, sugli  errori di Michael duBay [Baio], 54, (DH 1954); Innocenzo X, Costituzione Cum occasione, sugli errori di Cornelius Jansen [Giansenio], 1 (DH 2001); Clemente XI, Costitutizione Unigenitus, sugli  errori di PasquierQuesnel, 71 (DH 2471); Giovanni Paolo II, Reconciliatio et paenitentia 17: AAS 77 (1985): 222;Veritatis splendor 65-70: AAS 85 (1993): 1185-89 (DH 4964-67).

5)AL 297: ‘Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo!’

Intesa nel senso che nessun essere umano può essere o sarà condannato alla pena eterna dell’inferno:

i) Haeretica, sacraeScripturae contraria.

ii) Scandalosa, perniciosa.

Mt 25, 46: "E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna".Vedi anche: Mt 7:22-23; Lc 16: 26; Gv 17:12; Apoc 20:10; 16° Sinodo di Toledo (DH 574); IV  Concilio Laterano, DH 801; Benedetto XII, Costituzione Benedictus Deus,DH 1002; Concilio di Firenze, decreto LaetenturCaeli, DH 1306; Giovanni Paolo II, Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede, Recentioresepiscoporum, AAS 71 (1979): 941; Catechismo della Chiesa Cattolica, 1033-37.

6)AL 299Accolgo le considerazioni di molti Padri Sinodali, i quali hanno voluto affermare che: "I battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo. La logica dell’integrazione è la chiave del loro accompagnamento pastorale, perché non soltanto sappiano che appartengono al Corpo di Cristo che è la Chiesa, ma ne possano avere una gioiosa e feconda esperienza. Sono battezzati, sono fratelli e sorelle, lo Spirito Santo riversa in loro doni e carismi per il bene di tutti. La loro partecipazione può esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate. Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo.’

Intesa nel senso che i divorziati e civilmente risposati che scelgono la loro situazione in piena coscienza e pieno assenso della volontà non sono in stato di peccato grave, e che possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità:

i) Haeretica, sacraeScripturae contraria.

ii) Scandalosa, prava, perversa.

Mc 10, 11-12: "Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio".

Vedi anche: Es 20:14; Mt 5:32, 19:9; Lc 16:18; 1 Cr 7: 10-11; Eb 10:26-29; Concilio di Trento , Sessione VI, canoni 19-21, 27; Sessione XXIV, canoni 5 e 7; Innocenzo XI, Proposizioni condannate dei Lassisti, 62-63 (DH 2162-63); Alessandro VIII, Decreto del S.Uffizio sul "Peccato filosofico", DH 2291; Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, 65-70: AAS 85 (1993): 1185-89 (DH 4964-67).

7)AL 301: ‘Non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta "irregolare" vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale» o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa.’

Intesa nel senso che un credente cattolico può avere piena conoscenza di una legge divina e scegliere deliberatamente di infrangerla in una materia grave, senza tuttavia essere in stato di peccato mortale quale risultato di questa azione:

i) Haeretica, sacraeScripturae contraria.

ii) Prava, perversa.

Concilio di Trento, sessione VI, canone 20: " Se qualcuno afferma che un uomo giustificato, per quanto perfetto egli possa essere, non è tenuto ad osservare i comandamenti di Dio e della Chiesa ma è tenuto soltanto a credere, come se il Vangelo fosse solo una promessa assoluta di vita eterna senza la condizione che i comandamenti siano osservati, sia anatema" (DH 1570).Vedi anche: Mc 8:38; Lc 9:26; Eb 10:26-29; 1 Gv 5:17; Concilio di Trento, sessione VI, canone 19 e 27; Clemente XI, Costituzione Unigenitus, sugli errori di PasquierQuesnel, 71 (DH 2471); Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Reconciliatio et paenitentia 17: AAS 77 (1985): 222; Veritatis splendor, 65-70: AAS 85 (1993): 1185-89 (DH 4964-67).

8)AL 301: ‘Non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta "irregolare" vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale» o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa.’

Intesa nel senso che una persona con piena conoscenza di una legge divina può peccare per il fatto stesso di obbedire a quella legge:

  1. Haeretica, sacraeScripturae contraria.
  2. Prava, perversa.

Sal 18, 8: "La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima"

Vedi anche: Ecclesiastico 15:21; Concilio di Trento, sessione VI, canone 20; Clemente XI, Costituzione Unigenitus, sugli errori di PasquierQuesnel, 71 (DH. 2471); Leone XIII, Libertas praestantissimum, ASS 20 (1887-88): 598 (DH 3248); Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, 40: AAS 85 (1993): 1165 (DH 4953).

9)AL 303: ‘Questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo.’ 

Intesa nel senso che la coscienza può veramente ritenere che le azioni condannate dal Vangelo – ed in particolare gli atti sessuali fra Cattolici che si sono risposati civilmente dopo un divorzio – possono essere moralmente giuste o richieste o comandate da Dio:

i) Haeretica, sacraeScripturae contraria.

ii) Scandalosa, prava, perversa, perniciosa, impia, blasphema.

Concilio di Trento, sessione VI, canone 21: "Se qualcuno afferma che Gesù Cristo è stato dato da Dio agli uomini come un redentore nel quale avere fede ma non anche come un legislatore al quale sono tenuti ad obbedire, che sia anatema " (DH 1571).Concilio di Trento, sessione  XXIV, canone 2: "Se qualcuno afferma che è lecito per i Cristiani avere più mogli allo stesso tempo, e che ciò non è proibito da alcuna legge divina, sia anatema" (DH 1802).

Concilio di Trento, sessione XXIV,canone 5: "Se qualcuno afferma che il legame del matrimonio può essere sciolto per eresia o difficoltà nella coabitazione o a causa della volontaria assenza di uno dei coniugi, sia anatema" (DH 1805)Concilio di Trento, sessione XXIV, canone 7: "Se qualcuno afferma che la Chiesa sbaglia quando ha insegnato o insegna secondo la dottrina del Vangelo e degli Apostoli che  il vincolo del matrimonio  non può essere sciolto per l’ adulterio di uno dei coniugi e che nessuno dei due, nemmeno l’innocente che non ha dato motivo all’adulterio, può contrarre un altro matrimonio durante la vita dell’altro, e che il marito che ripudia una moglie adultera e si sposa di nuovo e la moglie che ripudia il marito adultero e si sposa di nuovo sono entrambi colpevoli di adulterio, sia anatema" (DH 1807).Vedi anche: Sal 5:5; Sal 18:8-9; Ecclesiastico 15:21; Eb 10:26-29; Gc. 1:13; 1 Gv 3:7; Innocenzo XI, Proposizioni condannate dei Lassisti, 62-63 (DH 2162-63); Clemente XI, Costituzione Unigenitus, sugli errori di PasquierQuesnel, 71 (DH 2471); Leone XIII, Libertas praestantissimum, ASS 20 (1887-88): 598 (DH 3248); Pio XII, Decreto del Sant’Uffizio sull’etica della situazione, DH 3918; Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 16; Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 54: AAS 85 (1993): 1177; Catechismo della Chiesa Cattolica, 1786-87.

10)AL 304: ‘Prego caldamente che ricordiamo sempre ciò che insegna san Tommaso d’Aquino e che impariamo ad assimilarlo nel discernimento pastorale: «Sebbene nelle cose generali vi sia una certa necessità, quanto più si scende alle cose particolari, tanto più si trova indeterminazione […]  In campo pratico non è uguale per tutti la verità o norma pratica rispetto al particolare, ma soltanto rispetto a ciò che è generale; e anche presso quelli che accettano nei casi particolari una stessa norma pratica, questa non è ugualmente conosciuta da tutti  […] E tanto più aumenta l’indeterminazione quanto più si scende nel particolare». È vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari.’

Intesa nel senso che i principi morali e le verità morali contenuti nella rivelazione divina e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari specie di azioni in qualsiasi circostanza:

i) Haeretica, sacraeScripturae contraria.

ii) Scandalosa, prava, perversa.

Giovanni Paolo II, Veritatis splendor 115: "Ciascuno di noi conosce l’importanza della dottrina che rappresenta il nucleo dell’insegnamento di questa Enciclica e che oggi viene richiamata con l’autorità del successore di Pietro. Ciascuno di noi può avvertire la gravità di quanto è in causa, non solo per le singole persone ma anche per l’intera società, con la riaffermazione dell’universalità e della immutabilità dei comandamenti morali, e in particolare di quelli che proibiscono sempre e senza eccezioni gli atti intrinsecamente cattivi." (DH 4971).Vedi anche: Rm 3:8; 1 Cr 6: 9-10; Gal. 5: 19-21; Apoc 22:15; Concilio Lateranense IV, cap. 22 (DH 815); Concilio di Costanza, Bolla Inter cunctas, 14 (DH 1254); Paolo VI, Humanae vitae, 14: AAS 60 (1968) 490-91; Giovanni Paolo II,Veritatis splendor, 83: AAS 85 (1993): 1199 (DH 4970).

11)AL 308: ‘Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione. Ma credo sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una Madre che, nel momento stesso in cui esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo, «non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada».’

Intesa nel senso che Nostro Signore Gesù Cristo desidera che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare l’Eucarestia ai divorziati e risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati e risposati che non manifestino contrizione per la propria condizione di vita ed un fermo proposito di emendarsi in rapporto ad essa:

i) Haeretica, sacraeScripturae contraria.

ii) Scandalosa, prava, perversa, impia, blasphema.

1 Cr 11, 27: " Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore".

Familiaris consortio 84:

"La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi»".Concilio Lateranense II, canone 20: "Poiché una questione tra le altre turba profondamente la santa Chiesa, e cioè quella della falsa confessione, ammoniamo i nostri fratelli nell episcopato e i sacerdoti di non permettere che le anime dei laici siano ingannate o trascinate all inferno da false confessioni. La falsa confessione consiste nel confessare un solo peccato, trascurando gli altri o anche nel confessare un solo peccato senza tuttavia  rinunciare agli altri" (DH 717).Vedi anche: Mt 7:6; Mt 22: 11-13; 1 Cr 11:27-29; Eb 13:8; Concilio di Trento, sessione  XIV, Decreto sulla Penitenza, cap. 4; Concilio di Trento, sessione  XIII, Decreto sulla Santissima Eucaristia (DH 1646-47)); Innocenzo XI, Proposizioni condannate dei Lassisti, 60-63 (DH 2160-63); Catechismo della Chiesa Cattolica, 1451, 1490.B. Proposizioni che ricadono sotto censure minori.

12)AL 295: ‘San Giovanni Paolo II proponeva la cosiddetta "legge della gradualità", nella consapevolezza che l’essere umano «conosce, ama e realizza il bene morale secondo tappe di crescita». Non è una "gradualità della legge", ma una gradualità nell’esercizio prudenziale degli atti liberi in soggetti che non sono in condizione di comprendere, di apprezzare o di praticare pienamente le esigenze oggettive della legge.’ 

 

Intesa nel senso che gli atti liberi non realizzanti pienamente le esigenze oggettive della legge divina possono essere moralmente buoni:

i) Erronea in fide.

ii) Scandalosa, prava.

1 Gv 3, 4: "Chiunque commette il peccato, commette anche violazione della legge, perché il peccato è violazione della legge".Vedi anche: Leone XIII, Libertas praestantissimum, ASS 20 (1887-88): 598 (DH 3248); Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 40: AAS 85 (1993): 1165 (DH 4953).

13)AL 296: ‘Due logiche percorrono tutta la storia della Chiesa: emarginare e reintegrare. La strada della Chiesa, dal Concilio di Gerusalemme in poi, è sempre quella di Gesù: della misericordia e dell’integrazione. La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno.’

AL 297: ‘Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo!’

Intese  nel senso  che, in circostanze nelle quali un  trasgressore non cessa di trasgredire, la Chiesa non ha il potere o il diritto di infliggere punizioni o condanne senza più tardi rimetterle o toglierle, o che la Chiesa non ha il diritto di condannare e anatemizzare gli individui dopo la morte:

i) Erronea in fide.

ii) Scandalosa, perniciosa, deroganspraxisiveusui et disciplinae Ecclesiae.

Codice di Diritto Canonico 1983, can. 1358: ‘Non si può rimettere la censura se non al delinquente che abbia receduto dalla contumacia’.

Concilio Costantinopolitano  III, Condanna dei Monoteliti e di Papa Onorio I: "Quanto a questi stessi uomini i cui empi insegnamenti abbiamo rigettato, abbiamo anche giudicato necessario bandire i loro nomi dalla santa Chiesa di Dio, ovvero il nome di Sergio, che iniziò a scrivere di quest’empia dottrina, di Ciro di Alessandria, di Pirro, di Paolo e di Pietro e di coloro che hanno presieduto sul trono di questa città protetta da Dio, e lo stesso per coloro che hanno pensato nello stesso modo. Poi anche [il nome di] Teodoro che era vescovo di Pharan. Tutte queste suddette persone erano citate da Agatone, il più santo e tre volte benedetto papa della antica Roma, nella sua lettera a […] imperatore, e da lui respinti poiché avevano pensato in modo contrario alla nostra fede ortodossa; e determiniamo che essi pure siano soggetti ad anatema. Insieme a questi  abbiamo ritenuto opportuno bandire dalla santa Chiesa di Dio e di anatemizzare anche Onorio, il precedente papa della antica Roma" (DH 550).Vedi anche: Concilio Constantinopolitano II, canoni 11-12; Sinodo Laterano, canone 18 (DH 518-20); Leone II, Lettera Regi regum, DH 563; 4 Concilio Constantinopolitano IV, canone 11; Concilio  di Firenze, Decreto sui Giacobiti DH 1339-1346; Benedetto XV, 1917 Codice di Diritto Canonico, canoni 855, 2214, 2241:1 e 2257; Giovanni Paolo II, 1983 Codice di Diritto Canonico, canoni 915 e 1311; Codice di Diritto Canonico delle Chiese Orientali, canone 1424:1.

14)AL 298: ‘I divorziati che vivono una nuova unione, per esempio, possono trovarsi in situazioni molto diverse, che non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale. Una cosa è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe.’   

Intesa nel  senso  che le persone civilmente sposate con una persona diversa dal proprio  legittimo coniuge possono praticare la virtù cristiana nella fedeltà sessuale al partner civile:

i) Erronea in fide.

ii) Scandalosa.

1 Cr 7:10-11: "Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito; e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito – e il marito non ripudi la moglie".

Vedi anche: Gn 2: 21; Mal. 2:15-16; Mt 5:32, 19:9; Mc 10:11-12; Lc 16:18; Eb 13:4; Lettera Quamlaudabiliter di Leone I, DH 283; Lettera Regressus ad nos di Leone I, DH 311-14; Lettera Gaudemus in Domino di Innocenzo III, DH 777-79; II Concilio di Lione,  Professione di Fede dell’Imperatore Michele Paleologo (DH 860); Concilio di Trento, Sessione XXIV  canoni 5, 7; Pio Vl, Rescritto  ad Episc. Agriens., 11 luglio 1789; Leone XIII, Arcanum, ASS 12 (1879-80): 388-94; Pio XI, Casti connubii, AAS 22 (1930): 546-50 (cf. DH 3706-10); Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 19, 80-81, 84: AAS 74 (1982) 92-149; Catechismo della Chiesa Cattolica, 1643-49.

15)

AL 298: ‘La Chiesa riconosce situazioni in cui «l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione».[Nota 329] In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere "come fratello e sorella" che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, «non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli».

{N.B.L’ultima frase fra virgolette applica in modo fuorviante alle coppie divorziate e civilmente risposate un’affermazione del Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 51, che si riferisce solo alle coppie validamente sposate}.

Intesa nel  senso  di  avallare  l’affermazione che le coppie divorziare e civilmente risposate hanno un obbligo di fedeltà sessuale reciproca piuttosto che verso i loro veri coniugi, o che il loro vivere ‘come fratello e sorella’ potrebbe essere un’occasione colpevole di peccato contro quel presunto obbligo, oppure un motivo colpevole di danno ai figli :

i) Erronea in fide.

ii) Scandalosa, prava, perversa.

Siracide (Ecclesiasticus) 15, 21: "Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare."

Vedi anche:  Rm 3:8, 8: 28; 1 Tess. 4:7; Gc 1:13-14; Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, 79-83: AAS 85 (1993): 1197-99 (cf. DH 4969-70).

Gaudium et spes, 51. MIA NOTA ESPLICATIVA

A.L., 296, nota 19: Giovanni Paolo II, Esort. Ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), 84: AAS 74 (1982), 186. In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere "come fratello e sorella" che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, "non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli" (Conc. Vat. II, Cost. past. Gaudium et Spes, 51).

F.C., 84: [… La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò importa, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l‘educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, "assumono l’impegno di vivere in piena continenza" …].

G.S., 49-51;

GS, 49: [… gli atti con i quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono onesti e degni …]

N.B.: La liceità egli atti coniugali considerati onesti e degni, riguardano i coniugi cristiani uniti col Sacramento del Matrimonio e non"le situazioni matrimoniali non regolari" (C.E.I, La Pastorale delle situazioni matrimoniali non regolari, 26/4/1979).

1 Cor 7,5: Non astenetevi tra voi – coniugi cristiani – se non di comune accordo e temporaneamente per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perché satananon vi tenti nei momenti di passione".

GS,51: [… I coniugi (CRISTIANI!), che vogliono condurre armoniosamente

La loro vita coniugale, sono ostacolati da alcune condizioni della vita di oggi, e possono trovare circostanze nelle quali non si può aumentare, almeno per un certo tempo, il numero dei figli; non senza difficoltà allora si può conservare la pratica di un amore fede e la piena comunità di vita.Là dove, infatti, è interrotta l’intimità della vita coniugale, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli: allora corrono pericolo anche l’educazione dei figli e il coraggio di accettare altri … C’è chi presume portare a questi problemi soluzioni non oneste, anzi rifugge dall’uccisione delle nuove vite. La Chiesa ricorda, invece, che non può esserci vera contraddizione tra le leggi divine, che reggono la trasmissione della vita, e quelle che favoriscono l’autentico amore coniugale … ].

16)AL 300: ‘Poiché «il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi», le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi. [Nota 336] Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave’..

AL 305: ‘A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa. [Nota 351] In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore». Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli»’.

Intesa  nel  senso che l’assenza di colpa grave dovuta a diminuita responsabilità può consentire l’ammissione all’Eucarestia nei casi di persone divorziate e civilmente risposate che non si separano, né s’impegnano a vivere in perfetta continenza, ma restano in uno stato oggettivo di adulterio e bigamia:

i) Erronea in fide, falsa.

ii) Scandalosa.

Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 84: "La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio.La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi»".

1 Gv 2, 20: "Ora voi avete l’unzione ricevuta dal Santo e tutti avete la scienza".

Vedi anche: Ez 3:17; Mt 28:20; 1 Cr. 11:27-29; Ef 5:30-32;  Concilio Laterano II, DH 717; Paolo V, Rituale Romanum, 49; Benedetto XIV, Ex omnibus christianiorbis (1756);  Benedetto XV, 1917 Codice di diritto canonico, canone 855; Giovanni Paolo II,  Familiaris Consortio, 84: AAS 74 (1982): 92-14; 1983 Codice di Diritto Canonico, canone 915; Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica concernente la recezione della Comunione Eucaristica  da parte di quei fedeli divorziati che si siano risposati, AAS 86 (1994): 974-79; Codice di Diritto Canonico delle Chiese Orientali, canone 712; Catechismo della Chiesa Cattolica, 1650, 2390; Congregazione della Dottrina della Fede,  Concerning Some Objections to the Church’sTeaching on the Reception of HolyCommunion by Divorced and RemarriedMembers of the Faithful, in "Documenti e Studi",  On the Pastoral Care of the Divorced and Remarried, Vatican City 1998, pp. 20-29; Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi Dichiarazione circa l’ammissibililità alla santa comunione dei divorziati risposati, (L’Osservatore Romano, 7 luglio 2000); Benedetto XVI,SacramentumCaritatis, 28: AAS 99 (2007): 128-29.

17)AL 298: ‘I divorziati che vivono una nuova unione, per esempio, possono trovarsi in situazioni molto diverse, che non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale. Una cosa è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe.’ 

Intesa nel senso  che i divorziati e risposati possono o peccare o esporsi colpevolmente all’occasione del peccato astenendosi dalle relazioni sessuali in accordo con il perenne insegnamento e disciplina della Chiesa:

i) Temeraria, falsa.

ii) Scandalosa, prava, deroganspraxi et disciplinae Ecclesiae.

 

Siracide (Ecclesiasticus) 15, 16 (15, 15): "Se vuoi, osserverai i comandamenti; l’essere fedele dipenderà dal tuo buonvolere". Vedi anche: 1 Cr 7:11, 10:13; Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, 102-03: AAS 85 (1993): 1213-14; Familiaris Consortio, 84, AAS 74 (1982) 92-149; Catechismo della Chiesa Cattolica, 1650; Benedetto XVI, SacramentumCaritatis 99 (2007), 128-29.

18)AL 298: ‘C’è anche il caso di quanti hanno fatto grandi sforzi per salvare il primo matrimonio e hanno subito un abbandono ingiusto, o quello di «coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido».’ 

Intesa  nel senso che la certezza soggettiva in coscienza riguardo all’invalidità di un precedente matrimonio è sufficiente da sola a esonerare dalla colpa o dalle sanzioni legali coloro che hanno contratto un nuovo matrimonio mentre il precedente matrimonio è riconosciuto come valido dalla Chiesa:

 

i) Temeraria, falsa.

ii) Scandalosa.

Concilio di Trento, sessione  XXIV, canone 12:"Se qualcuno dirà che le cause matrimoniali non sono di competenza dei giudici ecclesiastici, sia anatema" (DH 1812).Vedi anche: Leone XIII, Arcanum, ASS 12 (1879), 393; Giovanni Paolo II, 1983 Codice di Diritto Canonico, canoni 1059-60, 1085

19)AL 311: ‘L’insegnamento della teologia morale non dovrebbe tralasciare di fare proprie queste considerazioni.’ 

Intesa nel senso che l’insegnamento della teologia morale nella Chiesa Cattolica dovrebbe presentare come probabile o vera una qualsiasi delle proposizioni sopra censurate:

i) Falsa.

ii) Scandalosa, prava, perversa, perniciosa.

Mt 5, 19: "Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli". Vedi anche: Is 5:20; Mt 27:20; 1 Tm 6:20; Gc 3:1; Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus, DH 2802; Concilio Vaticano I, Costituzione Dei Filius, cap. 4 (DH 3020); Pio X, Motu Proprio SacrorumAntistitum, DH 3541; Concilio Vaticano I, Costituzione Dei Filius, cap. 4 (DH 3020); Congregazione per la dottrina della Fede, Iusiurandumfidelitatis in suscipiendo officio nomine ecclesiaeexercendo, AAS 81 (1989): 106; Congregazione per la Dottrina della Fede, Donumveritatis, sulla vocazione ecclesiale del teologo, AAS 82 (1990): 1559; Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 115-16: AAS 85 (1993): 1223-24; Benedetto XVI, Congregazione per la dottrina della Fede, Notificazione sulle opere di P. JonSobrino SI, 2 (DH 5107).

Le proposizioni sopra censurate sono state condannate in numerosi precedenti documenti magisteriali. È assolutamente necessario che la loro condanna sia ripetuta dal Sommo Pontefice in modo definitivo e finale e che sia affermato con autorità che Amoris laetitia non richiede che esse siano credute o considerate come possibilmente vere.

Dr. Jose Tomas Alvarado
Associate Professor
Institute of Philosophy, Pontifical Catholic University of Chile

Rev. Fr. Scott Anthony Armstrong PhD
Brisbane Oratory in formation

Rev. Claude Barthe

Rev. Ray Blake
Parish priest of the diocese of Arundel and Brighton

Fr. Louis-Marie de Blignieres FSVF
Doctor of Philosophy

Dr. Philip Blosser
Professor of Philosophy
Sacred Heart Major Seminary, Archdiocese of Detroit

Msgr. Ignacio Barreiro Carambula, STD, JD
Chaplain and Faculty Member of the Roman Forum

Rev. Fr. Thomas Crean OP, STD
Holy Cross parish, Leicester

Fr. Albert-Marie Crignion FSVF
Doctor designatus of Theology

Roberto de Mattei
Professor of History of Christianity, European University of Rome

CyrilleDounot JCL
Professor of Law, the University of Auvergne
Ecclesiastical advocate, archdiocese of Lyon

Fr. Neil Feguson OP, MA, BD
Lecturer in sacred Scripture, Blackfriars Hall, University of Oxford

Dr. Alan Fimister STL, PhD
Assistant Professor of Theology, St. John Vianney Seminary, archdiocese of Denver

Luke Gormally
Director Emeritus, The Linacre Centre for Healthcare Ethics
Sometime Research Professor, Ave Maria School of Law, Ann Arbor, Michigan
Ordinary Member, The Pontifical Academy for Life

Carlos A. Casanova Guerra
Doctor of Philosophy, Full Professor of Universidad Santo Tomas de Chile

Rev. Brian W. Harrison OS, MA, STD
Associate Professor of Theology (retired), Pontifical University of Puerto Rico; Scholar-in-Residence, Oblates of Wisdom Study Center, St. Louis, Missouri; Chaplain, St. Mary of Victories Chapel, St. Louis, Missouri

Rev. Simon Henry BA (Hons), MA
Parish priest of the archdiocese of Liverpool

Rev. John Hunwicke
Former Senior Research Fellow, Pusey House, Oxford; Priest of the Ordinariate of Our Lady ofWalsingham

Peter A. Kwasniewski PhD, Philosophy
Professor, Wyoming Catholic College

Dr. John R.T. Lamont STL, D.Phil

Fr. Serafino M. Lanzetta, PhD
Lecturer in Dogmatic Theology, Theological Faculty of Lugano, Switzerland
Priest in charge of St. Mary’s, Gosport, in the diocese of Portsmouth

Dr. Anthony McCarthy
Visiting Lecturer in Moral Philosophy at the International Theological Institute, Austria

Rev. Stephen Morgan D.Phil (Oxon)
Lecturer & Tutor in Theology, Maryvale Higher Institute of Religious Sciences

Don Alfredo Morselli STL
Parish priest of the archdiocese of Bologna

Rev. Richard A. Munkelt PhD
Chaplain and Faculty Member, Roman Forum

Fr. Aidan Nichols OP, PhD
Formerly John Paul II Lecturer in Roman Catholic Theology, University of Oxford
Prior of the Convent of St. Michael, Cambridge

Fr. Robert Nortz MMA, STL
Director of Studies, Monastery of the Most Holy Trinity, Massachusetts (Maronite)

Rev. John Osman MA, STL
Parish priest in the archdiocese of Birmingham, former Catholic chaplain to the University of Cambridge

Christopher D. Owens STL (Cand.)
Adjunct Instructor, Faculty of Theology and Religious Studies, St. John’s University (NYC)
Director, St. Albert the Great Center for Scholastic Studies

Rev. David Palmer MA
Ordinariate of Our Lady of Walsingham
Chair of Marriage and Family Life Commission, Diocese of Nottingham

Dr. Paolo Pasqualucci
Professor of Philosophy (retired), University of Perugia

Dr. Claudio Pierantoni
Professor of Medieval Philosophy in the Philosophy Faculty of the University of Chile
Former Professor of Church History and Patrology at the Faculty of Theology of the PontificiaUniversidad Catolica de Chile
Member of the International Association of Patristic Studies

Fr. Anthony Pillari JCL (Cand.)
Priest of the archdiocese of San Antonio, chaplain to Carmelite nuns

Prof. Enrico Maria Radaelli
International Science and Commonsense Association (ISCA)
Department of Metaphysics of Beauty and Philosophy of Arts, Research Director

Dr. John C. RaoD.Phil (Oxford)
Associate Professor of History, St. John’s University (NYC)
Chairman, Roman Forum

Fr. Reginald-Marie Rivoire FSVF
Doctor designatus of canon law

Rt. Rev. Giovanni Scalese CRSP, SThL, DPhil
Ordinary of Afghanistan

Dr. Joseph Shaw
Fellow and Tutor in Philosophy at St. Benet’s Hall, Oxford University

Dr. Anna M. Silvas FAHA
Adjunct research fellow, University of New England, NSW, Australia

Michael G. Sirilla, PhD
Professor of Systematic and Dogmatic Theology, Franciscan University of Steubenville

Professor Dr. Thomas Stark
Phil.-Theol. Hochschule Benedikt XVI, Heiligenkreuz

Rev. Glen Tattersall
Parish priest, Parish of Bl. John Henry Newman, archdiocese of Melbourne
Rector, St. Aloysius’ Churchù

Giovanni Turco
Professor of the Philosophy of Public Law, University of Udine

Fr. Edmund WaldsteinOCist.
Vice-Rector of the Leopoldinum seminary and lecturer in moral theology at the Phil.-Theol. HochschuleBenedikt XVI, Heiligenkreuz

Nicholas Warembourg
Professeur agrege des facultes de droit
Ecole de Droit de la Sorbonne – Universite Paris 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il prof. Seifert critica Amoris laetitia: "Si faccia chiarezza"

 16/08/2016 in sinodo2015.

Amoris laetitia è "sbagliata e (in alcuni casi) anche oggettivamente eretica". Questa l’opinione del noto filosofo cattolico austriaco Josef Seifert, riportata in un lungo intervento pubblicato su katholisches.info lo scorso 3 agosto.Caro amico di Giovanni Paolo II e fondatore dell’Accademia Internazionale di Filosofia, Seifert è una delle voci più critiche del testo papale, insieme a quella del filosofo tedesco Robert Spaemann. Nelle 28 pagine di critica il filosofo chiede al Santo Padre di rifiutare anche la "falsa interpretazione e una totale inversione del senso di AL".

L’errata interpretazione, in particolare, sarebbe quella che apre l’accesso alla Santa Comunione per tutte le coppie cosiddette "irregolari". Questa interpretazione che, scrive Seifert, è "contraria e assolutamente opposta all’insegnamento tradizionale" della Chiesa, è promossa ai più ai più alti livelli, come, ad esempio, il P. Antonio Spadaro SJ, direttore de La Civiltà Cattolica, e il cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn.L’arcivescovo austriaco, indicato dal Papa come il più autorevole interprete dell’esortazione, secondo Seifert ha fatto, tra l’altro, "l’incredibile dichiarazione che AL ha completamente eliminato la distinzione tra coppie regolari e irregolari".Secondo il filosofo AL non può cambiare nulla della disciplina sacramentale, tuttavia "ha cercato di cambiare qualcosa dell’ordine sacramentale come conseguenza logica del fatto che la nota 351 ammette alcune coppie alla ricezione dei sacramenti". La disciplina della Chiesa, scrive Seifert, che vieta di ricevere la Comunione "senza previa conversione, confessione e decisione di cambiare vita", è basata "sull’immutabile verità radicata nella Rivelazione" ed è parte della "dottrina costante e immutabile della Chiesa" fissata nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nel Codice di Diritto Canonico.Anche il paragrafo 303 dell’esortazione è criticato dal filosofo. Si tratta di quel passaggio in cui pare che l’adulterio, in alcuni casi, possa essere compreso come "la volontà di Dio" e quindi come un "bene possibile" in quel momento. D’altra parte, scrive Seifert, se le coppie di divorziati risposati "possono sapere che il loro atto di adulterio è un grave peccato e nello stesso tempo possono vivere in stato di grazia", ciò è in contraddizione con la Sacra Scrittura e l’insegnamento della Chiesa.La dura critica al documento post-sinodale non è stata fatta da Seifert con "l’intenzione di attaccare il Papa, per danneggiarlo o negare la sua legittimità", ma ritiene che i laici "hanno il dovere – per amore di Dio e del prossimo e di misericordia per tante anime – di criticare i vescovi e anche il Papa se li vediamo allontanarsi dalla Verità o danneggiare le anime. Questo compito è stato riconosciuto dalla Chiesa fin dalla sua origine". Egli spera che il Papa possa chiarire quei punti che lui ritiene "sbagliati", e tale dichiarazione, a suo giudizio, è necessario "al fine di evitare una catastrofe spirituale e un sacrilegio senza limiti nel Santuario di Dio e per evitare la totale confusione tra sacerdoti e fedeli".

- CR – Agenzia di informazione settimanale - http://www.corrispondenzaromana.it -

80 personalità cattoliche in difesa della famiglia e della morale

Posted By redazione On 27 settembre 2016 @ 00:10 In 1458 | 

Una Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina è stata divulgata il 27 settembre 2016 da un gruppo di 80 personalità cattoliche, comprendenti cardinali, vescovi, sacerdoti, studiosi, dirigenti di associazioni ed esponenti della società civile. Tra le personalità che firmano il documento sono i cardinali Carlo Caffarra, Raymond Leo Burke e JãnisPujats, i vescovi Juan Rodolfo Laise, Andreas Laun e Athanasius Schneider. Tra le altre personalità il teologo don Nicola Bux, il domenicano Efrem Jindráček, Vice-decano dell’Angelicum, padre Giovanni M. Scalese, ordinario per l’Afghanistan, i professori Alma von Stockhausen, fondatrice dell’Accademia Gustav Siewert, Josef Seifert, Wolfgang Waldstein, Massimo de Leonardis, Roberto de Mattei, Paolo Pasqualucci, Enrico Maria Radaelli, Giovanni Turco; AdolphoLindenberg, presidente dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, John Smeaton, Direttore Esecutivo della Society for the Protection of UnbornChildren(SPUC), Ettore Gotti Tedeschi, già presidente dello IOR, la scrittrice Cristina Siccardi, José MaríaIraburu, editore del quotidiano digitale InfoCatólica, John-Henry Westen, direttore di LifeSiteNews, Maria Guarini, direttore di Chiesa e postconcilio.

La Dichiarazione si articola in 27 affermazioni di verità esplicitamente o implicitamente negate o rese ambigue nell’attuale linguaggio di vari documenti ecclesiali di carattere pastorale. Si tratta, secondo i firmatari, di dottrine e prassi immodificabili che riguardano, ad esempio, la fede nella Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia, il rispetto che si deve ad Essa, l’impossibilità di partecipavi in stato oggettivo di peccato grave, le condizioni del pentimento per ricevere l’assoluzione sacramentale, l’ottemperamento universale del Sesto Comandamento della Legge di Dio, il gravissimo dovere di non dare scandalo pubblico e di non indurre il popolo di Dio a peccare o a relativizzare il bene e il male; i limiti oggettivi della coscienza, ecc.

Constatando che la confusione non ha fatto che aumentare nei fedeli dopo i due Sinodi sulla famiglia e la successiva pubblicazione dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia(con le sue propaggini interpretative più o meno ufficiali), i firmatari della Dichiarazione di fedeltà sentono il pressante dovere morale di ribadire l’insegnamento bimillenario della dottrina cattolica sul matrimonio, la famiglia e la disciplina morale praticata per secoli nei confronti di queste basilari istituzioni della civiltà cristiana.

Tale grave dovere, secondo i firmatari, si fa ancora più urgente in vista dell’attacco crescente che le forze secolariste stanno sferrando contro il matrimonio e la famiglia; attacco che non sembra trovare più la barriera di un tempo nella prassi cattolica, almeno nel modo in cui questa oggi viene generalmente presentata all’opinione pubblica.

Il documento, disponibile in varie lingue, è stato diffuso dall’associazione Supplica Filiale (supplicafiliale@gmail.com), la stessa che ha promosso fra i due Sinodi sulla famiglia una raccolta di quasi 900.000 firme di fedeli cattolici (fra i quali 211 prelati) chiedendo a Papa Francesco una parola di chiarezza che dissipasse la confusione venuta a crearsi nella Chiesa nel concistoro di febbraio del 2014 su questioni fondamentali della morale naturale e cristiana. Chi vuole aderire ad essa può farlo firmando sul sitohttp://www.filialappeal.org/   

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Una sintesi della Dichiarazione di fedeltà

Riportiamo una sintesi della Dichiarazione di fedeltà sottoscritta dalle 80 personalità cattoliche. Errori sul vero matrimonio e sulla famiglia sono vastamente sparsi oggi negli ambienti cattolici, in modo particolare dopo i due Sinodi, Straordinario e Ordinario, sulla famiglia e la pubblicazione dell’Esortazione Amoris Laetitia. Di fronte a questa realtà, la presente Dichiarazione esprime la risoluzione dei suoi firmatari di rimanere fedeli agli insegnamenti morali immutabili della Chiesa sui sacramenti del Matrimonio, della Riconciliazione e dell’Eucaristia e alla sua sempiterna e duratura disciplina nei confronti di questi sacramenti.

Specificamente, la Dichiarazione di Fedeltà sostiene fermamente che:

I. Sulla castità, il matrimonio e i diritti dei genitori

– Tutte le forme di coabitazione more uxorio al di fuori di un valido matrimonio contraddicono gravemente la volontà di Dio;

– Il matrimonio e l’atto coniugale hanno entrambi propositi procreativi e unitivi e ogni atto coniugale deve essere aperto al dono della vita;

– La cosiddetta educazione sessuale è un diritto basilare e primario dei genitori che deve essere sempre attuato sotto la loro attenta guida;

– La consacrazione definitiva di una persona a Dio per mezzo di una via di castità perfetta è oggettivamente più eccellente del matrimonio.

II. Sulle coabitazioni, le unioni di persone dello stesso sesso e il matrimonio civile dopo il divorzio

– Le unioni irregolari non possono mai essere equiparate al matrimonio, ritenute moralmente lecite o riconosciute legalmente;

– Le unioni irregolari non possono esprimere né parzialmente né analogicamente il bene del matrimonio cristiano, anzi lo contraddicono radicalmente, e devono essere ritenute forme peccaminose di vita;

– Le unioni irregolari non possono essere raccomandate come un prudente e graduale compimento della legge divina.

III. Sulla Legga Naturale e la coscienza individuale

– La coscienza non è la sorgente del bene e del male, ma rimembra come una azione debba adeguarsi alla legge divina e naturale;

– Una coscienza ben formata mai giungerà alla conclusione che, a causa dei limiti di una determinata persona, la migliore risposta che essa possa dare al Vangelo sia di rimanere in una situazione oggettivamente peccaminosa o che Dio stesso gliela stia chiedendo;

– Le gente non deve pensare alla pratica del Sesto Comandamento o alla indissolubilità del matrimonio come meri ideali da raggiungere;

– Il discernimento personale o pastorale non può mai portare i divorziati "risposati" a concludere che la loro unione adulterina possa essere giustificata dalla "fedeltà" al nuovo compagno o alla nuova compagna, che separarsi dall’unione adulterina sia impossibile, oppure che così facendo si espongano a nuovi peccati; i divorziati che si sono "risposati" e che non possono soddisfare la grave esigenza di separarsi, sono moralmente obbligati a vivere "come fratello e sorella" e evitare di dare scandalo, particolarmente qualsiasi manifestazione di intimità propria delle coppie maritate.

IV. Sul discernimento, la responsabilità,  lo stato di grazia e lo stato di peccato

– I divorziati civilmente "risposati" che scelgono questa situazione con piena avvertenza e deliberato consenso della volontà, non sono membri vivi della Chiesa poiché sono in stato di peccato grave che impedisce loro il possesso della carità e la crescita in essa;

– Non esiste una via di mezzo fra lo stare in grazia di Dio ed esserne privo a causa del peccato grave. La crescita spirituale per qualcuno che vive in stato oggettivo di peccato consiste nell’abbandonare quella situazione;

– Dato che Dio è onnisciente, la legge naturale e la legge rivelata provvedono a tutte le situazioni particolari, specialmente quando proibiscono azioni "intrinsecamente cattive";

– La complessità delle situazioni e i diversi gradi di responsabilità non impediscono ai pastori di poter concludere che coloro che vivono in unioni irregolari sono in oggettivo stato di peccato grave e di presumere nel foro esterno che si sono privati della grazia santificante;

– Poiché l’uomo è munito di libera volontà, gli atti morali volontari devono essere imputati al suo autore e questa imputabilità deve essere presunta;

V. Sui sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia

– Il confessore è tenuto ad ammonire i penitenti che trasgrediscono la legge divina e ad assicurarsi che veramente questi desiderino l’assoluzione e il perdono di Dio, oltre ad essere risoluti a rivedere e correggere la loro condotta;

– I divorziati "risposati" civilmente che permangono in uno stato oggettivo di adulterio non possono essere ritenuti dai confessori in possesso dello stato di grazia, quindi in grado di ricevere l’assoluzione e la Sacra Eucaristia, almeno che essi esprimano contrizione e fermamente si risolvano ad abbandonare il loro stato di vita;

– Nessun discernimento responsabile può sostenere che l’ammissione all’Eucaristia è permessa ai divorziati civilmente "risposati" che vivono apertamente more uxorio, sotto il pretesto che, dovuto a diminuita responsabilità, non esiste peccato grave. La loro vita esterna infatti contraddice oggettivamente il carattere indissolubile del matrimonio cristiano;

– La certezza soggettiva in coscienza sulla invalidità del matrimonio previo non è mai di per sé sufficiente a scusare i divorziati civilmente "risposati" del peccato materiale di adulterio o di permettere loro di non rispettare le conseguenze sacramentali del vivere da peccatori pubblici;

– Coloro che ricevono la Sacra Eucaristia devono trovarsi in stato di grazia e dunque i divorziati civilmente "risposati" che conducono uno stile di vita peccaminoso, rischiano di commettere un sacrilegio ricevendo la Sacra Eucaristia;

– Secondo la logica del Vangelo le persone che muoiono in stato di peccato mortale e non riconciliati con Dio, sono condannati eternamente all’inferno.

VI. Sull’atteggiamento materno e pastorale della Chiesa

– L’insegnamento chiaro della verità è un eminente opera di misericordia e carità;

– L’impossibilità di dare la Comunione a cattolici che vivono manifestamente in uno stato oggettivo di peccato grave emana dalla cura materna della Chiesa, dal momento che essa non è proprietaria dei sacramenti bensì una sua amministratrice;

VII. Sulla validità universale del Magistero costante della Chiesa

– Le questioni dottrinali, morali e pastorali riguardanti i sacramenti dell’Eucaristia, della Riconciliazione e del Matrimonio devono essere risolte tramite interventi del Magistero e, per la loro stessa natura, precludono le interpretazioni contradditorie o la possibilità di trarre conseguenze pratiche sostanzialmente in opposizione a esso; Mentre si spargono ovunque le piaghe del divorzio e della depravazione sessuale, persino all’interno della vita ecclesiale, è un dovere dei vescovi, dei sacerdoti e dei fedeli cattolici dichiarare, ad una voce, la loro fedeltà all’immutabile insegnamento della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, così come è stata ricevuta dagli Apostoli. 

N.B. MIE CONSIDERAZIONI NON RILEVATI DA ALTRI

Dall’episodio dell’Adultera (Cfr. mia esegesi ritenuta autorevolmente "ineccepibile"!)

  • Gesù giudicando con giustizia (Gv 5,30; Mt 7,2) e in assenza del giudizio di condanna degli accusatori, decide:

  1. Di perdonare l’adultera comandandole: Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più. A questo proposito rileviamo il commento formulato nell’esortazione post sinodale, Amoris Laetitia n. 27: … Gesù non la condanna – l’adultera - la invita ad una vita più dignitosa (Gv 8,1-11). Notiamo nel commento citato un’alterazione della verità biblica: non è vero che Gesù la invita … Gesù le ordina esplicitamente di non peccare più! Insomma l’imperativo è declassato all’indicativo, al solo invito … quasi una raccomandazione/esortazione amichevole finalizzata ad evitare il peggio! Questo è falso! Ci saremmo aspettato più correttamente che fosse stato scritto "la impone" e non "la "invita"… Il contesto dell’episodio è religioso non moralistico. Al tradimento dell’Alleanza deve far seguito il proposito di non peccare più per ristabilire il rapporto di amicizia con Dio e con il prossimo. Rileviamo, inoltre, che ammonire i peccatori, come ci insegna il Signore inequivocabilmente, è il doveroso compimento della terza opera di misericordia spirituale! Rileviamo, inoltre, che la menomazione/alterazione/manipolazione/mutilazione…della Parola di Dio contraddice l’affermazione positiva di EG n. 39: Non bisogna mutilare l’integralità del messaggio del Vangelo.
  2. L’ingiunzione all’adultera di non peccarepiù è precisiva, un utile preavvertimento perché non le accade di peggio.
  3. A proposito del peggio, le seguenti citazioni ne sottolineano le conseguenze:
  • Gv 5,14:

1Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

2A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraicoBetzatà, con cinque portici, 3sotto i quali giaceva un grande numero di infermi,ciechi, zoppi e paralitici. [4] 5Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato.

6Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoiguarire?». 7Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nellapiscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scendeprima di me». 8Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». 9Eall’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.Quel giorno però era un sabato. 10Dissero dunque i Giudei all’uomo che erastato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». 11Ma egli risposeloro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua barella e cammina"».12Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina"?».

13Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanatoperché vi era folla in quel luogo. 14Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse:

«Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».

ALTRO MIO RILIEVO SU EVANGELII GAUDIUM

 

  1. Sull’escatologia

 

  • In Papa Francesco, ravvisiamo, in particolare, una scarsa attenzione ai temi escatologici, il che evidenzia l’ermeneutica della discontinuità col precedente Magistero che ha profuso una quantità enorme di documenti sul discernimento dei segni del nostro tempo. Cosi, con toccata e fuga, si è espresso Papa Francesco, in palese discontinuità col precedente Magistero e con evidente e grave deficit biblico-escatologico, dal significato oscuro e contraddittorio:

"Siamo lontani dalla cosiddetta "fine della storia" giacché le condizioni di uno sviluppo sostenibile e pacifico non sono ancora adeguatamente impiantate e realizzate" [Cfr. Esortazione Apostolica, Evangelii gaudium, 2013, n. 59]. Ovvero: la "fine della storia" si verificherà quando "le condizioni di uno sviluppo sostenibile" [Mia Nota: sviluppo sopportabile, tollerabile …, ovvero, così definito: "Lo sviluppo sostenibile è un processo finalizzato al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale, economico, sociale ed istituzionale, sia a livello locale che globale" – Cfr. Wikipedia] e pacifico saranno "adeguatamente impiantate e realizzate".

Ci sembra che dovrebbe esser proprio il contrario, ossia è ragionevolmente logico aspettarsi la "fine della storia" proprio quando quelle "condizioni" non saranno più tollerabili, in-sostenibili, tali da provocare un caos inarrestabile e incontrollabile, oppure, secondo la logica modernista e incarnazionista, quando il progresso umano di civilizzazione, precederà l’avvento del regno di Dio, quasi ne dovesse essere la premessa, il che è un assurdo storico, logico e teologico! Infatti, contraddice il CCC. n. 677:

"La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima Pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e Risurrezione. Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male che farà discendere dal cielo la sua Sposa. Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell’ultimo Giudizio dopo l’ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa". E ancora: leggiamo nella GS n. 39: "Qui sulla terra il regno – eterno ed universale – è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione", ovvero, è esclusa ogni ipotetica realizzazione fittizia o temporanea (cosiddetto Trionfo della Chiesa, Regno Eucaristico, e/o altro) perché coincidono, in modo definitivo e senza equivoci, ritorno del Signore e manifestazione/celebrazione del compimento del suo Regno, come già evidenziato da altri testi citati del CCC.

  • Insomma, ci sembra che la "predizione" del Papa sia più di ordine umano e laico impreparato, di tipo opinionistico, giacché è svincolato da ogni doveroso riferimento biblico e da ogni possibile verifica storica, perché indeterminato ed indeterminabile. Questo, ci sembra, sia una forma di "pronostico", una specie di profezia senza Dio! Ha ragione l’esegeta Mons. Antonio Pitta: in certi interventi fuori luogo, si rispettino le "competenze" di chi ne è dotato!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sandro Magister: Fare chiarezza - Lunedì 14 novembre 2016 – Scuola Ecclesia Mater

La mancata risposta ai "dubia" sull'Amoris laetitia. Tutto chiaro? Ora sì

Torniamo sull’esortazione Amoris laetitia.

A causa dei gravi problemi insiti nel documento, alcuni cardinali hanno deciso di sottoporre al Vescovo di Roma ed al Cardinale Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede alcuni dubia (dubbi) circa il documento ed il mutamento di dottrina da esso operato (cfr. Amoris Laetitia, troppa confusione. Quattro cardinali scrivono al Papa: fare chiarezza, in LNBQ, 14.11.2016«Santità, per il bene della Chiesa faccia chiarezza»iviEXPLOSIVE! 4 Cardinals OFFICIALLY ask Pope Francis to Clarify Amoris Laetitia, in Rorate caeli, Nov. 14, 2016; Amoris Laetitia: Santo Padre, parli chiaro!, in blog MiL, 14.11.2016Nodi irrisolti di "Amoris laetitia" – Un appello di cardinali, in Corrispondenza romana, 14.11.2016"Fare chiarezza". Nodi irrisolti dell'Amoris Laetitia. L'appello di quattro Cardinali al papa, in Chiesa e postconcilio, 14.11.2016«Santità, per il bene della Chiesa faccia chiarezza». Le domande di quattro cardinali su Amoris Laetitia, in Il Timone, 14.11.2016; ANDREA TORNIELLI, Quattro cardinali chiedono spiegazioni su "Amoris laetitia", in Vatican Insider, 14.11.2016; EDWARD PENTIN, FourCardinalsFormallyAsk Pope for Clarity on Amoris Laetitia, in NCR, Nov. 13, 2016; ID., Full Text and Explanatory Notes of Cardinals’ Questions on ‘Amoris Laetitia’, iviCLAUDE BARTHE, Cescardinaux qui questionnent le pape : « Quevotreouisoitoui ; quevotre non soit non », in L'HommeNouveau, 13 Nov. 2016Le paperefuse de répondreauxcardinaux !, in Riposte catholique, 14 Nov. 2016).

Sull’esortazione abbiamo già avuto modo di intervenire in altre occasioni. Lo stesso Vescovo di Roma, del resto, abbiamo ricordato, aveva avuto modo e tempo, scrivendo ai vescovi argentini della regione di Buenos Aires, la giusta ermeneutica del documento. Per cui, la questione doveva ritenersi chiusa già allora. Tuttavia, alcuni nutrivano la (segreta) speranza che quella missiva fosse solo espressione di un insegnamento quale dottore privato del Vescovo di Roma. Ed invece no. Per questi non c’è una separazione tra l’insegnamento pubblico e quello privato, visto che l’uno e l’altro si confondono e sovrappongono tranquillamente.
Eppure, alcuni vescovi come quello di Granada in Spagna (cfr. Nota del Arzobispo de Granada a todoslosfielescatólicos de la Diócesis, in Archiodiócesis de Granada, 16 Sep. 2016) e quello francese di Rouen (cfr. JEANNE SMITS, French bishopopens door for remarrieddivorcedcouples to receive the sacraments, in Lifesitenews, Nov. 9, 2016) hanno confermato la lettura del documento secondo la mens del suo autore. Anzi, l’arcivescovo di Granada richiamava espressamente nella sua nota la lettera del Vescovo di Roma ai vescovi argentini. Mentre la diocesi di Rouen ha addiritturaprevistouna Bénédiction sur les personnes séparées, divorcées, divorcées remariées ou engagées dans une nouvelle union réunies par l’archevêque le 1er novembre 2016 à la cathédrale de Rouen (in Diocèse de Rouen, 3 Nov. 2016).

Nello stesso senso si esprimevano, del resto, anche mons. Cupich di Chicago, fedelissimo del Vescovo di Roma e prossimo cardinale (cfr. Cupich, prossimo cardinale: su Amoris laetitia la penso come i vescovi argentini e il Papa, in Sinodo2015, 12.10.2016). Altre diocesi mostravano incertezza nell’applicazione dell’esortazione (cfr. Card. Vingt-Trois: Amoris laetitia richiede un immenso sforzo di formazione al discernimento, ivi, 19.10.2016; Per applicare Amoris laetitia nelle parrocchie "ci vorrà tempo", ivi, 8.11.2016; SANDRO MAGISTER, A Roma sì, a Firenze no. Ecco come "Amoris laetitia" divide la Chiesa, in blog www.chiesa, 14.10.2016).

Altre diocesi ancora, come quella di Vienna, addirittura, sono molto più avanti (cfr. RODOLFO DE MATTEI, Il bollettino dell’arcidiocesi di Vienna sdogana la "famiglia" omosessuale, in Corrispondenza romana, 15.10.2016). 

Altri vescovi, infine, come mons. Sample di Portland, pubblicavano una lettera pastorale in cui davano al documento un’interpretazione non conforme alla mens del suo autore, ovverosia conforme alla dottrina della Chiesa (cfr. Un vescovo contro le manipolazioni di Amoris laetitia, in Sinodo2015, 27.10.2016), ma non in linea con il magistero novativo di colui che ricopre la carica di Vescovo di Roma, il quale, d’altronde, ricevendo l’Istituto Giovanni Paolo II sulla famiglia, aveva detto che la Chiesa sino ad allora riconosceva «un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono» (cfr. Il Papa fa autocritica sul matrimonio: "Abbiamo idea astratta, lontana dai problemi reali", in La Repubblica, 27.10.2016). Più chiaro di così …. .

Beninteso: noi siamo per la dottrina e la prassi pastorale della Chiesa di sempre. Quel a cui siamo contrari, per una questione di onestà intellettuale, è il "pompierismo", vale a dire l’illusione (perché di questa si tratta: una semplice illusione ed un disinganno) di voler ricondurre il documento de quo nell’alveo del magistero di sempre. Bisogna prender atto, invece, della realtà. Per quanto dura. Del resto, che altro doveva e deve fare il Vescovo di Roma per mostrare quale sia la giusta ermeneutica dell’esortazione? L’ha detto in una sua lettera ad una regione ecclesiastica (documento che, a rigore, dovrebbe considerarsi indiscutibilmente come suo magistero) su una questione riguardante la fede e la morale, ovverosia la corretta interpretazione di un suo documento, ed oggi ha disposto la non risposta ai dubia proposti da alcuni cardinali; ha criticato, parlando all’Istituto Giovanni Paolo II sul matrimonio, di una visione "teologica" della Chiesa sino ad allora riguardo al vincolo nuziale … . Ergo, la questione deve considerarsi chiusa, traendone le debite conseguenze, nonostante l’ampia raccolta di firme di fedeli circa la dichiarazione di fedeltà (cfr. MARCO TOSATTI, Amoris Laetitia. 5.000 adesioni in pochi giorni alla Dichiarazione di Fedeltà all’insegnamento immutabile sul Matrimonio, in StilumCuriae, 13.10.2016).

Questa mancata risposta alle questioni dottrinali sollevate dal gruppo di cardinali, dovrebbe spazzare via anche i dubbi sollevati in buona fede da alcuni teologi, i quali chiedevano che il Vescovo di Roma chiarisse il senso ed il significato della sua lettera ai vescovi argentini così come l’esortazione da lui pubblicata (cfr. DON TULLIO ROTONDO, Amoris Laetitia. Precisazioni e riflessioni sul documento dei Vescovi argentini approvato da Papa Francesco, in Apologetica cattolica, 20.10.2016). Aveva, dunque, pienamente ragione – e questo lo riconosciamo con onestà intellettuale – il card. Kasper, che ha parlato dell’Amoris laetitia come di un cambio del paradigma dottrinale della Chiesa (cfr. Card. Kasper: Amoris laetitia è un cambio di paradigma nella Chiesa, in Sinodo2015, 23.10.2016; MARCO TOSATTI, Amoris Laetitia, divorziati risposati: le 50 sfumature di grigio del card. Kasper e della Chiesa di Germania, in StilumCuriae, 27.10.2016). 

Prendiamone serenamente, perciò, atto, traendo da questo quel che deve essere tratto. Secondo logica e secondo fede.

"Fare chiarezza".

L’appello di quattro cardinali al papa

Una lettera. Cinque domande sui punti più controversi di "Amoris laetitia". A cui Francesco non ha risposto. Un motivo in più, dicono, per "informare della nostra iniziativa il popolo di Dio" 

di Sandro Magister

ROMA, 14 novembre 2016 – La lettera e le cinque domande riportate integralmente più sotto non hanno bisogno di tante spiegazioni. Basta leggerle. La novità è che quattro cardinali che lo scorso 19 settembre le hanno consegnate a Francesco, senza avere avuto risposta, hanno deciso di renderle pubbliche incoraggiati proprio da questo silenzio del papa, per "continuare la riflessione e la discussione" con "l’intero popolo di Dio".

Lo spiegano nella premessa alla pubblicazione del tutto. E il pensiero corre dritto a Matteo 18, 16-17: "Se il tuo fratello non ti ascolterà, prendi con te due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea".

"Testimone" è stato in questo caso il cardinale Gerhard L. Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede. Perché anche a lui, oltre che al papa, erano state consegnate la lettera e le domande.

Le cinque domande sono infatti formulate come nelle classiche interpellanze alla congregazione per la dottrina della fede. Formulate cioè in modo tale che ad esse si possa rispondere semplicemente con un sì o un no.

Di norma, le risposte date dalla congregazione menzionano esplicitamente l’avvenuta approvazione del papa. E nelle udienze di tabella date da Francesco al cardinale prefetto dopo la consegna della lettera e delle domande, è giocoforza che i due ne abbiano parlato.

Ma appunto, al loro appello i quattro cardinali non hanno avuto nessuna risposta, né dal cardinale Müller né dal papa, evidentemente per volontà di quest’ultimo.

I quattro cardinali che hanno firmato e ora rendono pubblica questa lettera non sono tra gli stessi che un anno fa, all’inizio della seconda sessione del sinodo sulla famiglia, consegnarono a Francesco la famosa lettera "dei tredici cardinali":

> Tredici cardinali hanno scritto al papa. Ecco la lettera (12.10.2015)

I tredici erano tutti membri del sinodo e in pieno servizio nelle rispettive diocesi. Oppure ricoprivano importanti incarichi in curia, come i cardinali Robert Sarah, George Pell e lo stesso Müller.

Questi quattro, invece, pur tutti di riconosciuta autorevolezza, sono privi di ruoli operativi, o per motivi di età o perché esonerati.

E ciò li rende più liberi. Non è un mistero, infatti, che il loro appello è stato ed è condiviso da non pochi altri cardinali che sono tuttora in piena attività, nonché da vescovi e arcivescovi di prima grandezza d’Occidente e d’Oriente, che però hanno scelto di restare in ombra.

Tra pochi giorni, il 19 e 20 novembre, si riunirà a Roma l’intero collegio cardinalizio, per il concistoro convocato da papa Francesco. E inevitabilmente l’appello dei quattro cardinali diventerà tra loro materia di discussione animata.

Corsi e ricorsi storici. È stato nel concistoro del febbraio del 2014 che Francesco diede il via alla lunga marcia che è sfociata nell’esortazione "Amoris laetitia", quando affidò al cardinale Walter Kasper la relazione d’apertura, a sostegno della comunione ai divorziati risposati.

Subito in quel concistoro la controversia scoppiò accesissima. Ed è la stessa che oggi ancor più divide la Chiesa, anche ai suoi gradi più alti, visto come sono contraddittoriamente interpretate e applicate le non chiare suggestioni di "Amoris laetitia".

Kasper è tedesco e, curiosamente, due dei cardinali che – sul fronte a lui opposto – pubblicano il presente appello sono anche loro tedeschi, per non dire del cardinale Müller che firmò la lettera "dei tredici" e ora ha ricevuto quest’altra lettera non meno esplosiva.

La divisione nella Chiesa c’è. E clamorosamente attraversa proprio quella Chiesa di Germania che rappresenta per molti la punta più avanzata del cambiamento.

E papa Francesco tace. Forse perché pensa che "le opposizioni aiutano", come ha spiegato al confratello gesuita Antonio Spadaro nel dare alle stampe l’antologia dei suoi discorsi da arcivescovo di Buenos Aires, in libreria da pochi giorni.

Aggiungendo:

"La vita umana è strutturata in forma oppositiva. Ed è quello che succede adesso anche nella Chiesa. Le tensioni non vanno necessariamente risolte e omologate. Non sono come le contraddizioni".

Ma appunto. Qui di contraddizioni si tratta. Sì o no. Sono queste e non altre le risposte dovute alle cinque domande dei quattro cardinali, sui punti cruciali della dottrina e della vita della Chiesa messi in forse da "Amoris laetitia".

A loro la parola.

Oltre che in italiano, in inglese, in francese e in spagnolo, sono disponibili dell’intero documento anche le traduzioni in portoghese e in tedesco:

> Criar clareza. Alguns nós por resolver em "Amoris laetitia" - Um apelo

> Klarheit schaffen. Ungelöste Knoten von "Amoris laetitia" - Ein Appell

__________

Fare chiarezza.

Nodi irrisolti di "Amoris laetitia" - Un appello

  1. Una premessa necessaria

    L’invio della lettera al Santo Padre Francesco da parte di quattro cardinali nasce da una profonda preoccupazione pastorale.

    Abbiamo constatato un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione, in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa. Abbiamo notato che anche all’interno del collegio episcopale si danno interpretazioni contrastanti del capitolo ottavo di "Amoris laetitia".

    La grande Tradizione della Chiesa ci insegna che la via d’uscita da situazioni come questa è il ricorso al Santo Padre, chiedendo alla Sede Apostolica di risolvere quei dubbi che sono la causa di smarrimento e confusione.

    Il nostro è dunque un atto di giustizia e di carità. 

    Di giustizia: colla nostra iniziativa professiamo che il ministero petrino è il ministero dell’unità, e che a Pietro, al Papa, compete il servizio di confermare nella fede.

    Di carità: vogliamo aiutare il Papa a prevenire nella Chiesa divisioni e contrapposizioni, chiedendogli di dissipare ogni ambiguità.

    Abbiamo anche compiuto un preciso dovere. Secondo il Codice di diritto canonico (can. 349) è affidato ai cardinali, anche singolarmente presi, il compito di aiutare il Papa nella cura della Chiesa universale.

    Il Santo Padre ha deciso di non rispondere. Abbiamo interpretato questa sua sovrana decisione come un invito a continuare la riflessione e la discussione, pacata e rispettosa.

    E pertanto informiamo della nostra iniziativa l’intero popolo di Dio, offrendo tutta la documentazione.

    Vogliamo sperare che nessuno interpreti il fatto secondo lo schema "progressisti-conservatori": sarebbe totalmente fuori strada. Siamo profondamente preoccupati del vero bene delle anime, suprema legge della Chiesa, e non di far progredire nella Chiesa una qualche forma di politica.

    Vogliamo sperare che nessuno ci giudichi, ingiustamente, avversari del Santo Padre e gente priva di misericordia. Ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo nasce dalla profonda affezione collegiale che ci unisce al Papa, e dall’appassionata preoccupazione per il bene dei fedeli. 

    Card. Walter Brandmüller

    Card. Raymond L. Burke

    Card. Carlo Caffarra

    Card. Joachim Meisner 

  2. La lettera dei quattro cardinali al papa

Al Santo Padre Francesco e per conoscenza a Sua Eminenza il Cardinale Gerhard L. Müller

Beatissimo Padre,

a seguito della pubblicazione della Vostra Esortazione Apostolica "Amoris laetitia" sono state proposte da parte di teologi e studiosi interpretazioni non solo divergenti, ma anche contrastanti, soprattutto in merito al cap. VIII. Inoltre i mezzi di comunicazione hanno enfatizzato questa diatriba, provocando in tal modo incertezza, confusione e smarrimento tra molti fedeli.

Per questo, a noi sottoscritti ma anche a molti Vescovi e Presbiteri, sono pervenute numerose richieste da parte di fedeli di vari ceti sociali sulla corretta interpretazione da dare al cap. VIII dell’Esortazione.

Ora, spinti in coscienza dalla nostra responsabilità pastorale e desiderando mettere sempre più in atto quella sinodalità alla quale Vostra Santità ci esorta, con profondo rispetto, ci permettiamo di chiedere a Lei, Santo Padre, quale supremo Maestro della fede chiamato dal Risorto a confermare i suoi fratelli nella fede, di dirimere le incertezze e fare chiarezza, dando benevolmente risposta ai "Dubia" che ci permettiamo allegare alla presente.

Voglia la Santità Vostra benedirci, mentre Le promettiamo un ricordo costante nella preghiera.

Card. Walter Brandmüller

Card. Raymond L. Burke

Card. Carlo Caffarra

Card. Joachim Meisner

Roma, 19 settembre 2016

3. I "Dubia"

1. Si chiede se, a seguito di quanto affermato in "Amoris laetitia" nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive "more uxorio" con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da "Familiaris consortio" n. 84 e poi ribadite da "Reconciliatio et paenitentia" n. 34 e da "Sacramentumcaritatis" n. 29. L’espressione "in certi casi" della nota 351 (n. 305) dell’esortazione "Amoris laetitia" può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere "more uxorio"?

2. Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale "Amoris laetitia" (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

3. Dopo "Amoris laetitia" n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

4.Dopo le affermazioni di "Amoris laetitia" n. 302 sulle "circostanze attenuanti la responsabilità morale", si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: "le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta"?

5. Dopo "Amoris laetitia" n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?

4. Nota esplicativa a cura dei quattro cardinali

IL CONTESTO

I "dubia" (dal latino: "dubbi") sono questioni formali poste al Papa e alla Congregazione per la Dottrina della Fede chiedendo chiarificazioni circa particolari temi concernenti la dottrina o la pratica.

Ciò che è particolare a riguardo di queste richieste è che esse sono formulate in modo da richiedere come risposta "sì" o "no", senza argomentazione teologica. Non è nostra invenzione questa modalità di rivolgersi alla Sede Apostolica; è una prassi secolare.

Veniamo alla concreta posta in gioco.

Dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica postsinodale "Amoris laetitia" sull’amore nella famiglia, si è sollevato un ampio dibattito, in particolare attorno al capitolo ottavo. Nello specifico, i paragrafi 300-305 sono stati oggetto di divergenti interpretazioni.

Per molti – vescovi, parroci, fedeli – questi paragrafi alludono o anche esplicitamente insegnano un cambio nella disciplina della Chiesa rispetto ai divorziati che vivono in una nuova unione, mentre altri, ammettendo la mancanza di chiarezza o anche l’ambiguità dei passaggi in questione, nondimeno argomentano che queste stesse pagine possono essere lette in continuità col precedente magistero e non contengono una modifica nella pratica e nell’insegnamento della Chiesa.

Animati da una preoccupazione pastorale per i fedeli, quattro cardinali hanno inviato una lettera al Santo Padre sotto forma di "dubia", sperando di ricevere chiarezza, dato che il dubbio e l’incertezza sono sempre altamente detrimenti alla cura pastorale. 

Il fatto che gli interpreti giungano a differenti conclusioni è dovuto anche a divergenti vie di comprendere la vita cristiana. In questo senso, ciò che è in gioco in "Amoris laetitia" non è solo la questione se i divorziati che sono entrati in una nuova unione – sotto certe circostanze – possano o meno essere riammessi ai sacramenti.

Piuttosto, l’interpretazione del documento implica anche differenti, contrastanti approcci allo stile di vita cristiano.

Così, mentre la prima questione dei "dubia" concerne un tema pratico riguardante i divorziati risposati civilmente, le altre quattro questioni riguardano temi fondamentali della vita cristiana.

LE DOMANDE

Dubbio numero 1:

Si chiede se, a seguito di quanto affermato in "Amoris laetitia" nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive "more uxorio" con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da "Familiaris consortio" n. 84 e poi ribadite da "Reconciliatio et paenitentia" n. 34 e da "Sacramentumcaritatis" n. 29. L’espressione "in certi casi" della nota 351 (n. 305) dell’esortazione "Amoris laetitia" può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere "more uxorio"?

La prima domanda fa particolare riferimento ad "Amoris laetitia" n. 305 e alla nota 351 a piè di pagina. La nota 351, mentre parla specificatamente dei sacramenti della penitenza e della comunione, non menziona i divorziati risposati civilmente in questo contesto e neppure lo fa il testo principale.

Il n. 84 dell’esortazione apostolica "Familiaris consortio" di Papa Giovanni Paolo II contemplava già la possibilità di ammettere i divorziati risposati civilmente ai sacramenti. Esso menziona tre condizioni:

- Le persone interessate non possono separarsi senza commettere una nuova ingiustizia (per esempio, essi potrebbero essere responsabili per l’educazione dei loro figli);

- Essi prendono l’impegno di vivere secondo la verità della loro situazione, cessando di vivere insieme come se fossero marito e moglie ("more uxorio"), astenendosi dagli atti che sono propri degli sposi;

- Essi evitano di dare scandalo (cioè, essi evitano l’apparenza del peccato per evitare il rischio di guidare altri a peccare).

Le condizioni menzionate da "Familiaris consortio" n. 84 e dai successivi documenti richiamati appariranno immediatamente ragionevoli una volta che si ricorda che l’unione coniugale non è basata solo sulla mutua affezione e che gli atti sessuali non sono solo un’attività tra le altre che la coppia compie. 

Le relazioni sessuali sono per l’amore coniugale. Esse sono qualcosa di così importante, così buono e così prezioso, da richiedere un particolare contesto: il contesto dell’amore coniugale. Quindi, non solo i divorziati che vivono in una nuova unione devono astenersi, ma anche chiunque non è sposato. Per la Chiesa, il sesto comandamento "non commettere adulterio" ha sempre coperto ogni esercizio della sessualità umana che non sia coniugale, cioè, ogni tipo di atto sessuale al di fuori di quello compiuto col proprio legittimo sposo.

Sembra che, se ammettesse alla comunione i fedeli che si sono separati o divorziati dal proprio legittimo coniuge e che sono entrati in una nuova unione nella quale vivono come se fossero marito e moglie, la Chiesa insegnerebbe, tramite questa pratica di ammissione, una delle seguenti affermazioni riguardo il matrimonio, la sessualità umana e la natura dei sacramenti:

- Un divorzio non dissolve il vincolo matrimoniale, e i partner della nuova unione non sono sposati. Tuttavia, le persone che non sono sposate possono, a certe condizioni, compiere legittimamente atti di intimità sessuale. 

- Un divorzio dissolve il vincolo matrimoniale. Le persone che non sono sposate non possono realizzare legittimamente atti sessuali. I divorziati e risposati sono legittimamente sposi e i loro atti sessuali sono lecitamente atti coniugali.

- Un divorzio non dissolve il vincolo matrimoniale, e i partner della nuova unione non sono sposati. Le persone che non sono sposate non possono compiere atti sessuali. Perciò i divorziati risposati civilmente vivono in una situazione di peccato abituale, pubblico, oggettivo e grave. Tuttavia, ammettere persone all’Eucarestia non significa per la Chiesa approvare il loro stato di vita pubblico; il fedele può accostarsi alla mensa eucaristica anche con la coscienza di peccato grave. Per ricevere l’assoluzione nel sacramento della penitenza non è sempre necessario il proposito di cambiare la vita. I sacramenti, quindi, sono staccati dalla vita: i riti cristiani e il culto sono in una sfera differente rispetto alla vita morale cristiana.

Dubbio numero 2:

Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale "Amoris laetitia" (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

La seconda domanda riguarda l’esistenza dei così detti atti intrinsecamente cattivi. Il n. 79 dell’enciclica "Veritatis splendor" di Giovanni Paolo sostiene che è possibile "qualificare come moralmente cattiva secondo la sua specie […] la scelta deliberata di alcuni comportamenti o atti determinati prescindendo dall’intenzione per cui la scelta viene fatta o dalla totalità delle conseguenze prevedibili di quell’atto per tutte le persone interessate".

Così, l’enciclica insegna che ci sono atti che sono sempre cattivi, che sono vietati dalle norme morali che obbligano senza eccezione ("assoluti morali"). Questi assoluti morali sono sempre negativi, cioè, essi ci dicono che cosa non dovremmo fare. "Non uccidere". "Non commettere adulterio". Solo norme negative possono obbligare senza eccezione.

Secondo "Veritatis splendor", nel caso di atti intrinsecamente cattivi nessun discernimento delle circostanze o intenzioni è necessario. Anche se un agente segreto potesse strappare delle informazioni preziose dalla moglie del terrorista commettendo con essa un adulterio, così da salvare la patria (ciò che suona come un esempio tratto da un film di James Bond è stato già contemplato da San Tommaso d’Aquino nel "De Malo", q. 15, a. 1). Giovanni Paolo II sostiene che l’intenzione (qui "salvare la patria") non cambia la specie dell’atto ("commettere adulterio") e che è sufficiente sapere la specie dell’atto ("adulterio") per sapere che non va fatto.

Dubbio numero 3:

Dopo "Amoris laetitia" n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

Nel paragrafo 301 "Amoris laetitia" ricorda che "la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti". E conclude che "per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta ‘irregolare’ vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante".

Nella Dichiarazione del 24 giugno del 2000 il Pontificio consiglio per i testi legislativi mirava a chiarire il canone 915 del Codice di Diritto Canonico, che afferma che quanti "ostinatamente persistono in peccato grave manifesto, non devono essere ammessi alla Santa Comunione". La Dichiarazione del Pontificio consiglio afferma che questo canone è applicabile anche ai fedeli che sono divorziati e risposati civilmente. Essa chiarisce che il "peccato grave" dev’essere compreso oggettivamente, dato che il ministro dell’Eucarestia non ha mezzi per giudicare l’imputabilità soggettiva della persona.

Così, per la Dichiarazione, la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e non il giudizio che questa persona si trova in stato di peccato mortale. Infatti soggettivamente potrebbe non essere pienamente imputabile, o non esserlo per nulla.

Lungo la stessa linea, nella sua enciclica "Ecclesia de Eucharistia", n. 37, San Giovanni Paolo II ricorda che "il giudizio sullo stato di grazia di una persona riguarda ovviamente solo la persona coinvolta, dal momento che è questione di esaminare la coscienza". Quindi, la distinzione riferita da "Amoris laetitia" tra la situazione soggettiva di peccato mortale e la situazione oggettiva di peccato grave è ben stabilita nell’insegnamento della Chiesa.

Giovanni Paolo II, tuttavia, continua a insistere che "in caso di condotta pubblica che è seriamente, chiaramente e stabilmente contraria alla norma morale, la Chiesa, nella sua preoccupazione pastorale per il buon ordine della comunità e per il rispetto dei sacramenti, non può fallire nel sentirsi direttamente implicata". Egli così riafferma l’insegnamento del canone 915 sopra menzionato.

La questione 3 dei "dubia" vorrebbe così chiarire se, anche dopo "Amoris laetitia", è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, non è certo che essi siano soggettivamente imputabili per la loro abituale trasgressione.

Dubbio numero 4:

Dopo le affermazioni di "Amoris laetitia" n. 302 sulle "circostanze attenuanti la responsabilità morale", si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: "le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta"?

Nel paragrafo 302 "Amoris laetitia" sottolinea che "un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza della persona coinvolta". I "dubia" fanno riferimento all’insegnamento così come espresso da Giovanni Paolo II in "Veritatis splendor", secondo cui circostanze o buone intenzioni non cambiano mai un atto intrinsecamente cattivo in un atto scusabile o anche buono.

La questione è se "Amoris laetitia" concorda nel dire che ogni atto che trasgredisce i comandamenti di Dio, come l’adulterio, il furto, lo spergiuro, non può mai, considerate le circostanze che mitigano la responsabilità personale, diventare scusabile o anche buono.

Questi atti, che la Tradizione della Chiesa ha chiamato peccati gravi e cattivi in sé, continuano a essere distruttivi e dannosi per chiunque li commetta, in qualunque stato soggettivo di responsabilità morale egli si trovi?

O possono questi atti, dipendendo dallo stato soggettivo della persona e dalle circostanze e dalle intenzioni, cessare di essere dannosi e divenire lodevoli o almeno scusabili?

Dubbio numero 5:

Dopo "Amoris laetitia" n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?

"Amoris laetitia" n. 303 afferma che "la coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio". I "dubia" chiedono una chiarificazione di queste affermazioni, dato che essi sono suscettibili di divergenti interpretazioni.

Per quanti propongono l’idea di coscienza creativa, i precetti della legge di Dio e la norma della coscienza individuale possono essere in tensione o anche in opposizione, mentre la parola finale dovrebbe sempre andare alla coscienza, che ultimamente decide a riguardo del bene e del male. Secondo "Veritatis splendor" n. 56, "su questa base si pretende di fondare la legittimità di soluzioni cosiddette ‘pastorali’ contrarie agli insegnamenti del Magistero e di giustificare un’ermeneutica ‘creatrice’, secondo la quale la coscienza morale non sarebbe affatto obbligata, in tutti i casi, da un precetto negativo particolare".

In questa prospettiva, non sarà mai sufficiente per la coscienza morale sapere che "questo è adulterio", "questo è omicidio" per sapere se si tratta di qualcosa che non può e non deve essere fatto.

Piuttosto, si dovrebbe anche guardare alle circostanze e alle intenzioni per sapere se questo atto non potrebbe, dopo tutto, essere scusabile o anche obbligatorio (cfr. la domanda 4 dei "dubia"). Per queste teorie, la coscienza potrebbe infatti legittimamente decidere che, in un certo caso, la volontà di Dio per me consiste in un atto in cui io trasgredisco uno dei suoi comandamenti. "Non commettere adulterio" sarebbe visto appena come una norma generale. Qua e ora, e date le mie buone intenzioni, commettere adulterio sarebbe ciò che Dio realmente richiede da me. In questi termini, casi di adulterio virtuoso, di omicidio legale e di spergiuro obbligatorio sarebbero quanto meno ipotizzabili.

Questo significherebbe concepire la coscienza come una facoltà per decidere autonomamente a riguardo del bene e del male e la legge di Dio come un fardello che è arbitrariamente imposto e che potrebbe a un certo punto essere opposto alla nostra vera felicità.

Però, la coscienza non decide del bene e del male. L’idea di "decisione di coscienza" è ingannevole. L’atto proprio della coscienza è di giudicare e non di decidere. Essa dice, "questo è bene", "questo è cattivo". Questa bontà o cattiveria non dipende da essa. Essa accetta e riconosce la bontà o cattiveria di un’azione e per fare ciò, cioè per giudicare, la coscienza necessita di criteri; essa è interamente dipendente dalla verità.

I comandamenti di Dio sono un gradito aiuto offerto alla coscienza per cogliere la verità e così giudicare secondo verità. I comandamenti di Dio sono espressione della verità sul bene, sul nostro essere più profondo, dischiudendo qualcosa di cruciale a riguardo di come vivere bene.

Anche Papa Francesco si esprime negli stessi termini in "Amoris laetitia" n. 295: "Anche la legge è dono di Dio che indica la strada, dono per tutti senza eccezione".

Fonte: blog di Sandro Magister www.chiesa, 14.11.2016

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